Presto un Resort di lusso, a pochi km da Grottaglie: l’antica masseria l’Antoglia

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Villa Castelli ( 30 giugno2018) – È li bella e austera nonostante i danni subiti dal tempo e dall’abbandono stiamo per scrivere dell’antichissima masseria de l’Antoglia che spicca con la sua austera torre merlata (Antoglietta) di età medievale (XIV secolo),  in agro di Villa Castelli, a pochi kilometri dalla Città di Grottaglie.

Una masseria  con e questa alloggi, frantoio, stalle, granai, neviera (anticamente anche una cappella) in poche parole un vero e proprio agglomerato urbano, oggi è patrimonio di una persona nativa di Ceglie Messapica, in gioventù cittadino grottagliese, anni 52, da 30 anni residente a Modena, dove ha fatto fortuna diventando un imprenditore di successo e oggi, Adriano Annicchiarico ha deciso di investire nella sua amata terra di origine, la Puglia.

Comincia con il diventare proprietario della parte centrale di  questa antichissima masseria corredata dall’austera torre per farne il suo buen retiro, la sua oasi di pace incastonata un appezzamento enorme di uliveti e campi da semina. Arrivando in questo angolo di pace si percepisce un’energia particolare, qualcosa che distende e carica, quasi una magia  che ti avvolge e ti accarezza l’anima e porta a un gran benessere interiore con una sinestesia unica.

Ma questo patrimonio  di grande energia positiva accarezzato  da un’aria pura  non può essere lasciato alla fruizione di un’unica famiglia  andrebbe reso in qualcosa di più importante e se vogliamo differente. Ecco che un  incontro con l’architetto restauratore Francesco Carbotti, professionista di  elevato spessore e quasi coetaneo del nuovo proprietario, diventa la stura per un progetto ambizioso  e dì grande respiro: l’Antoglia. Si pensa subito a un resort di lusso e quindi senza alcun indugio parte il carteggio necessario per poter avviare i lavori, il temuto e famigerato parere positivo della Soprintendenza, del Paesaggistico e permesso a costruire del Comune di Villa Castelli, grazie alla disponibilità del dell’Ufficio Tecnico si è messo a completa disposizione dell’architetto Carbotti, arrivano i pareri positivi necessari dopo che lo stesso Carbotti ha prodotto una montagna di elaborati, e quindi i i lavori partono spediti il 19 febbraio 2018. 

Lavorare con il Carbotti è seguire i suoi  principi inderogabili che lui ama sempre mettere  in premessa prendendoli da un piccolo prezioso manuale del 1849 di John Ruskin (1819-1900) “The seven lamps of  architecture”:

Due doveri si impongono verso l’architettura nazionale; il primo è di rendere storica l’architettura della propria epoca, il secondo di conservare come la più preziosa eredità quella dei secoli passati. Quando si segue questa via, il “ricordo” può veramente chiamarsi la sesta lampada dell’architettura.”

” … Quello che noi stessi avremo innalzato, siamo liberi di abbattere; ma quello che altri uomini hanno compiuto al  prezzo del loro vigore, ricchezza, vita, è loro. I loro diritti non si estinguono con la morte. Questi diritti appartengono a tutti i loro successori.”

”Questi importanti principi sono il fondamento per un architetto restauratore. – ci dice perentorio Carbotti – Nulla può prescindere  da questo e ogni intervento deve mirare a perseguire questo scopo: l’intervento DEVE avere il carattere di “RESTAURO  CONSERVATIVO”, tutti gli interventi avranno come fine ultimo, la restituzione all’antico splendore del Castello Ducale dell’Antoglia.

Ove ciò non fosse possibile, così come prevede il “RESTAURO FILOLOGICO” si provvederà all’integrazione delle parti mancanti, senza snaturare l’essenza stessa del manufatto architettonico, migliorando la lettura estetica del tutto e rendendo funzionale una costruzione abbandonata e deturpata dalle angherie del tempo e degli uomini.

Si utilizzeranno le  metodologie  più innovative e meno invasive consentite dal RESTAURO architettonico. Oltre all’aspetto prettamente architettonico, l’intervento è volto  anche al rispetto dell’ambiente: si utilizzeranno materiali ecosostenibili e biocompatibili. Inoltre mi preme ringraziare il funzionario della Soprintendenza di Taranto, l’architetto Carmelo Di Fonzoper la disponibilità e i preziosi consigli”

Visitando più volte  il cantiere dell’Antoglia., la prima volta, quando i lavori erano appena iniziati, si e avuta subito l’impressione di una partenza spedita, con idee chiare e maestranze all’altezza di questo progetto ambizioso e di sicuro impatto sia dal punto di vista architettonico che economico, dopotutto va detto che non nascono ogni giorno resort di lusso in zone co1ne le nostre e dove sicuramente  si creerà un indotto impressionante di manovalanza e di profili professionali di altissimo livello.

