Emergenza Corona Virus, segnalazione criticità ancora in atto. Mancata applicazione CCNL

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Di seguito lungo documento   firmato unicamente dal Segretario Aziendale ANAAO-Assomed di Taranto, dott. Giancarlo Donnola su delega degli altri due: dott. Pasquale Miccolis, Segretario Aziendale Taranto FVM    e del  dott. Cataldo Simonetti, FESMED Segretario Aziendale Taranto,  in considerazione dell’attuale situazione di emergenza che limita gli spostamenti e i contatti interpersonali.

Gli obiettivi generali della gestione dell’infezione da COVID-19 dovrebbero essere ovviamente quelli di interrompere la catena di trasmissione del virus responsabile e gestire rapidamente e correttamente i pazienti che necessitano di assistenza sanitaria.

Per raggiungere questi risultati è prioritario individuare rapidamente i casi asintomatici e paucisintomatici che possono diffondere il virus e contenere il contagio attraverso il loro isolamento, con particolare attenzione alle categorie a rischio (in primis gli operatori sanitari). Sorprende positivamente il numero di contagi nella provincia di Taranto se paragonato ai dati di altre province pugliesi limitrofe e soprattutto il basso numero dei decessi, considerato che non sembra vengano effettuati tamponi post-mortem ai soggetti deceduti in ospedale che presentavano grave sintomatologia respiratoria; lecito immaginare una sottostima del numero dei decessi nella provincia Jonica causati direttamente o indirettamente dal COVID-19.

A fronte di dati incoraggianti in termini di numero di contagi e decessi, a tutt’oggi invece risulterebbero ancora presenti notevoli criticità relative alla gestione dell’emergenza COVID-19 in ASL Taranto.

Una delle cause di tali criticità potrebbe essere individuata, oltre che nella carenza di DPI per numero e qualità, nella carenza di linee guida aziendali sulle procedure, sia per quanto riguarda la richiesta che l’effettuazione.

Queste ultime sembrerebbero essere per la maggior parte verbali, in presenza del probabile rifiuto dei responsabili nominati dalla Direzione Strategica di formalizzarli, declinando così le responsabilità di tali scelte; cosa questa che se verificata e accertata dovrebbe essere oggetto di attenzione non solo da parte della Direzione Generale di questa ASL, ma anche delle Competenti Autorità di Pubblica Sicurezza.

Anche l’eventuale trasmissione di protocolli definiti ai Direttori Medici di Presidio e ai Direttori di Struttura Complessa, risulterebbe inutile nel momento in cui non ne venissero informati tutti i dipendenti, determinando la perdita di fatto di qualsiasi efficacia e diminuendo o vanificando lo sforzo profuso in questi giorni da tutto il personale.

Ci risulta che molte indicazioni siano state impartite solo verbalmente in quella che sembra un’assenza di un Comitato di rischio.

Le scriventi OO.SS, pur dando atto alla Direzione Strategica Aziendale di aver recepito molte delle indicazioni fornite in precedenza dalle OO.SS. e di aver corretto in corsa alcuni aspetti organizzativi carenti, rilevano la persistenza e/o l’emergenza di ulteriori importanti criticità come di seguito dettagliato:

 

  1. DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE (DPI): La carenza è nazionale, ma sembrerebbe che nell’ASL, a parità di livello di rischio, alcune Strutture sia ospedaliere che Servizi Territoriali siano state adeguatamente rifornite mentre altre parzialmente o totalmente ignorate.

Si è verificato che la stessa mansione, svolta a diretto contatto con il paziente infetto, è stata eseguita in alcuni presidi in sicurezza, in altri esponendo gli operatori ad elevatissimi rischi di contagio.

Sembrerebbe essere stato compilato un report da parte della dirigenza infermieristica circa il personale esposto a rischio, secondo il quale sarebbero ignorate completamente alcune categorie e presidi, includendo invece gli amministrativi che niente hanno a che fare con il contatto con persone potenzialmente infette.

Di questo ci riserviamo di chiedere accesso agli atti formale.

 

  1. TAMPONI: sembra essere necessario che venga formalizzato, laddove non sia già stato fatto e comunicato a tutto il personale, il percorso per l’effettuazione dei tamponi, i soggetti a cui possono/devono essere effettuati e coloro a cui non possono/non devono essere effettuati, chi deve effettuare i tamponi, le modalità di conservazione e di trasporto, il laboratorio di competenza differenziato per urgenza (vedasi a titolo esemplificativo la procedura stilata a cura dell’ASL di Palermo in allegato).

