APERTAMENTE. “Vita batte Vanagloria, uno a zero” di Pina Colitta*

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Sempre più spesso noto che per alcune persone pensare ad impegni ed oneri diversi da quelli che avrebbero programmato per se stessi, per la Loro vita, soprattutto lavorativa, si trasforma in una specie di tragedia.

Il fuori programma, seppure importante e necessario, viene vissuto come una sorta di castigo, con un pesante macigno a cui si deve fare fronte, quasi come vittime costrette dalle situazioni perché invece avrebbero dovuto fare questo e quell’altro per il loro lavoro, unico e impegnativo, per i loro impegni improrogabili e straordinari. Si, oggi mi rivolgo proprio a Voi che lavorare con sacrificio rinunciando al tempo di passeggiare, di leggere, di godere di una buona ora di sole ed aria nel parco più vicino, rinunciando a vivere serenamente i vostri affetti “senza cronometro”.

A Voi che avete moltissime spese da affrontare per cui il Vostro lavoro, seppur estenuante, è assolutamente necessario!!! A Voi che non potreste fare altrimenti per pagarVi ogni tipo di aiuto per riuscire a vivere la vostra vita quotidiana, per tenere in ordine la vostra bella casa, per comprare questo e quello ai vostri figli, spesso lasciati soli per il Vostro “poco tempo”. Si proprio a Voi che non trovate il tempo per organizzare i Vostri armadi trabordanti di abiti firmati e costosi. E come non dover fare fronte a tutto ciò ? Il Vostro impegnativo e splendido lavoro lo richiede e come non viversi il “piacere” di una vita impegnativa di stress, di attentività continua che vi fa essere “speciali”, “unici guerrieri” che si nutrono ogni giorno dei loro estenuanti impegni.

Voi, il popolo di coloro che agli occhi del mondo devono essere i veri “eroi” a cui non è permesso ammalarsi, a cui non è permesso stare a casa in panciolle per godersi un pomeriggio di pioggia e leggere un libro. Voi e solo Voi siete il popolo che porta avanti la Nazione, che non ha il permesso di andare a trovare un amico in difficoltà ma che poi con un bel vestito, in serata, può essere in prima fila a teatro per ascoltare la Boheme o per fare solo presenza per l’umana società, ma spesso con la testa altrove, pensando ad un bilancio sfalsato, al proprio capo problematico, al figlio che in quel periodo non sa cosa vuole, al compagno/a che vorrebbe ma non ha….

Voi così pieni di vita e di salute che non avete tempo per quella vita e quella salute, Voi che non avete il tempo per godervi un raffreddore al calduccio, Voi che pensate solo che un mal di testa si risolve con una compressa, sempre più efficace negli anni, e non con un sano riposo.

Voi che non vi date tregua, instancabili e indefessi lavoratori. Voi si che, seppure inconsapevoli, invece siete un’offesa a chi tante cose non le può fare, a quella persona che vorrebbe anche viversi il proprio malessere fisico confrontandosi con il mondo e spesso non può. Eppure quella persona che ora si vive tale offesa ha sempre lavorato, ha pensato ai figli, è stata sempre attenta al prossimo. Dove ha sbagliato se ora non può viversi il quotidiano e non può fare ciò che le è congeniale, ciò per cui proverebbe piacere ?

Si, amici cari, chi ha una malattia cronica ed autoimmune tante cose non può fare, tante cose semplici e necessarie, come un lavoro che ama, come stare con la gente, come entrare in un luogo affollato per ascoltare un concerto. Ciò le è proibito per salvaguardarsi quando non ci sono cure, rimedi e quando non c’è sicurezza. Si, sicurezza quella di cui in questi giorni si parla tanto. Parola che dal latino “sine cura” cioè senza cura perché nessuno ce la garantisce se non noi stessi questa benedetta “sicurezza”. Allora chi ha una patologia delicata dovrebbe vivere in una specie di limbo protettivo ?! Eppure, in nome della vita, si sforza di esserci, per non sentirsi fuori da questo mondo così pieno di Voi che potete fare, che potete godere anche di una giornata ventilata senza alcun timore, di voi che potete godere di una distesa di sabbia al sole, di Voi che invece, così egoisticamente presi dal Vostro primeggiare, dal Vostro dimostrare di essere unici e insostituibili nel Vostro lavoro, dimenticate ciò che importa davvero, la semplice vita. E non si è mai preparati quando la Vostra unicità si trasforma in malattia, quando Vi trasforma, per forza di cose, in un numero quello del verbale d’invalidità. E quel numero, potrà primeggiare solo sulle prescrizioni mediche per i controlli continui, quel numero diventa la Vostra vera identità e ciò che siete stati non ha più senso. La Vostra Unicità è solo un lontano ricordo anche per Voi.

Il vostro essere indispensabili era solo una Vostra stupida convinzione per trascinarVi nella frenetica corsa alla realizzazione. Pensate al Vostro oggi, ai Vostri affetti, curateli e non dimenticateli in un angolo remoto della Vostra mente perché Voi lavorate, perché Voi siete impegnati ed unici. Soprattutto accogliete con amore le Vostre fragilità.

Se fate ciò vuol dire che davvero Vi amate.

*già docente di lettere

 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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