I lavori sono seguiti con grande attenzione  e professionalità dal succitato arch. Carbotti che ne sta curando la progettazione, il calcolo statico e la direzione ai lavori.  Per la progettazione degli impianti elettrici, sempre l‘arch. Carbotti, si sta avvalendo della collaborazione dell’ing Domenico Pappadà, mentre il responsabile per la sicurezza l’arch. Francesco Siliberto, un tris di assi che sta facendo dormire sonni tranquilli al proprietario dell’antico immobile che come si dice: l’appetito vien mangiando, ha preso la decisione di acquisire tutto ciò che è intorno alla torre medievale, per farne un qualcosa di veramente unico,  considerata la secolare età dell’intera masseria  di cui vi raccontiamo in breve la sua storia che è iniziata, appunto alcuni secoli fa.

L’Antoglietta, come già scritto, è una torre di età medievale (prima metà del XlV sec.); fu costruita dalla famiglia Nantolio, discendenti della potente famiglia di matrice normanna De Nanteuil de Chatillon, che attraverso i secoli divennero discendenti del Casato Landoglia ed infine del Casato Dell’Antoglietta, come parte del complesso sistema difensivo di Oria e Francavilla.

La masseria fu ristrutturata e adibita a fortificazione, costruendo una torre merlata dal principe Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, nel XV secolo, e protetta da alte mura di corte (paralupi). La masseria passerà a Giacomo dell’Antoglietta, barone di Monteiasi (da cui il nome Antuglia). Questa, insieme alla fortezza medievale di Monte Castelli, divenne feudo della famiglia Imperiali, che la trasformò in residenza estiva e impiantando, nel territorio, una stazione per l’allevamento di cavalli di razza murgese.

Morto nel 1782, senza eredi, Michele Imperiali, il duca di Monteiasi Gioacchino Ungaro, discendente di Giacomo dell’Antoglietta, acquista la proprietà nell’anno 1792; acquista le masseria di Pezza della Corte e Antoglia, insie1ne alla vasta zona dei Castelli. Il figlio Carlo, suo erede diretto, dà in enfiteusi parte delle terre, per promuovere la piccola proprietà. r terreni vennero concessi in piccoli lotti ai braccianti dei paesi vicini e creando un consistente nucleo abitato intorno al castello sull’antica fortificazione, che fu ristrutturato ed adibito a palazzo ducale.

La masseria/castello è ampliata nel corso del XVTn secolo con la costruzione di stalle indipendenti, di una porta nuova, di una villa rustica, divenendo una contrada. Alla fine del XVIII secolo le merlature ed i cannoni furono rimossi. Nel 1822 parte delle scuderie fu utilizzata per la realizzazione di una cappella, dedicata al Santissimo Crocifisso. Nel 1830 la chiesa venne elevata a parrocchia e consacrata dal vescovo di Oria.

Nel 1900 il Castello venne donato come caserma e scuola. La struttura fu requisita dall’esercito tedesco nella seconda guerra mondiale Successivamente ritornò ad essere una masseria. Oggi è una strutturata in vari edifici, che si estendono su di un fronte di circa 170 metri e si affacciano tutti sulla strada antistante, ognuno di essi era o è tuttora adibito a funzioni specifiche.

Il Castello Ducale, con torre merlata, la parte più antica, è caratterizzata da efficaci strutture difensive; l’ala nuova fu costruita nel tardo ‘800 ed è sempre stata adibita ad abitazione. Il grande capannone, costruito nel ‘700, veniva usato per la conservazione della paglia e la custodia di traini e macchine agricole; era coperto con tegole di argilla cotta.

Il palmento, fino a non molti anni fa, è stato usato per la pigiatura delle uve, non solo dai proprietari ma anche dagli agricoltori della zona. Le case dei coloni furono costruite all’inizio dell’800, quando i terreni della masseria cominciarono ad essere concessi in enfiteusi o venduti, dando così origine alla frantumazione che, a sua volta, porterà al progressivo abbandono e all’attuale deterioramento delle grandi strutture abitative.

