APERTAMENTE. “Corona virus 19 è proprio necessario continuare ad affossare l’economia?” di Cosimo Lombardi

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Terminata la fase acuta, dopo aver avuto il vaccino e aver domato questa malattia, così come la scienza ne ha domato tante altre, bisognerà fare i conti :

  • Con i cinesi innanzi tutto, che hanno nascosto, finché hanno potuto, la gravità della malattia;
  • con i governanti che hanno inizialmente sottovalutato la valanga che ci stava per travolgere solo per non turbare i rapporti con la più grande dittatura capital/comunista (può sembrare una contraddizione ma solo loro sanno come è possibile) del mondo;
  • con chi, da Monti in maniera più incisiva, ma anche prima, ha disarmato eccessivamente la sanità pubblica, senza tuttavia ottenere risparmi significativi. A tutti i livelli e da qualsiasi parte;
  • con chi, ha mal fronteggiato la minaccia.

È certo che la malattia, di per se non eccessivamente grave ( i numeri dei guariti e degli asintomatici lo testimoniano) è estremamente contagiosa.

È certo che, in mancanza di un vaccino, è necessario evitare che il virus passi da uomo a uomo, con le drammatiche ripercussioni che conosciamo.

È altrettanto certo che ci vorrà ancora alcuni mesi, purtroppo non pochi, perché possiamo avere una campagna di vaccinazione di massa.

È certo, inoltre, che nessuno, in questo mondo, può continuare a starsene sul divano ancora a lungo. Pena la fame – non metaforica – generalizzata.

È certo, infine  che riprenderemo a lavorare, non ho detto che riprenderemo nella nostra pregressa consuetudine di vita, ma riprenderemo a lavorare, con il virus ancora in agguato e noi ancora privi del “giubbotto” antivirus.

Perché quindi procrastinare ulteriormente questa ripresa?

Avete notizie, cari governanti, che noi cittadini comuni non abbiamo e siete in attesa di un imminente mezzo vaccino in attesa del vaccino intero?

Se è così vi ringraziamo. Mezzo è meglio che niente.

Ma dubito che sia così.

La scienza, e lo leggo dal sito del Ministero della salute, ci dice che, al momento, per difenderci abbiamo le seguenti armi :

  • lavarsi spesso le mani;
  • evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;
  • evitare abbracci e strette di mano;
  • mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro (io dico anche due);
  • igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto o nella piega del gomito evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
  • evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri;
  • non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
  • coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
  • non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che non siano prescritti dal medico;
  • pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol /cellulare e accessori inclusi);
  • usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.

Ebbene, se le armi a nostra disposizione sono queste, e non possiamo aspettare ulteriormente l’arrivo del vaccino, perché non riprendere subito la vita produttiva?   Si teme che i cittadini non sappiano tutelare se stessi?
E quindi, cosa cambia se si inizia oggi, domani o tra un mese?
Quanto ci costerà un mese ancora? Mi si parlerà della famosa curva, che dobbiamo aspettare che cali ancora. Ma se il virus, e lo è, è così contagioso, non è forse vero che, in mancanza di quelle misure indicate dal Ministero ci impiega poco a far impennare nuovamente la curva?

