Non si deve n’cammarare! È in corso  la Settimana Santa

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Persino Gesù Cristo dovrà patire – ulteriormente – a causa del maledetto Covid 19.

Niente processioni, niente “sepolcri”, niente di niente.

Solo preghiere, nel cuore e nelle case di chi crede.

Inizia, oltretutto, la fase più rigorosa delle forme penitenziali iniziate con il mercoledì delle ceneri, con tutte le astinenze che venivano, se non imposte, ma almeno richieste dalla Chiesa Cattolica e dalla tradizione, con la prescrizione dell’astinenza dalle carni ed altre forme di astinenza che ciascuno imponeva a se stesso. I cosidetti “fioretti”

Etimologicamente dal verbo latino “commerare” o “commereri” (peccare, commettere una colpa) con il prefisso intensivo “in-” (“n-” per aferesi) e cambiamento di coniugazione. Con la variante “ncammerare”.

Era il tempo della penitenza e bisogna essere rigorosi.

Tantu ncàmmari cu nnu quintu quantu ncàmmari cu nnu chilu. L’obbligo dell’astinenza si infrange tanto con un quinto (unità di misura che indica 200 grammi) quanto con un chilo.

Tutto comincia con la Quaresima, la cui cifra connotativa è, o meglio dovrebbe essere, la penitenza, il sacrificio, indispensabili a dare un senso a questo periodo di passaggio in attesa della Pasqua di Resurrezione.

Quaranta giorni di purificazione, anticipati dall’imposizione di un pizzico di cenere sulla testa il mercoledì che apre il periodo penitenziale.

Una forma altra della penitenza dei mussulmani, il ramandam.

In passato quando finiva il Carnevale, c’era l’abitudine di togliere dalle pentole tutti i segni di grasso, quelle di rame venivano lavate con la cenere (il detersivo di allora, dato che contiene carbonato di sodio e carbonato di potassio) e lucidate e quelle di coccio, a volte, venivano rotte.

Abitudini che sottolineavano l’importanza dei segni in un tempo, la Quaresima, periodo forte dell’anno con una carica di pathos superiore a quella del Natale.

In passato, durante la Quaresima si manteneva uno stretto digiuno durante il quale era rigorosamente vietato “‘ncammarare”. Quindi, quando al mezzogiorno del Sabato Santo cadeva il panno e le campane annunziavano la Resurrezione, si rompeva immediatamente il digiuno. Tradizioni analoghe permangono ora anche in Grecia e soprattutto in Albania Non chiediamoci più, quindi, perché sentiamo vicinanza spirituale con quei popoli.

Anche da noi la tradizione è ancora abbastanza osservata e che meriterebbe di essere mantenuta, per il bene del corpo oltre che dell’anima (per chi crede). Un poco di penitenza non ha mai fatto male a nessuno.

Buona Settimana Santa a tutti da Cosimo Lombardi

Foto di copertina di Vito Nicola Cavallo

 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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