Cittadini Liberi e Pensanti: Da sempre sosteniamo qualsiasi iniziativa indirizzata alla chiusura di quella fabbrica della morte

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Ieri il sindaco di Taranto ha, con colpevole ritardo, finalmente emanato un’ordinanza che potrebbe portare alla chiusura dello stabilimento siderurgico entro sessanta giorni, qualora non venissero risolte del tutto le criticità legate alle emissioni inquinanti pericolose per l’intera città.

Oggi la risposta, prevedibile e offensiva di Ilva s.p.a. in A.S.: l’ennesimo ricatto da parte di una struttura che gestisce 1700 cassaintegrati (quei potenziali ex-operai che, in base all’accordo del 6 settembre 2018, sarebbero dovuti essere reintegrati entro cinque anni in un’ipotetica e a dir poco fantasiosa azienda “ambientalizzata”).

Loro, i commissari, impugneranno l’ordinanza, sostenuti da un governo col quale a tavolino orchestrano quotidianamente manovre mirate come sempre ad annullare il futuro di questa città a tutela di uno stabilimento, definito di interesse strategico nazionale, che di strategico non ha nulla se è vero che lo Svimez ha calcolato in 0,2% l’incidenza negativa che la chiusura della fabbrica potrebbe avere sul Pil.

Noi cittadini di Taranto invece vigileremo affinché nessun passo indietro venga fatto.

Siamo stanchi di sentir parlare di una surreale sanificazione di uno stabilimento giunto da troppo tempo ormai alla fine del suo ciclo naturale di vita. L’unico progetto generale che riconosceremo, e a favore del quale il Governo dovrebbe profondere le proprie energie, è quello che pone come primo obiettivo la riconversione economica e sociale di Taranto, attraverso la chiusura di quelle fonti inquinanti e l’utilizzo della forza lavoro del siderurgico nelle opere di smantellamento, decontaminazione e bonifica.

Ciò che serve a questo territorio è superare quegli ostacoli economici e pratici che ci hanno limitati fino ad ora. Abbiamo voglia di condividere strumenti, conoscenze, ed aspirazioni rimaste sommerse per troppi anni. Un’intera comunità ha voglia di costruire e condividere nuovi percorsi d’imprenditorialità, indispensabili per uscire finalmente dalla morsa di quelle attività che per decenni hanno costretto Taranto a rimanere sopita e silente nel proprio involucro fatto di acciaio, polveri e veleni.

Questa è la volontà che impugneremo a gran voce, dinanzi ai commissari di Ilva in A.S., ad Arcelor Mittal e a tutte le istituzioni che cercheranno di ostacolare questo percorso di rinascita già avviato nascita già avviato


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Redazione Oraquadra

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