Magaldi: voci inquietanti da Pechino, Xi Jinping “ringrazia” il coronavirus perche’ maschera la fine della super-crescita e rende la Cina meno minacciosa come potenza

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Il presidente del Movimento Roosevelt intanto attacca il governo Conte: prima mette mezza Italia in quarantena, causando gravissimi danni economici, e poi dice ai turisti che non c’è di che preoccuparsi, visto che è solo un virus influenzale. «Qualcuno dovrà pagare, per questo. E perché invece non chiedere una deroga sui trattati europei, per finanziare il Belpaese?».
Attenti, niente è come sembra: il regime di Pechino – in apparenza, vittima della crisi scatenata dal coronavirus – è in realtà il grande beneficiario politico dell’epidemia che sta mettendo in ginocchio il popolo cinese. Lo afferma Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt: «Proprio grazie all’emergenza sanitaria in corso, Xi Jinping potrà mascherare i deludenti risultati economici attesi ben prima che venisse diffuso il virus. E in più la Cina (flagellata dall’epidemia) ha già cessato di essere percepita come una potenza inarrestabile e minacciosa». Strategia della tensione? Sarebbero stati gli stessi cinesi a scatenare l’epidemia? Magaldi si limita a parlare di «voci inquietanti e autorevoli, benché ancora da verificare». Spiega: «Si tratta di esternazioni riservate, provenienti da chi opera in Cina, e feedback da voci più interne al sistema-Cina».
Secondo Magaldi, esponente italiano del network massonico progressista internazionale, queste “voci” «dicono che, alle autorità cinesi, non è affatto dispiaciuta l’emergenza coronavirus». Autore del saggio “Massoni”, edito nel 2014, Magaldi annuncia che la verità sul caso del misterioso virus sarà raccontata, dopo le opportune verifiche, nel sequel del volume, atteso per il prossimo novembre. Nel frattempo, spiega: nel 1980, l’ala reazionaria della massoneria globale ha inserito la Cina nel gioco economico mondiale, senza pretendere che si democratizzasse. «Non fu sciatteria, ma una precisa intenzione: chi ha consentito al dirigismo cinese, non democratico e liberticida, di espandersi quasi senza limiti, voleva un’involuzione antidemocratica anche per il mondo occidentale».
Fortissima la suggestione, anche subliminale, creata dal nuovo modello di Pechino: se la Cina cresce così tanto, perché non imitarla? Problema: «Si è lasciato che il governo cinese finanziasse le sue aziende, chiamate a competere con quelle occidentali che invece si vedevano private del sostegno pubblico». Beninteso: «Ha fatto benissimo, la Cina, a supportare a livello governativo la sua industria, oltretutto con risultati sbalorditivi: e in questo va imitata. E’ l’Occidente, semmai, che deve tornare a consentire al pubblico di sostenere il privato, permettendogli di competere alla pari coi cinesi. E la stessa Cina deve poter continuare a espandersi, ma cambiando le sue regole: non possiamo pensare che il XXI secolo sia egemonizzato da una potenza non democratica».
Quanto all’Italia, secondo Magaldi «c’è da ridere per non piangere, vista la modalità irresponsabile, sciamannata e sgangherata del governo Conte nel gestire questa supposta emergenza». Prima si crea il panico, imponendo «misure restrittive da Corea del Nord, paralizzando il paese». Poi, quando il governo si è accorto dei danni economici causati dalla sconcertante gestione dell’emergenza sanitaria, «quell’ineffabile cicisbeo di Luigi Di Maio, improvvidamente elevato a cariche ministeriali, ha detto ai turisti: venite pure in Italia, non c’è di che preoccuparsi, visto che il coronavirus è solo una forma influenzale». Si mettano d’accordo, insiste Magaldi: «Questo virus è pericoloso come l’Ebola, tanto da giustificare in Lombardia un regime da peste manzoniana, o è solo un’influenza?». Per Magaldi «siamo alle comiche finali, dopo che sono stati commessi errori su errori, di gestione e di comunicazione: e visto che i danni economici saranno ingenti, non è giusto che a pagare siano solo i cittadini». Meglio sarebbe se l’esecutivo «approfittasse di questa crisi per pretendere da Bruxelles una deroga rispetto ai parametri europei, ottenendo finalmente i fondi per un New Deal “rooseveltiano” in grado di rilanciare l’economia italiana».
 

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Valentina D'Amuri

Laureata in Progettazione e Gestione Formativa nell'era digitale, consegue il Master di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale in concomitanza con il Corso Normale di Stato Maggiore della Marina Militare. Instructional Designer, collabora alla produzione di diversi progetti in ambito civile e militare. "Non chi comincia ma quel che persevera"

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