Al momento sembra che molti tamponi risultino dubbi o negativi in quanto non correttamente conservati o prelevati in maniera non ottimale.

Non risulta sia stata impartita formazione specifica per istruire sulle modalità di prelievo, di conservazione e di trasporto.

Non sembra esistere una lista di “prelevatori” istruiti ed autorizzati a svolgere tali compiti.

A tale scopo sarebbe bastato per esempio diffondere il video-tutorial

Sembra che sia stato vietato verbalmente di effettuare tamponi ai pazienti deceduti per complicanze respiratorie ed a quelli trasferiti presso altri reparti ospedalieri dell’ASL, impedendo di fatto l’indagine epidemiologica obbligatoria e la tutela dei sanitari a contatto diretto con tali pazienti. Oltre al rischio non tanto remoto, considerando il numero di infetti asintomatici, di diffondere ulteriormente il contagio in una parte della popolazione particolarmente a rischio, rappresentata dai pazienti degenti nelle Strutture di Medicina, Lungodegenza e Geriatria.

Da tenere conto inoltre che presso un nosocomio della provincia sono deceduti negli ultimi 5 giorni almeno 11 pazienti di cui 7 con gravi complicanze respiratorie (per alcuni non sembra che nelle schede ISTAT siano riportate le affezioni polmonari), senza contare il numero riferito e quindi da verificare, di circa 90 decessi negli ultimi tre mesi, sino ad oggi.

Non essendo stati effettuati tamponi post-mortem, salvo smentita, non sarà possibile stabilire se uno di questi fosse positivo al COVID-19 per attuare le azioni di verifica sul personale, sugli altri pazienti e sui visitatori.

Di uno degli ultimi pazienti deceduti invece, sembra che in cartella clinica fosse presente oltre a una TAC toracica che evidenziava la polmonite, un appunto relativo all’effettuazione del tampone in corso di processazione.

Questo indicherebbe che un paziente sospetto sia stato trasferito senza nessuna certezza in un presidio non-covid.

Non sembra che vengano effettuati tamponi domiciliari, nonostante la disponibilità di personale sottoutilizzato di cui non sembra sia stato effettuato alcun censimento; ciò può comportare gravi conseguenze.

Ci è giunta ad esempio notizia (da verificare) di un’infermiera di una casa di cura del capoluogo che, affetta da febbre e difficoltà respiratorie dal giorno 20 Marzo, sembra abbia richiesto un tampone domiciliare al Dipartimento di Prevenzione; dopo diniego l’infermiera sarebbe stata costretta il 27 Marzo a chiamare il 118. Attualmente sembrerebbe essere ricoverata in ospedale. Altro caso sembrerebbe quello di un medico ospedaliero a cui, dopo giorni d’isolamento domiciliare con febbre e sintomatologia respiratoria grave, sarebbe stato ripetutamente negato il tampone domiciliare e diffidato dal recarsi in Pronto Soccorso. Sembra che il Collega abbia prestato servizio anche a Castellaneta dove recentemente sarebbe scaturito un focolaio in ambiente assistenziale. La notizia del rifiuto di effettuare tamponi a pazienti poi risultati positivi è ricorrente e, se verificata come vera, sarebbe di una gravità inaudita anche in considerazione dell’allarme sociale che comporta e del danno d’immagine al SSN.

 

  1. VESTIZIONE-SVESTIZIONE : obbligatorio in questi casi un corso per istruire il personale a rischio su come indossare e dismettere le tute di protezione su come individuare locali adeguati e separati per tale funzione, oltre a fornire un numero adeguato di Kit per rischio biologico.

Il corso presente sul sito aziendale non sembra essere di facile applicazione e accesso.

Molto più idonei sembrerebbero i video tutorial diffusi sul web, per esempio quello all’indirizzo  https://youtube.be/bqY2DQlsYl

Non sembrerebbero essere stati individuati locali idonei e separati per tale scopo.

 

  1. PRESIDI COVID, NON-COVID E POST-COVID : individuato, sia pur con ritardo, l’ospedale COVID presso il “Moscati” e trasferiti da circa una settimana i reparti chirurgici, l’oncologia e l’ematologia.

