Genitori e bambini in quarantena: il genitore “costretto” di Novella De Angelis psicologa-psicoterapeuta

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Mi è stato chiesto da più parti di dare consigli e suggerimenti ai genitori per la gestione dei bambini in questo periodo particolare. Vi propongo qualche spunto di riflessione generale.

Tutti i bambini amano trascorrere il loro tempo con i genitori, è il loro desiderio maggiore,è la loro attività preferita. Sicuramente loro sono felicissimi di restare a casa , liberi dagli impegni scolastici e dalle attività in cui li impegniamo (a volte francamente eccessive). In questo periodo possono godere del “TEMPO LIBERO” , che per loro rappresenta creatività, immaginazione e sviluppo emotivo e cognitivo. Probabilmente questo ha rappresentato un piacere anche per la gran parte dei genitori nei primi giorni di questa quarantena. Con il trascorrere delle settimane però, molte famiglie iniziano a segnalare inquietudini nei bambini, momenti di tristezza, o di noia, capricci immotivati. Ma e’anche normale perché i bambini sentono la mancanza delle maestre, degli amichetti, dei nonni o di altre persone frequentate con assiduità. O i più grandicelli, dell’ attività sportiva. E’ normale che i bambini chiedano di uscire (soprattutto se l’ abitazione non dispone di spazi all’ aperto). E’ normale che sperimentino la noia, e il senso di frustrazione. Ma non dobbiamo pensare che questo sia dannoso per loro, non sono aspetti dai contorni traumatici, rappresentano un disagio transitorio. E i momenti di disagio fanno parte della vita.

Poi (a secondo della loro età) basta dare loro spiegazioni su quanto sta avvenendo, o distrarli con qualche attività ludica, oppure dare un ordine alle giornate (anche attraverso lo svolgimento quotidiano dei compiti), basta anche coinvolgerli nelle faccende domestiche, come insegnarli a rifarsi il letto, a mettere in ordine ecc, e il che ha anche uno scopo educativo (non c’è assolutamente bisogno di ripristinare il servizio militare!!!). A volte è sufficiente consolarli e i momenti “no” passano.

Un po’ come accade a noi adulti. Anche noi in queste settimane stiamo sperimentando momenti di difficoltà emotiva, preoccupazioni, ansia, e anche rabbia per una situazione dai contorni incerti, però poi cerchiamo di ridefinire le nostre giornate, recuperare degli interessi che erano passati in secondo piano, o cerchiamo di adattare le nostre abitudini al contesto domestico. Oppure telefoniamo ad un amico/a e cerchiamo consolazione, condivisione. Insomma facciamo una gestione delle nostre emozioni, cercando di non farci trascinare dall’ ansia o dalla noia.

Ricordiamo poi, che i bambini, oltre a non essere molto diversi da noi in questo, hanno anche una capacità di adattamento ben superiore a quella di noi adulti!

Qual  è allora il problema? Nasce un problema, quando siamo noi genitori che fatichiamo a tollerare questa situazione e trasmettiamo con i nostri comportamenti, o con il nostro stato d’animo questa difficoltà ai bambini. Ad esempio: un genitore terrorizzato dalla pandemia, avrà molto probabilmente un bambino molto preoccupato e triste, o ansioso, ma non per la pandemia, ma per lo stato d’ animo del genitore. Un bambino molto piccolo che pretende di uscire a tutti i costi ed è inconsolabile, probabilmente ha un genitore che non accetta di non potersi muovere liberamente, o che ha un repertorio molto limitato di attività da proporre in casa al bambino , o che scarseggia in termini di fantasia, per cui il “non poter uscire” rappresenta in primis un problema per il genitore. Quindi la gestione delle emozioni dei bambini, va di pari passo con la gestione delle emozioni dei genitori. Fino a qui però tutto nella norma!!!

I genitori parecchio in difficoltà invece, sono quelli che hanno completamente delegato all’ esterno la cura e l’ educazione dei figli o perché troppo impegnati nel lavoro, o per difficoltà personali. In genere la delega all’ esterno è alla scuola e/o ai nonni. I genitori molto in difficoltà sono anche quelli che per varie problematiche o preoccupazioni, erano già saturi prima di questo periodo. Stare dietro ai bambini, tenerli impegnati, interagire con loro richiede molte energie emotive e spesso se si è già sovraccarichi per altro, il ruolo genitoriale viene svolto con molta fatica.

Questi genitori si stanno ritrovando a trascorrere intere settimane forzatamente con i figli,si sentono costretti a rivestire dei ruoli che non riconoscono, o dei quali erano già stanchi in precedenza. A volte i bambini, la cui cura è delegata completamente all’ esterno, rappresentano per i genitori dei perfetti estranei che non si conoscono. Ma non solo: i bambini proprio in questa fase invece “approfittano” di questo momento, richiedendo di essere finalmente riconosciuti, di interagire con i riferimenti affettivi e questo avviene spesso anche con comportamenti provocatori. Le dinamiche familiari vengono prepotentemente alla luce con difficoltà anche importanti.

Il genitore che si sente “costretto” a stare sempre con il figlio sperimenta ansia, rabbia e frustrazione nel momento in cui i suoi tentativi di gestione ( o di evitamento) del bambino non vanno a buon fine e questo può degenerare in alcuni casi anche in esiti problematici che richiedono un intervento psicoterapeutico importante.

Il consiglio per tutti è di imparare dai bambini: utilizziamo questo periodo di libertà dai mille impegni (oggettivi o indotti dalle pressioni sociali) proprio per osservare i nostri figli, guardarli negli occhi, riguardare al nostro ruolo di genitori, al modo di relazionarci con i bambini. Recuperiamo con i piccoli l’ importante ruolo della FANTASIA e con i più grandi l’ impegno e il piacere di EDUCARE.

Quale migliore occasione???….e….CE LA FAREMO!

Novella De Angelis psicologa-psicoterapeuta
 

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Redazione Oraquadra

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