Il doveroso ricalcolo del “Senso della Misura”. La lezione magistrale del CoronaVirus di Mauro Minelli*

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Il CoronaVirus responsabile della COVID-19 – al pari di quello dell’influenza, della SARS o dell’epatite C – è un virus a RNA. Cioè utilizza come materiale genetico un filamento singolo di RNA e ha dimensioni comprese tra un minimo di 80 e un massimo di 160 nanometri. Il NANOMETRO (nm) è una unità di misura che corrisponde alla milionesima parte di un millimetro o, se volete, alla miliardesima parte di un metro. Già solo il globulo rosso umano è, rispetto al coronavirus, un gigante ciclopico considerando le “mastodontiche” dimensioni del suo diametro, più o meno pari a 7,5 micrometri. Un micrometro (µm) equivale alla millesima parte di un millimetro, ovvero alla milionesima parte di un metro. Quindi in 1 micrometro ci stanno 1.000 nanometri; ragion per cui considerando, per esempio, l’ampio diametro dei forellini di cui è composto il filtro delle ordinarie mascherine anti-contagio, davvero non saprei contare quanti coronavirus sarebbero in grado di attraversare senza impedimenti quei dispositivi andati a ruba in questi giorni e con i quali dovremmo proteggerci dall’aggressore.

Alla luce di tali premesse e rileggendo la storia di queste ultime settimane, ci accorgiamo, pertanto, che un’entità delle dimensioni della milionesima parte di un millimetro si è rivelata capace:

– di mettere in ginocchio gli operatori del mondo del turismo che rischiano nel prossimo trimestre di vedere, per i soli viaggi in Italia, circa 22 milioni di presenze in meno con una perdita stimata intorno ai 3 miliardi di euro (dati ufficiali di Confturismo);

– di far perdere a tutti la bussola del corretto orientamento scientifico nel momento in cui, per esempio, qualcuno, pur di non rinunciare ad una già vacillante leadership mediatica, dispone la frettolosa pubblicazione di un instant book nel quale correla ad una sindrome simil-influenzale di origine virale niente meno che l’epidemia della peste (che, tra l’altro, è di origine batterica);

– di portare alla ribalta internazionale, con la forza impetuosa ed impietosa di una cronaca insana, l’insostenibile fragilità di un modello di convivenza che, sotto la spinta di un incontrollabile allarmismo, ha rivelato un infantilismo sociale insospettato, pernicioso e più che mai “virale”. Un disorientamento totale nel quale si è scomposto e diluito il ruolo cruciale di chi, soprattutto all’esordio della vicenda, avrebbe dovuto avere il compito e il dovere istituzionale di assumere, con rigore e fermezza, decisioni univoche, centralizzate, fondate su rassicuranti certezze piuttosto che sui divergenti boatos di tanti strilloni;

– di renderci ridicoli, oltre che impresentabili al mondo civile, nel momento in cui definiamo – a cura di un’influente autorità istituzionale padana – “zozzona” e “mangiatrice di topi vivi” la popolazione che, da sola, muove il 40% del turismo mondiale. Non oso immaginare quel che potrebbe accadere se davvero questo virus bizzarro, piuttosto che essere originario della popolosa provincia cinese di Hubei, fosse – come sembrerebbe trasparire da alcune ipotesi – nato, cresciuto e pasciuto in Padania; quindi – secondo alcune voci sempre più insistenti, ma da verificare – non un agente importato da topi e pipistrelli cinesi, ma un virus “domestico”, tutto italiano, capace di generare una sindrome simil-influenzale di scarsa nocività mortale se non per le già nota persone “a rischio”. Aspetteremo di ricevere conferme più rassicuranti da questo impressionante vortice di dati non sempre fondati e compiutamente provati. Al di là di tutto, però, una cosa è certa: un “nano-scricciolo” grande quanto la miliardesima parte di un metro in pochissimi giorni ha minato le fondamenta di tutte le nostre certezze, ha profondamente modificato le nostre abitudini, ha compromesso le nostre attività e alterato i nostri programmi; ha messo in discussione ruoli e competenze; ha fatto vacillare molte nostre convinzioni; ha dettato i tempi delle nostre agende; ha stabilito scadenze e ritmi che pensavamo dipendessero totalmente da noi e dalle nostre inviolabili priorità. E se tutto questo sta nella milionesima parte di un millimetro, beh, forse il coronavirus qualcosa dovrebbe avercela già insegnata, ben al di là di ogni iperbolica fobia!

*Immunologo clinico e Professore straordinario di Igiene generale e applicata

 

 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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