A tutt’oggi non sembra essere stato ancora trasformato il PPI del “Moscati” in PS, con difficoltà del Servizio 118 a portare direttamente i pazienti presso tale struttura, evitando così trasporti in ambulanza inutili, rischiosi e costosi considerato che sembra che ogni ciclo di sanificazione, oltre al tempo d’immobilizzo del mezzo, costi all’ASL circa 80 euro.

Non sembra essere stato trasferito, né vengono comunicati i tempi previsti, il Reparto di Medicina del “SS. Annunziata”, mentre sembra siano state attrezzate altre due sale dialisi per i pazienti in attesa di accertamento all’interno del Reparto di Nefrologia.

Tale fatto comporta che gli spazi e i servizi comuni di tale nosocomio siano utilizzati in maniera promiscua da pazienti “normali” e da sospetti e/o infetti da COVID 19, con tutte le problematiche che ne potrebbero derivare, considerata la necessità di spostare presso reparti medici di altri ospedali pazienti della cui negatività non si può essere certi.

In quest’ambito insiste anche la scelta dell’ascensore, che non sembrerebbe poter essere utilizzato per i pazienti del Reparto di Rianimazione, e le sue modalità di sanificazione ( che avverrebbero di prima mattina, alle 14 e alle 19).

Non è stata definita da alcun documento aziendale la funzione e la dotazione organica dei presidi non-Covid.

Pare che a Martina Franca, Castellaneta, Grottaglie e Manduria (tutti ospedali non-Covid) continuino a transitare pazienti Covid o ricoverati quelli in attesa di risultato del tampone. Presso tali presidi verrebbe eseguito il tampone oltre ad indagini radiologiche come RX e/o TC, che le linee guida aziendali recentemente diffuse non sembrano prevedere tra l’altro, come indagini radiologiche prima dell’esito del test specifico.

 

  1. DISINFEZIONE DELLE SUPERFICI, BONIFICA AMBIENTALE, IGIENE DELLE MANI: Non sono state diffuse disposizioni aziendali in merito alla modalità di disinfezione delle superfici e delle apparecchiature diagnostiche, ne’ è stata impartita specifica formazione alle figure professionali individuate per tale mansione così come per la bonifica ambientale.

Nonostante le raccomandazioni all’igiene delle mani, negli Ospedali e nei Servizi Territoriali dell’ASL Taranto, i dispenser di soluzione disinfettante spesso risultano vuoti.

  1. SERVIZI E DISTRETTI

Anche per sia pur a ritmo ridotto i servizi presso i Distretti e i Servizi Territoriali continuano a funzionare. Non sembra siano state emanate disposizioni, circa le modalità di controllo all’accesso, le procedure di sanificazione con indicazioni di chi deve essere contattato e come attivarle, nonché eseguirle. Questo anche se viene riferito, sempre salvo smentita dato che sono notizie ufficiose, della positività di un’infermiera di un Distretto della Provincia a cui sembra non essere seguita alcuna chiusura degli ambienti frequentati e un’immediata sanificazione degli stessi.

 

  1. MISURE DI PREVENZIONE DEI RISCHI DA STRESS LAVORO-CORRELATO: Come sottolineato dall’istituto Superiore di sanità, “nel corso di un’epidemia, anche quando le misure preventive e protettive siano adeguate, il personale sanitario resta esposto a un alto livello di stress psicologico oltre che fisico”.

E’ stata attivata dalla ASL una linea di consulenza psicologica (“diAMOvoce”) rivolta alla popolazione ma non agli operatori sanitari, che forse potrebbero essere considerati la categoria più bisognosa di un supporto psicologico.

Né sembra essere stato implementato il numero degli psicologici, nonostante la maggior parte sembrerebbe essere ancora impegnata in attività ambulatoriali non procrastinabili.

 

  1. PROTOCOLLO DECEDUTI: Le nuove disposizioni ministeriali dispongono che quando un’impresa funebre interviene su un defunto affetto da Covid-19 deve lasciarlo con gli indumenti che indossava al momento del decesso, avvolgerlo in lenzuolo intriso di soluzione disinfettante e riporlo nella bara provvedendo alla sua immediata sigillatura e trasferimento al cimitero o crematorio.

Non sembra sia stata inviata a tutti i dipendenti alcuna linea d’indirizzo circa le modalità di gestione delle salme, tra cui la necessità di aspettare l’arrivo della bara prima di portare il deceduto nei locali mortuari o le modalità di trasporto della stessa considerato che, in assenza di riscontri precedenti, tutti i casi dubbi debbano essere considerati come positivi e che sembra esistere solamente una barella per trasporto paziente a rischio biologico in questa ASL.

