Il Covid-19 e la minaccia del bioterrorismo di Salvatore Savoia*

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È possibile teorizzare una connessione tra il Covid-19 e il bioterrorismo? Il panico planetario a cui stiamo assistendo ha qualche legame con la pratica del terrore adoperata da organizzazioni terroristiche?

Uno degli scopi del bioterrorismo è quello di produrre panico ed isteria collettiva attraverso la creazione in laboratorio di agenti biologici (virus, batteri o tossine) e la loro successiva diffusione. E sicuramente in questi giorni le reazioni degli italiani e non solo al Coronavirus risultano essere talvolta irrazionali: l’assalto ai supermercati e la “fuga” dalle “zone rosse” ne sono una evidente dimostrazione. La diffidenza nei confronti dell’altro con gli inviti legittimi a tenere comportamenti che contengano in qualche modo il contagio, la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, dei pub, degli impianti sciistici, dei cinema, dei teatri e, in generale, dei luoghi di aggregazione concorrono a creare la paura e il terrore. Che gli italiani, e non solo, siano ostaggio del panico è ormai un dato di fatto.

Il collegamento del Coronavirus al bio-terrorismo potrebbe essere più di una semplice ipotesi. È un caso che il Coronavirus si sia diffuso proprio in Cina, una delle principali potenze commerciali del pianeta? Il virus si è diffuso, infatti, in maniera planetaria toccando quasi tutti i continenti. Al momento risultano “indenni” i Paesi dell’America Latina e molti Stati africani. Nel 2015, il prof. Viroj Wiwantitkit (Hainan Medical University – China), nell’articolo “New atypical infuenza: possible trend for bioterrorism” pubblicato sul Journal Bioterror Biodef, metteva in guardia sul pericolo globale di una influenza atipica e sulla correlazione con il bioterrorismo. Scriveva: “Within the few years, many new atypical influenza infections emerge around the world and become the important public health issue” (Nel giro di pochi anni, molte nuove infezioni atipiche influenzali emergono in tutto il mondo e diventano un importante problema di salute pubblica). Sono passati appena cinque anni e il Coronavirus, che inizialmente si presenta come una influenza, sta sconvolgendo gran parte del pianeta.

Nello stesso articolo vi sono riferimenti anche al food terrorism. A proposito della diffusione del Coronavirus, si pensa che il Covid-19 si sia sviluppato, attraverso mutazioni, nei mercati di animali selvatici destinati comunque ad un uso alimentare.  Solo coincidenze tra quanto asserito dal prof. Viroj Wiwantitkit e il Coronavirus? Quali potrebbero essere gli effetti dell’isteria collettiva e del panico che si stanno ingenerando? Innanzitutto, i temi della comunicazione sociale si sono spostati, direi comprensibilmente, verso l’universo del Coronavirus: diffusione del virus, statistiche sui decessi e sui ricoveri, provvedimenti adottati dai vari Governi. Cambia anche l’impiego delle forze dell’ordine e delle forze militari adibite sempre più massicciamente ad operazioni di controllo dei provvedimenti adottati per contenere il contagio. Di conseguenza, potrebbero risultare più vulnerabili nuovi “obiettivi sensibili”, che non sono più gli edifici istituzionali, ma gli ospedali. D’altronde, il bio-terrorismo colpisce uno Stato non dall’esterno, ma dal suo interno. Nel caso degli Stati Uniti, il vero bersaglio di un attacco bio-terroristico potrebbe essere proprio quello di colpire un sistema sanitario altamente selettivo nell’accesso alle cure mediche. D’altronde, il modo migliore per colpire una democrazia è di svuotarla dal suo interno, a partire dalle restrizioni alle libertà.

Ancora: è un caso che in questi mesi siano diminuiti gli attentati terroristici? Il Coronavirus potrebbe essere la micidiale combinazione del biological terrorism e del food terrorism: da qui, probabilmente, le stringenti misure adottate dai vari Governi.

* Nel 2018 Visiting Scientist Max Planck Institute for Foreign and International Criminal Law (Freiburg i. Br.)

 

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Redazione Oraquadra

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