Il virus nella nostra mente di Novella De Angelis*

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 L’ emergenza sanitaria che ha colpito il nostro Paese ci sta costringendo a modificare abitudini e stili di vita. Ci stiamo interrogando (e anche preoccupando) molto sugli esiti che questo avrà sulla nostra economia. Ma qual è l’ impatto di questo fenomeno sulla nostra psiche? Cosa accade dentro di noi quando ci viene imposto di adottare comportamenti che, se manifestati da qualcuno in condizioni sociali di normalità, sono considerati psicopatologici?

L’ evitamento sociale, l’ accanimento nel lavaggio delle mani, nella pulizia di superfici e maniglie, l’ evitamento di contatti fisici ravvicinati e a livello di pensiero il “timore di contaminazione o contagio”, sono tutti sintomi che appartengono a quadri psicopatologici tipo le psicosi o il disturbo ossessivo-compulsivo, oppure ad altri quadri dello spettro dei disturbi d’ ansia.

Ci sono persone cioè, che stabilmente adottano questi comportamenti che rappresentano la manifestazione di un profondo disagio psichico.

Adottare su richiesta questi comportamenti per un tempo imprecisato (non sapendo ancora quanto durerà questa fase di emergenza che verosimilmente potrebbe protrarsi per diverse settimane ) ha inevitabilmente l’ effetto di procurarci emozioni negative. Ansia, tristezza, angoscia, senso di costrizione, rabbia sono le emozioni che in questa situazione potremmo sperimentare tutti. Nonché un senso di confusione e disorientamento rispetto ad una situazione che ci appare surreale e a comportamenti che avvertiamo come innaturali, e dei quali non abbiamo una immediata percezione di efficacia , essendo questa una battaglia contro un nemico invisibile.

La riduzione della libertà personale, la limitazione della propria autonomia, l’ isolamento sociale rappresentano per l’ essere umano una perdita simile ad un lutto.

Stiamo attraversando quindi, una fase di stress psichico non indifferente, che richiede una notevole capacità di adattamento e di resilienza: cioè la capacità di resistere ad uno stress e di adattarsi ad una situazione uscendone abbastanza indenni, se non rafforzati da una prova così importante. Le nostre peculiarità caratteriali e di personalità ci dicono molto su come reagiamo in una situazione di emergenza.

La difficoltà ad adattarsi a questa situazione potrebbe manifestarsi in vari modi. Le modalità più frequenti che denotano una difficoltà in questi giorni sembrano essere le reazioni di negazione o quelle di chiusura eccessiva, oppure di panico.

Nel caso della negazione del problema si assiste a quei comportamenti di rifiuto del problema: “non è grave”, “si sta esagerando”, “è una semplice influenza”, quindi si continua a fare tutto quello che si faceva prima come se nulla fosse, salvo scontrarsi con i limiti che vengono dal ritiro degli altri (ad es. organizzo una gita, ma nessuno aderisce, oppure vorrei continuare ad andare in palestra, ma questa chiude). In questi casi lo sconforto, il senso di frustrazione e la rabbia sono predominanti.

Se predomina la paura si verifica una chiusura eccessiva, dimenticando che è vero che tante cose non si possono fare, ma tante altre è possibile farle.

Oppure si può avere una reazione di panico, come quella che appare aver guidato masse di cittadini che sono letteralmente fuggiti dalle zone rosse, ignorando le indicazioni degli organi competenti.

La variabilità delle risposte emotive dipende anche dalla nostra “percezione del rischio”: cioè da quanto e come percepiamo il rischio legato al contagio, e da quanto siamo centrati su noi stessi e la nostra individualità, o al contrario siamo sinceramente altruisti e ci preoccupiamo anche del bene comune.

Ecco qualche consiglio:

In situazioni di emergenza spesso la percezione del rischio è alterata, non obiettiva e allora è corretto attenerci alle misure che ci vengono richieste e non prendere iniziative personali o fare valutazioni soggettive.

Ricordiamoci poi, che è normale provare disagio a seguito del cambiamento delle proprie abitudini individuali e sociali. È normale inizialmente sentirsi stressati dal rallentamento delle nostre giornate. Sentirsi demoralizzati e tristi a causa dell’ isolamento sociale. E’ normale sperimentare apprensione e ansia per una situazione dai contorni incerti e imprevedibili.

Proviamo a riscoprire il piacere del rilassamento, e del “rallentamento”.

Cerchiamo di riscoprire l’ importanza del tempo libero da impegni fissi (cosa che ci insegnano bene i bambini) , magari riscoprendo o scoprendo il piacere di alcuni hobby, passatempo da fare in casa da soli o con la famiglia.

Ricordiamo che è possibile uscire e fare svariate attività all’ aperto da soli o in compagnia (pur nel rispetto delle regole che oramai conosciamo bene)

E dulcis in fundo (elogio della pazienza) ricordiamo che quello che stiamo vivendo è una parentesi. Si è aperta, ma prima o dopo si richiuderà. (* dott.ssa Novella De Angelis – Psicologa-Psicoterapeuta)

 

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Redazione Oraquadra

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