Ulteriore criticità potrebbe essere rappresentata dall’apparente mancata individuazione di percorsi “riservati” al trasporto delle salme nelle camere mortuarie, considerati per esempio i problemi che sembrano siano insorti al momento del trasporto di una salma dalla Rianimazione alla camera mortuaria del ”S.S. Annunziata” (vedi circolare sull’uso degli ascensori allegata).

 

  1. MOBILITAZIONE DI APPARECCHIATURE E DI PERSONALE: In data 26.03.2020 è stato disposto il trasferimento di parte dei ventilatori polmonari in dotazione alle Strutture Complesse di Radiodiagnostica e di Pronto Soccorso, presso il centro Covid P.O. Moscati. Al momento non si è al corrente del suggerito “recupero” di respiratori e Cpap precedentemente usati per pazienti attualmente deceduti e non restituiti in quanto sembra mancare una procedura specifica. Non si conoscono i criteri e la tempistica inerenti la prospettata mobilità d’urgenza del personale verso l’Ospedale Covid e quello di Mottola, attualmente totalmente privo di personale.

 

  1. PERSONALE OSPEDALIERO E DISTRETTUALE SOTTOIMPIEGATO: teoricamente tale personale dovrebbe essere impiegato per supportare i reparti in sofferenza, sia per l’emergenza che per la storica carenza dovuta ai tagli in sanità, o per organizzare la dotazione organica del futuro ospedale post-Covid, quello di Mottola..

In merito era giunta un’informativa circa un presunto censimento di tale personale, che a tutt’oggi non sembra sia stato effettuato.

Sicuro è che al personale convenzionato e probabilmente a quello in inattività forzata dipendente, sia stato chiesto di mettersi in ferie.

Cosa che ha provocato la reazione del Sindacato SUMAI che ha diffidato l’ASL tramite l’Avv. Roberto Mitolo.

Riteniamo che sarebbe stato più utile organizzare il personale sottoutilizzato per rafforzare quello in prima linea e/o per organizzare dei servizi domiciliari, evitando a persone potenzialmente infette che non necessitano di ricovero di recarsi in Pronto Soccorso.

  1. COMITATO INFEZIONI OSPEDALIERE E RISK MANAGEMENT: Il Comitato aziendale per il controllo delle Infezioni Ospedaliere (CIO ) è un organo tecnico-scientifico con il compito di vigilare e presidiare gli aspetti relativi al controllo delle infezioni trasmesse in ambito ospedaliero, mediante l’elaborazione di misure di sorveglianza e di controllo il cui obiettivo finale è la riduzione del rischio.

Il Risk Management (RM) può essere definito come il sistema fondato su una metodologia logica e sistematica, che consente attraverso step successivi di identificare, analizzare, valutare, eliminare e monitorare i rischi associati a qualsiasi attività o processo, in modo da rendere l’organizzazione capace di minimizzare le perdite e massimizzare le opportunità.

Come OO.SS. saremmo dovuti essere messi al corrente delle attività dei due organismi che, teoricamente dovrebbero essere la punta di diamante della Task Force deputata al contrasto dell’infezione da COVID-19.

Non sembra che il primo organismo abbia prodotto altro che una “Guida al corretto uso di antisettici e disinfettanti” ( Gennaio 2020) e la campagna “laviamoci le mani” con annessi PIN da esibire sui camici e un ammirevole studio sulle ulcere da pressione, inutile sia per assenza di competenza che per il fatto che i protocolli ASL erano già stati adottati con Delibera del D.G. nel gennaio del 2019.

Del secondo organismo non abbiamo notizie a parte l’ammirevole attività dei medici legali che girano la provincia per constatare i decessi.

 

  1. TRASFERIMENTO ONCOLOGIA ED EMATOLOGIA PRESSO CASE DI CURA PRIVATE: su questo punto le OO.SS. preferiscono non esprimersi, anche alla luce delle criticità segnalate da iscritti e non e da quanto evidenziato dalla trasmissione di Giletti “Non è l’Arena” di ieri, lasciando ogni richiesta di chiarimenti al termine dell’emergenza ma rimanendo aperti a sostenere le eventuali segnalazioni di disservizi inoltrate dai diretti interessati.

