APERTAMENTE. “Il virus è nella nostra mente” di Novella De Angelis*

Condividi

Da alcuni giorni viviamo la nostra quotidianeità in un’ atmosfera surreale: il Paese Italia si è fermato, come paralizzato.

Un’ organizzazione sociale umana complessa è “ostaggio” di un qualcosa che è molto meno di un microorganismo unicellulare semplice: un VIRUS. Un virus invisibile e sconosciuto che come un alieno subdolamente si è insidiato nel nostro paese, nelle nostre città, nel nostro modo di vivere, di lavorare, nelle nostre abitudini sociali, utilizzando come mezzo di diffusione noi stessi, il nostro corpo attraverso una delle malattie più frequenti e per noi normali a cui non abbiamo mai dato grande peso: l’ influenza. Un virus sconosciuto che ci sta spingendo a rinchiuderci nelle nostre case, ad evitare i contatti sociali e che come tutto ciò che è ignoto, desta in noi curiosità e al contempo, timore e soprattutto percezione di scarso controllo.

Ma la percezione dello scarso controllo, se non la consideriamo accettabile, è l’ anticamera dell’ ansia. Ed ecco che improvvisamente ci sentiamo “a rischio”, minacciati da un pericolo, percepiamo la nostra fragilità umana, riscopriamo la precarietà della nostra quotidianeità.

Il nostro senso di sicurezza viene minato, la nostra facoltà di pensiero logico e razionale si riduce visibilmente a vantaggio di pensieri e comportamenti istintivi che determinano una reazione di freezing, cioè una reazione di congelamento che è una reazione umana tipica alla paura.

E allora eccoci tutti lì, fermi, congelati con il pensiero sul coronavirus, fruitori passivi del bombardamento ossessivo di notizie tra le più disparate prese dalla TV o dai social, notizie più o meno vere, più o meno fondate, ma poco importa perché a livello di pensiero emotivo a noi interessa essere attenti , interessa tenere l’ attenzione alta sulla cosa che ci fa paura, rimuginare, nel tentativo di cercare di controllarla.

Ma….giorno dopo giorno percepiamo che non abbiamo alcuno o uno scarso controllo sul fenomeno, percepiamo le contraddizioni di tante decisioni a livello delle istituzioni perché la labilità del pensiero razionale di questi momenti, ci fa dimenticare che queste azioni non possono essere finalizzate a bloccare la diffusione (cosa impossibile a farsi) ma a limitarla. Per questo diveniamo anche prede succulente di speculazioni politiche…..

Se non siamo molto consapevoli di questi meccanismi psicologici, invece di mollare la presa ( ad esempio spostando l’ attenzione dal fenomeno, informandosi il giusto senza accanimento, verificando le notizie lette o ricevute via wazz app), agiamo comportamenti compulsivi dettati dall’ ansia , come l’ acquisto di flaconi di disinfettante o di mascherine, l’ accumulo di cibo nella dispensa, fino ad azioni di razzismo nei confronti di presunti “portatori” del virus. E non teniamo conto che più tentiamo un controllo su qualcosa che non è controllabile, o lo è solo in minima parte (come lo è la trasmissione di un virus sconosciuto fino a poche settimane fa) più la nostra ansia aumenta….

Se ci riscopriamo così, allora il coronavirus ci ha già infettati: è nella nostra mente.

*Dott.ssa Novella De Angelis psicologa- psicoterapeuta

 

Condividi
Redazione Oraquadra

Redazione Oraquadra

La redazione.

Lascia un commento