APERTAMENTE. “Le pulizie di primavera” di Pina Colitta

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E penso, penso… 

Quanto penso tra una chat, una telefonata, un improvviso ricordo venuto fuori dal nulla. Sono sul divano mentre ascolto l’assordante silenzio di questa serata. Intorno a me, tutto tace, la finestra è aperta …. Dalla strada nessun rumore, solo un silenzio assordante rotto dal vociare di un bimbo che fa i capricci prima di andare a dormire e poi di nuovo silenzio … Non ho mai amato il tic tac dell’orologio ma questa sera lo ascolto ed in questo silenzio mi sembra una dolce cantilena. Ascolto lui, ascolto i miei pensieri, ascolto il mio respiro e poi di nuovo lui, il mio orologio. Si lui, lui che segna questo tempo interminabile, questo tempo che si nutre di tempo. Sono qui, immobile sul divano ed ogni tanto guardo il mio cucciolo, è accanto a me. Lui dorme beato e non conosce questo tempo. In questo immobilismo, il mio pensiero diventa sempre più insistente, sempre più chiaro, il pensiero del tempo.

Ecco mi dico, è questo il tempo del silenzio, il tempo di darsi tempo, il tempo di contare i minuti interminabili del nostro vivere, minuti che diventano ore e poi giorni. Mi spavento, pensando al tempo che corre e a me, qui immobile su questo divano, in compagnia di lui, si proprio di lui, del tempo, del silenzio … Eppure mi dico quanto è rumoroso questo tempo!!  E poi penso, come non potrebbe esserlo, se l’attesa, l’ansia, i pensieri che corrono all’impazzata, non facessero tanto frastuono, creando tanta confusione. Loro, i pensieri, si rincorrono negli spazi angusti di questa casa e si trasformano in realtà infinite che vanno oltre ogni possibile immaginazione, annegando qualsiasi umana ragione. Mi chiedo, perché questi pensieri ribelli portano le nostre menti dove non vorremmo? Perché ci indicano solo la via dell’incertezza verso realtà in cui regna l’ignoto, lo sconosciuto? Non c’è una risposta, mi dico, oggi no ma domani il tempo darà la sua. 

E allora perché intanto questo orologio, oggi, continua a segnare questo tempo che mi rende fragile, mi rende vulnerabile, mi rende un nessuno che avrebbe tanto da dire? Non c’è una risposta, semplicemente non può, non deve raccontare ora.  Bisogna solo aspettare, qui, su questo divano in un immobilismo sconosciuto, mentre lui, il mio orologio inesorabilmente segna il tempo. Ed io penso …. Ecco domani è arrivato il mio tempo, quello delle “pulizie di primavera”.

 

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Valentina D'Amuri

Laureata in Progettazione e Gestione Formativa nell'era digitale, consegue il Master di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale in concomitanza con il Corso Normale di Stato Maggiore della Marina Militare. Instructional Designer, collabora alla produzione di diversi progetti in ambito civile e militare. "Non chi comincia ma quel che persevera"

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