 

  1. DIFFUSIONE DELL’INFEZIONE DA COVID-19 TRA IL PERSONALE ASL: le notizie sono solo ufficiose e difficilmente verificabili. Sarebbe utile, ai fini della prevenzione della diffusione del contagio, dell’effettivo controllo della fornitura e conformità dei dispositivi DPI e della corretta esecuzione della procedura di sanificazione ambientale, essere informati ufficialmente in merito alla numero e alla sede di lavoro del personale dell’ASL che è risultato positivo, quello che è in quarantena, nonché quello ricoverato, compresi i dipendenti in quarantena volontaria a cui sembra sia stato negato il tampone. Non certamente i nominativi, ma esclusivamente il numero indicato per area e sede lavorativa.

 

  1. STIPENDI E FONDI DIRIGENZIALI: Nonostante l’impegno profuso da parte di tutto il personale durante gli anni trascorsi e, in particolar modo, durante questa criticità, ancora una volta dobbiamo assistere alla megazione dei pochi e scarsi diritti acquisiti. Dopo 10 anni di attesa per il rinnovo contrattuale l’ASL Taranto ancora non applica il CCNL sottoscritto in data 19.12.2019, in vigore per alcuni aspetti economici a far data dal 01.01.2020. E’ paradossale che in questo momento emergenziale in cui si chiede ai Dirigenti resilienza, rinuncia ai riposi compensativi ed ai congedi ordinali, distanziamento sociale, esposizione ad elevatissimi rischi di contagio non venga versato neanche quanto spetta per CCNL. Vediamo ancora una volta disatteso quanto definito in sede di contrattazione integrativa. In particolare in data 13.02.2020 veniva dichiarato come riportato nel verbale di sintesi, che con gli emolumenti del mese di Marzo 2020 sarebbe stata adeguata la parte fissa dell’indennità di posizione, applicando la clausola di garanzia prevista dall’art. 92 del nuovo CCNL. Al contrario apprendiamo, con rammarico, che per quanto riguarda ciò che conviene all’ASL viene interamente applicato il nuovo CCNL. Infatti, per quanto riguarda la copertura delle guardie notturne e pomeridiane, le stesse, fino al 31 Dicembre, venivano erogate ai sensi dell’ex art. 55 del vecchi CCNL e la retribuzione avveniva in regime di Libera professione intramoenia a carico del bilancio aziendale, con un valore orario di 60 €.
    In assenza di qualsiasi comunicazione, ai diretti interessati, che non sono obbligati ad aderire a tali forme di lavoro, e alle OO.SS, l’ASL ha ritenuto opportuno applicare le tariffe riportate nel nuovo contratto continuando a ignorare che, fermo restando quanto previsto dall’art. 15, comma 3, del D.Lgs. n. 502/1992 e s.m.i., le prestazioni di lavoro straordinario sono rivolte a fronteggiare situazioni di lavoro eccezionali ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs. n. 66/2003 e, pertanto, non possono essere utilizzate come fattore ordinario di programmazione del tempo di lavoro e di copertura dell’orario di lavoro. In ogni caso le tariffe applicate attualmente, in assenza di qualsivoglia contrattazione con le OO.SS., sono di € 27,65, per lo straordinario diurno; – € 31,12, per lo straordinario notturno o festivo; – € 35,75, per lo straordinario notturno-festivo.

Per quanto riguarda i fondi Dirigenziali prendiamo atto che, nonostante la prima richiesta di documentazione risalga al mese di Dicembre e sia passato un mese dall’acquisizione al Registro Ufficiale dell’ASL dell’accesso agli atti, ex Legge 241/90, da parte di ANAAO, CGIL, CISL FASSID, FESMED ed FVM, non vi è stato alcun riscontrato e i Dirigenti continuano ad aspettare la corresponsione di emolumenti derivanti da fondi residui relativi a pregresse annualità.

 

In base a quanto dettagliato, le OO.SS. firmatarie del presente documento, CHIEDONO alla S.V., in quanto (ex D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502) titolare di tutti i poteri di gestione nonché della rappresentanza dell’azienda e responsabile della gestione complessiva, a risolvere le criticità elencate ed a pubblicare e pubblicizzare chiare linee guida inerenti la gestione dell’emergenza COVID 19, nonché a fornire e controllare il corretto uso dei DPI e ad applicare integralmente le clausole di garanzia previste dal nuovo CCNL nonché ad acquisire il consenso dei diretti interessati allo svolgimento di guardie in orario extralavorativo con indicazione della esatta retribuzione.

 

 

 

 

 

 

 

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Redazione Oraquadra

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