Conca*: “Fare i tamponi alle categorie a rischio a prescindere dai sintomi. Subito!”

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Come al solito in Puglia facciamo i furbi. I politici hanno sempre saputo che il loro mestiere non è quello di convincere gli scettici, o quelli che ragionano e sanno fare da conto, ma di permettere ai creduloni di continuare a credere quello che vogliono fargli credere. È il loro mestiere e lo fanno assai bene, ma ormai il “Re è nudo”, per citare una celebre fiaba di Andersen.
Emiliano ci deve spiegare come mai nella regione benchmark, l’Emilia Romagna, la stessa che lui prende sempre a riferimento per far notare che in Puglia abbiamo 15 mila addetti e 700 milioni di euro di riparto del FSN in meno, hanno già fatto più di 30 mila tamponi pur essendo partiti dopo con le ordinanze regionali, comunali e le emergenze. Come mai noi ne abbiamo fatti, solo, poco più di cinque mila pur essendo partiti con due settimane d’anticipo? Come mai loro, alla data del 22 marzo 2020, hanno diagnosticato 7555 positivi e noi solo 786? Come mai, sempre ieri, gli emiliano-romagnoli avevano fatto 3402 test in più rispetto al giorno prima che erano già alcune migliaia e noi solo 573, che sono esattamente 265 tamponi in meno rispetto ai pochissimi 828, effettuati sabato 21 marzo u.s.? Come mai in Emilia Romagna forniscono anche il numero dei pazienti seguiti a casa, esattamente 3226 alla data di ieri, e noi non sappiamo quanti sono i nostri?
Non sarà perché l’Emiliano pugliese vuole andare a fare il virtuoso a chiacchiere dalla D’Urso, e chi per lei, con numeri che farebbero arrossire anche i più famosi virologi cinesi e coreani? Eviterò di riportare il numero esatto dei posti ospedalieri Covid19 predisposti dall’Emilia Romagna, ma sappiate che già oggi sono il triplo dei nostri. Ma davvero Emiliano pensa di affrontare così il picco massimo, edulcorando la realtà a suo uso e consumo? Oppure state cercando di depistare il nemico invisibile?
Non ci vuole la laurea in scienze matematiche o statistiche per capire che meno tamponi fai e meno positivi riscontri. I numeri non mentono. ‘Mica’ abbiamo tutti l’anello al naso? Ma davvero il presidente/assessore Emiliano pensa che importare l’epidemiologo pisano e l’anestesista bolognese sia sufficiente? Alla faccia dei nostri tanti validi professionisti che si vedono come sempre scavalcare da luminari d’oltre Tevere e da un sistema immeritocratico e clientelare. Ma se erano così bravi, la domanda mi sorge spontanea, perché la Toscana e l’Emilia Romagna, che al contrario nostro stanno facendo tamponi a tappeto, se li sono fatti sottrarre senza battere ciglio?

I tamponi dovrebbero esser fatti anche a coloro che non hanno sintomi ma sono stati in contatto con positivi. Siamo arrivati all’assurdo che oggi ci vuole la raccomandazione per farselo fare, il tampone, ma stiamo scherzando? Vogliamo capirlo che i maggiori vettori sono i positivi asintomatici che non sanno di esserlo e neanche lo portano scritto in fronte? Vogliamo capirlo che i luoghi dove è più facile contrarre il Covid19, paradossalmente, sono gli ospedali e le strutture sociosanitarie?

I tamponi dovrebbero esser fatti a tutti, soprattutto agli operatori sanitari che sono da preservare per non fare collassare il sistema e perché sono al fronte, partendo proprio da chi sta in trincea e a contatto con pazienti, parenti e colleghi. Dovrebbero essere fatti anche alle forze dell’ordine, ai giornalisti perché sono coloro che raccontano le storie direttamente dalle zone più calde ed io aggiungerei anche agli operatori dei supermercati dove tutti noi andiamo ad approvvigionarci di cibo. Sapete perché andrebbero fatti? Perché gli operatori devono sentirsi monitorati e attenzionati per dare il massimo e per non lasciarsi prendere dal panico di poter infettarsi o, peggio ancora, infettare i propri cari.

Sui dispositivi di protezione individuale non mi dilungo oltre, ma la cosa più ridicola voglio stigmatizzarla. I governanti italiani, a tutti i livelli, anziché vergognarsi per non essere in grado di autoprodurre DPI, si vantano dell’elemosina ricevuta dal reato del mondo…starvene zitti e risolvere, no?

 

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Valentina D'Amuri

Valentina D'Amuri

Laureata in Progettazione e Gestione Formativa nell'era digitale, consegue il Master di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale in concomitanza con il Corso Normale di Stato Maggiore della Marina Militare. Instructional Designer, collabora alla produzione di diversi progetti in ambito civile e militare. "Non chi comincia ma quel che persevera"

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