Covid-19, ANAAO: “Anche nell’ASL di Taranto i nodi vengono al pettine e le criticità evidenziate, in parte, rimangono”

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I politici, hanno sempre saputo che il loro mestiere non è quello di convincere gli scettici, ma di permettere ai creduloni di continuare a credere quello che vogliono credere. È il loro mestiere e lo fanno assai bene ma ormai il “Re è nudo”, per citare una celebre fiaba di Andersen.

Dal Direttore Generale dell’ASL Napoli 1 che taccia medici, che lavorano per poco più di 2000 euro al mese, di essere “vigliacchi” al Governatore pugliese che, senza il tempo di accertare i fatti, espone alla pubblica gogna “l’untore di turno”, forse per coprire tutte le inefficienze che si stanno rivelando nel momento di crisi, ai parenti che denunciano i medici “eroi” perché è morta la parente quasi novantenne.

Anche nell’ASL di Taranto i nodi vengono al pettine e le criticità evidenziate, in parte, rimangono. Quella che sembra essere una svolta “suggerita” dai Sindacati, con il Moscati completamente svuotato dai reparti non coinvolti nella battaglia con il COVID-19, ha evidenziato una programmazione che non sembra mostrare criteri di tempestività. La necessità di modificare il percorso programmato, alla luce delle critiche e dei suggerimenti esposti dalle OO.SS., sembra aver lasciato poco tempo. Per esempio, trasferendo per tempo il reparto di Medicina, non certo i pazienti ma solo il personale, al Moscati si sarebbero potuti evitare i rischi connessi al perdurare di ricoveri sospetti al “SS. Annunziata”, che, ribadiamo, usano percorsi e servizi come la radiologia, comuni, oltre che, forse, risparmiare i costi connessi al trasferimento del Reparto di Oncologia ed Ematologia presso strutture private, che dubito stiano offrendo gratuitamente i loro servizi, utilizzando i posti letto resi disponibili dal trasferimento della Medicina e dall’eventuale accorpamento di due chirurgie così come suggerito dalle OO.SS..

I numeri sui contagiati variano in base alle fonti, ufficiali o no, difficilmente controllabili. Le ultime notizie “ufficiose” parlano di un infermiere, della dialisi di Castellaneta, positivo al test. Questo mentre le modalità di trattamento dei dializzati, in quella che viene definita dai nefrologi, “zona grigia”, ovvero sospetti ma non sicuri, non vengono accettate, sembra per l’opposizione di un Capo Dipartimento tuttologo. Cosa che se fosse vera sarebbe gravissima. Diverse perplessità vengono segnalate sulla presunta inefficienza delle procedure di bonifica della stanza utilizzata al “SS. Annunziata”per i sospetti. A questo punto è obbligo chiedere al Direttore Medico di accertare se è vero che l’apparecchio per tale bonifica è rimasto chiuso nei locali della Direzione, essendo Domenica, o se è l’ennesima fake news. Qualcuno si è chiesto cosa succederebbe ai pazienti che non possono non essere dializzati se i locali diventassero inagibili? Altro grosso interrogativo: è vero che il medico competente, su richiesta dell’interessato, ha scritto a un medico della Nefrologia in servizio a Castellaneta, di lavorare fino al risultato del tampone effettuato? E se fosse positivo, cosa è successo nei giorni di attesa. Nel frattempo non arrivano comunicazioni, se non quelle Regionali, sul percorso e le modalità da seguire. Provate a chiamare il Dipartimento di Protezione che sembra indirizzare tutti all’ASL salvo che la Direzione Medica reinvia il tutto al Dipartimento Protezione. Vero? Fake news? Chi deve fare i tamponi a domicilio? Questa segnalazione è arrivata da un’infermiera, negativa al primo tampone, in quarantena in casa con il marito positivo. Come deve fare a sapere se si è positivizzata?

Grazie anche all’impegno della nuova Direttrice della Patologia Clinica di Taranto che, non scordiamolo, non ha ancora firmato il contratto e si sposta da Bari a Taranto rischiando di essere denunciata, a brevissimo inizieranno ad essere esaminati i tamponi eliminando i tempi morti, sembra circa 48-72 ore, e la refertazione verbale dato che molti colleghi riferiscono che non verrebbero inviati quelli scritti da Foggia.

Ai cancelli degli ospedali risultano sempre assenti gli utilissimi termo scan, prezzo al pubblico ben 41 euro, per cui entra chiunque, anche con la febbre. Immutati risulterebbero i percorsi critici d’ingresso, così come già segnalato.

Non si ha prontezza del censimento e della effettiva redistribuzione del personale in eccesso. Procedura che potrebbe ridurre anche la necessità di DPI il cui numero e qualità sembra rimanga ancora gravemente carente. Non si può andare al lavoro come un’armata Brancaleone o come i soldati inviati in Russia con le scarpe di cartone. Il numero dei contagiati tra i sanitari, come prospettato da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE su dati ISS, è superiore all’8%, almeno 4258 sanitari, che rimarca quella che è una verità indiscutibile: vedere personale sanitario operare con la sola mascherina chirurgica o di stoffa, fatta in casa, “è una vergogna di Stato”.

Per tornare alla nostra ASL vogliamo segnalare quelle che sono tre grosse criticità ancora irrisolte:

-non sembrerebbe essere stato introdotta alcuna modifica al percorso per i casi COVID-19 sospetti. Questi pazienti, che continuano a giungere al “SS. Annunziata” sembra che vengano tenuti in osservazione nell’OBI, attraverso la quale si accede al reparto di Nefrologia, o ricoverati in Medicina. Mentre in Rianimazione sembra esserci, salvo smentite dato che i dati non sono ufficiali, un paziente positivo intubato. Per quanto riguarda la Medicina, invece, sembra che i sette pazienti ricoverati, quattro donne e tre uomini, siano divisi nei due reparti, invece che essere accorpati in uno solo con probabili notevoli difficoltà di gestione. Unico sembra essere il locale di vestizione-svestizione, in violazione di tutte le disposizioni, mentre il corso online, che dovrebbe insegnare al personale tale procedura, è di difficile accesso. Io non sono riuscito ad accedere, così come molti colleghi, probabilmente per nostra incapacità.

– non sembra vengono eseguiti tamponi post-mortem a pazienti deceduti, come quella di questa notte a Grottaglie, per problemi respiratori. Il Risk Management sembra sorvolare questa problematica, ma sono sicuri che il decesso sia da correlarsi unicamente alle patologie pregresse?

– i kit disponibili, sembrerebbero in numero comunque insufficiente, e non risulterebbero essere stati cambiati con quelli per rischio batteriologico e in alcune radiologie sembra manchino non solo gli apparecchi per la bonifica ma anche le pellicole per la protezione di pellicole radiografiche e apparecchiature radiologiche rendendo ad alto rischio l’esecuzione di esami in pazienti che potrebbero essere positivi, come è già successo.

In conclusione è obbligo sollecitare i responsabili Aziendali e Regionali a fornire adeguate protezioni a tutti gli operatori perché basta un caso solo per causare la chiusura d’interi reparti se non di Ospedali così come già accaduto in altre parti nonché inviare circolari esplicitative e chiare sui percorsi da seguire e i numeri telefonici a cui rivolgersi.

COMUNICATO STAMPA 23.03.2020

ANAAO-Assomed Taranto

 

 

 

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Redazione Oraquadra

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