APERTAMENTE. “Cominciare” di Pina Colitta

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“L’unica gioia al mondo è cominciare. E’ bello vivere perché è cominciare, sempre, ad ogni istante.”
Cesare Pavese

Non è facile pensare di ricominciare quando si è travolti da una terribile “burrasca” che sta coinvolgendo ogni aspetto della nostra esistenza. Eppure c’è sempre un modo per venirne fuori e per ricominciare. 

E’ indubbio che ci sono persone maggiormente predisposte ad avere forza d’animo perché aiutati da alcuni tratti delle personalità che evidenziano forza e capacità di reagire agli eventi. 

Se dovessimo creare una scaletta di attributi per essere resilienti e ricominciare, potremmo azzardare di mettere in alto, al primo posto, la Personalità che può consentire ad ognuno di noi di assumere atteggiamenti positivi, rifiutando l’etichetta di sfortunato e di vittima. E’ lei, la personalità, che contribuisce a vedere la vita come qualcosa dalla quale trarre il meglio per cui qualsiasi evento potrebbe essere considerato un punto di partenza dal quale ricominciare a costruire. Ciò vuol dire che rivangare un passato che non c’è più e soffermarsi sulle disgrazie presenti, ipotizzando un futuro incerto, non permetterà mai un recupero obiettivo del presente e la possibilità di notare i fattori positivi esistenti in esso. Mi direte, c’è poco da essere ottimisti “nei tempi del Coronavirus”. Ottimisti no ma resilienti si!!! Se dobbiamo volgere il nostro pensiero ad un passato che ci possa sostenere, sicuramente in questo passato dobbiamo ripescare le figure che hanno avuto su di noi una importante influenza affettiva oppure quelle figure di riferimento per cui, fin da piccoli sono state per noi un sostegno, la mamma, la nonna o addirittura una figura educativa, e perché no, una figura amicale. E’ a loro che dobbiamo la nostra forza d’animo e a loro che va il nostro pensiero per recuperare, nella difficoltà del presente, le nostre salde radici. Ciò crea un forte sostegno alla nostra psiche per vivere i nostri interessi, in apparenza sopiti, considerati portatori di una socialità soddisfacente al di fuori delle mura domestiche, come unici possibili. Possiamo addirittura ipotizzare le attività sportive, gli interessi legati alla musica e alla recitazione, al ballo, al volontariato, come una zona franca in cui ritemprarsi e accumulare energie anche nei nostri ristretti spazi abitativi. Organizzare il nostro quotidiano di oggi in modo tale che ogni spazio della nostra dimora diventa uno spazio etero sociale dove insieme alle attività scolastiche, attività lavorative, attività domestiche ed attività del tempo libero, possiamo creare ordine e disciplina in una vita che oggi, per una serie di eventi negativi, si ha l’impressione si svolga all’insegna del disordine e casualità. In questo ci aiuta, sicuramente il contatto con gli altri, attraverso le telefonate, i messaggi, come un ottimo modo non solo per condividere informazioni serie e ludiche ma anche per sentirsi parte di un gruppo, in cui la comunione virtuale può essere viatico di una serie di gratificazioni, anche a livello domestico, per la foto condivisa di una ricetta, per uno scambio di consigli ed opinioni di carattere politico e culturale. Questo contatto virtuale, con il patrimonio di situazioni che potrebbe portare, ci aiuta a mantenere un buon livello di autostima anche quando le cose non vanno per il verso giusto. Si configura, in questo modo, una piazza virtuale dove “ad personam” ci si scambiano video, foto, riflessioni e si evita, nel solipsismo forzato, di divenire apatici perché frustrati dallo scarso rendimento nella vita sociale e lavorativa. Una presenza si, virtuale, che però diventa condivisione, diventa ascolto, sorriso, percorrendo quasi naturalmente la via della resilienza per schivare questo vortice che ci ha trascinati in una dimensione quasi surreale. E il miracolo si compie per cui ci sembra di frequentare un’associazione, un centro sportivo, il mercato locale,  in cui ognuno, a seconda dell’identità dei propri contatti, coltiva i suoi interessi ed esercita se stesso al confronto, alla comunicazione come se ci si ritagliasse del tempo per uscire dal nostro nucleo familiare, per incontrare i nostri amici o coloro che hanno i nostri stessi interessi. Ma c’è un miracolo più grande ed è quello per cui noi viviamo questa piazza virtuale come un momento solo per noi, una sorta di dono che ci siamo meritati nella serena consapevolezza di essere stati, presenza e tempo, per la nostra famiglia, per i nostri cari, Si, i nostri cari che oggi, e mai come oggi, incontriamo con frequenza ed abitualmente in una dinamica di ascolto e comunicazione del tutto nuova, del tutto sorprendentemente vera, perché “costretti” a condividere quegli spazi che ci sono sembrati, inizialmente, così tanto piccoli ed angusti. E qui che si crea un terreno fertile per nuove fiducie, per nuove resilienze, per nuove configurazioni di noi stessi positivi, al punto da sentirsi, nonostante tutto, persone sicure e serene. E qui il miracolo grandissimo, iniziare a vivere questo oggi come il nostro abitudinario oggi, in un microcosmo in cui iniziamo a sentirci bene, a sentirci in sintonia, in empatia con le mura domestiche, con i nostri oggetti in una visualizzazione macroscopica pur vivendo nel nostro protetto e piccolo mondo. In una situazione come questa, ribadisco, non si può prescindere dai fattori della personalità che potranno influenzarci per raggiungere un risultato soddisfacente. Ma sicuramente nel proprio nido, fuori dai riflettori di questa nostra società che spesso giudica, condanna e non perdona, molti, curiosando nella vita degli altri, virtualmente, potranno riscoprire una parte di sé, simpatica e spiritosa, audace nel manifestare un proprio pensiero, dandosi la possibilità di non isolarsi e di poter contare sempre su tanti amici. La solitudine, figlia della nostra modernissima società che corre all’impazzata per conquistare sempre più spazi nel mondo, ha spesso portato all’isolamento e al non trovare l’altro disponibile all’ascolto. Eppure i fattori della vita, estremamente negativi, di portata mondiale, come quello di oggi, possono rappresentare sicuramente un’opportunità per recuperare quella parte di sé che non vuole emergere per paura di esporsi al giudizio. E come potrà mai emergere? Semplicemente perché oggi troverà quel qualcuno, costretto all’immobilismo, prima in corsa verso mete sempre più irraggiungibili, ora disposto ad ascoltare e non a giudicare.

 

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Valentina D'Amuri

Laureata in Progettazione e Gestione Formativa nell'era digitale, consegue il Master di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale in concomitanza con il Corso Normale di Stato Maggiore della Marina Militare. Instructional Designer, collabora alla produzione di diversi progetti in ambito civile e militare. "Non chi comincia ma quel che persevera"

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