Nella prima metà del ‘700, alla struttura originaria furono accorpati il frantoio, le stalle e la neviera.

Oggi tutto questo, come abbiamo su scritto, è destinato a diventare una splendida struttura ricettiva per vacanze di lusso, con mini appartamenti per gli ospiti, una Spa, sala congressi, ristorante, piscine il tutto immerso  in un’oasi di sconfinati e pregiati uliveti, il tutto verrà realizzato nel rispetto dell’antica struttura e dell’ambiente sano e incontaminato che la circonda e l’avvolge.

Il primo lotto dei lavori dell’Antoglia dovrebbe essere completato entro i primi di agosto del corrente anno perché già ci sono le prime prenotazioni per una vacanza di lusso che offrirà questa splendida struttura.

(ndr: le foto aeree sono state fornite dalla Sezione Aerea di  Manovra di Grottaglie della Guardia di Finanza)

 

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Lilli D'amicis

Lilli D’Amicis - giornalista - Arcangela Chimenti D’Amicis, così risulta all’anagrafe di Grottaglie, dove è nata e dal 2010 risiede, dopo un’assenza di quasi 20 anni, ma tutti la conoscono come Lilli D’Amicis, giornalista senza peli sulla lingua, dal 1984 esercita una delle professioni più affascinanti, il giornalismo appunto, un’attività che principia come corrispondente al Corriere del giorno di Taranto, grazie al quale, nel 1986, ottiene l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti di Puglia e da allora comincia una fitta attività in giro per l’Italia, ricoprendo vari ruoli sempre nell’ambito della comunicazione giornalistica. Ha collaborato nei Tg di Videolevante di Taranto, Retepuglia, Trcb e Puglia Tv tutte emittenti del brindisino. A Puglia tv realizza il primo tg fatto dai bambini delle scuole elementari di Brindisi, un successo ed una novità che la portò a Sanremo, in una Convegno nazionale ACLI per parlare di questo singolare esperimento. Poi trasferitasi al nord, a La Spezia, ha iniziato a collaborare con l’emittente televisiva Astro tv ed Uno Tv, nella prima ha realizzato e condotto programmi di approfondimento giornalistico, nella seconda invece ha ricoperto l’incarico di capo redattore, redigendo e conducendo Tg e programmi di approfondimento. A Roma ha collaborato a Il Tempo, redazione cronaca e poi spettacoli. Tornata in Puglia a Brindisi, è entrata a far parte della redazione giornalistica di Ciccio Riccio fm, dove realizzava 7 radio notiziari al giorno, e contemporaneamente teneva due rubriche di spettacolo, sul Corriere del Giorno di Taranto, da lei ideate “Radioascoltando” e “Televisionando”. Nel 1997 fonda un giornale cittadino, il mensile di varia informazione, ZOOM, tutto a colori, formato poket, con una tiratura di 2000 copie, con vendite che hanno toccato le 1500 copie, naturalmente oltre ad editore era anche direttore. Zoom fu all’epoca il primo giornale cartaceo ad avere un sito internet: www.zoomonline.it. Nel 2001 è costretta a chiudere il suo amato Zoom, dove si sono formati alcuni ragazzi, oggi giornalisti locali di talento, la chiusura fu dovuta anche a un furto nella redazione che mise in ginocchio le già magre risorse finanziarie del giornale. Dal 1998 firma le testate giornalistiche dell’emittente radiofonica “Ciccio riccio” e “Disco box”. Dal 2006 è addetto stampa di un Senatore di Puglia e dal 2000 fornisce il servizio di uffici stampa politici. Nel marzo del 2011 fonda un nuovo giornale, ma questa volta è solo on line: www.oraquadra.info e dal 2004 ha un blog di successo: www.tuttoilresto-noia.blogspot.com , già nel titolo è una leggenda, firme di studiosi ed intellettuali locali contribuiscono alla redazione di questo blog che conta una media di 1200 visitatori al giorno. Ha conseguito la maturità scientifica e diploma magistrale, non è riuscita a laurearsi perché il suo tempo oltre che dal lavoro giornalistico è stato impiegato a crescere i suoi due meravigliosi figli, avuti in giovanissima età e ai quali non ha voluto mai far mancare l’affetto del padre, suo marito Oreste, ufficiale della Marina Militare in carriera, sempre in giro per il mondo e lei appresso a lui con Michela oggi giovane avvocato e Giovanni pilota di aerei e istruttore piloti di linea.

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