E allora, coraggio, fidiamoci di noi stessi, i governanti si fidino dei cittadini, che spesso e volentieri sono migliori di quanto si vuole far credere; smettiamo di far terrorismo e ripristiniamo la vita sociale e civile, dismettendo divieti che sono illogici , ed ingenerano comportamenti, talvolta innocui e non pericolosi, che vengono additati al pubblico disprezzo anche da sindaci che nella loro allegra transumanza in città con telecamera al seguito si vestono da salvatori della Patria.   Mi è stato insegnato che elemento essenziale di una qualsiasi norma è la ratio legis, cioè il criterio ispiratore di una legge, l’intenzione che ne sta alla base: esso rappresenta un criterio fondamentale nell’interpretazione della legge, e quindi al rispetto della legge medesima, al quale si deve ricorrere per supplire alla sterilità del dato testuale.
Ebbene, se è intenzione della legge, e di tutti gli atti amministrativi che si sono (talvolta ridicolmente) succeduti è quello di evitare il propagarsi del contagio, non si potevano, invece profondere energie nel senso della persuasione, previa informazione istituzionale chiara e capillare, di ogni cittadino ad avere comportamenti rigorosi all’altezza della minaccia vera e reale?
Del resto, se almeno dalla fine di gennaio, ed anche prima, epoca in cui i governanti conoscevano l’esistenza del virus che stava imperversando in Cina, altrimenti i servizi di intelligence cosa li teniamo a fare, e se a febbraio è stata autorizzata la grande manifestazione religiosa di Bari perché non riprendiamo subito?

A febbraio, il 24, cioè 15 giorni prima del blocco totale, con la Cina nella tragedia, a qualche ora di volo da Milano e dalla Germania, titolava : “Messa del Papa con 40mila a Bari, sconfitta psicosi Coronavirus Presente anche Mattarella”. E informava “Poche mascherine. Fedeli cantano ‘Shalom’. Quanti si aspettavano una piazza semivuota a causa di una psicosi da Coronavirus sono stati smentiti: l’affetto per il Papa e la fede hanno sconfitto ogni paura e in 40mila (tutti insieme, uno addosso all’altro, ndr) hanno atteso Francesco a Bari, dove ha celebrato la santa Messa a conclusione del sinodo ‘Mediterraneo, frontiera di pace’. Nel capoluogo pugliese, per assistere alla celebrazione, è giunto anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Avrebbe dovuto esserci anche il premier, Giuseppe Conte (ma c’erano alcuni ministri – ndr-), che ha dovuto però rinunciare per impegni legati all’emergenza Coronavirus. Dopo le polemiche sui social montate nei giorni scorsi da chi chiedeva di annullare l’evento per evitare rischi di contagio, ha prevalso la voglia di partecipazione. All’arrivo del Papa nella Basilica di San Nicola, dove ha ricevuto il documento scritto da 70 vescovi dei Paesi del Mediterraneo, tanti fedeli lo hanno accolto cantando “Shalom, pace a te”. E quando Francesco si è spostato in piazza Libertà, dove ha anche recitato l’Angelus, migliaia di persone lo hanno applaudito a lungo, urlando “Viva il Papa”.
Qualcuno, ma in pochi, indossavano mascherine. “La gente ha paura, lo capisco”,
ha commentato il sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro (quello che oggi insegue isolati cittadini –ndr-), precisando che in caso di contagi anche qui “siamo pronti” a intervenire. “Oggi – ha aggiunto – ho visto tanta gente felice: è stata una giornata simbolica, evocativa, che probabilmente resterà nella storia”. Anche il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, a Bari per la Messa, ha detto che non “bisogna farsi prendere dal panico: stiamo affrontando con rigore e serietà un evento eccezionale”.
Naturalmente il seguito lo conosciamo. Così come conosciamo l’attendibilità di quei politici e dei loro sodali.   Coraggio quindi, evitiamo adunanze di quella portata, dimezziamo il numero dei posti in ristoranti, cinema, teatri e stadi. Torniamo con prudenza nei bar, ne abbiamo bisogno, noi ed i baristi, insieme ai loro dipendenti. Non ne possiamo più di vedere famiglie, sinora autonome, che non possono fare la spesa.
Stabiliamo le distanze, abituiamoci alle norme di sicurezza e riprendiamo a lavorare, per noi, per noi stessi, per le nostre famiglie e, non ultimo, per l’economia nazionale, in maniera da non dover più chiedere l’elemosina ai nostri presunti alleati, alcuni dei quali veri e propri straccioni morali, che attendiamo al varco e, facendoci contagiare (stavolta si) dal famoso saggio cinese, li attenderemo sulla sponda del fiume.

Cosimo Lombardi
 

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