Gatta*: “Regione contribuisca al pagamento dei costi fissi che gli esercenti stanno sostenendo con le saracinesche abbassate” AN

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Il Coronavirus ha costretto tutti ad abbassare le saracinesche delle proprie attività. Commercianti, ristoratori, parrucchieri, estetisti ed altri lavoratori autonomi, oggi sono obbligati a sostenere dei costi fissi pur non incassando nemmeno un centesimo. Le misure varate dal governo nazionale si sono rivelate subito assolutamente insufficienti e per questo la Regione Puglia deve fare la sua parte. È odioso che un esercente debba pagare bollette della luce, tasse sui rifiuti e altri balzelli in un momento in cui è costretto alla chiusura. Ma non solo, perché anche quando si allenteranno le maglie dei divieti e si potrà riprendere a lavorare, sia pure con restrizioni, è innegabile che i fatturati stenteranno a tornare a livelli di normalità: è ovvio che anche riaprendo, le attività saranno costrette a rispettare le misure di distanziamento sociale e, quindi, a lavorare molto meno del solito. Si pensi ai ristoranti, che dovranno fare meno coperti, o ai negozi che non potranno far entrare più di un certo numero di persone alla volta. C’è da occuparsi anche dei dipendenti: molti non saranno riconfermati proprio per la riduzione del volume di affari (oltre al fatto che i cittadini, almeno nel primo periodo, avranno resistenze maggiori per timore del contagio).
Dunque, bisogna guardare con attenzione a quando sta accadendo: chi ha l’attività chiusa sta continuando a pagare, per esempio, i canoni di locazione dei locali e le utenze. È qui che dobbiamo intervenire per scongiurare il fallimento di tante piccole e medie realtà o addirittura la mancata riapertura delle stesse per insostenibilità dei costi. Bollette per utenze di cui non hanno potuto godere (luce, acqua, gas), riduzione della tassa sui rifiuti soliti urbani (con decurtazione almeno della somma relativa al periodo di chiusura delle attività) e sostegno per il pagamento dei canoni di locazione sugli immobili destinati all’esercizio delle attività.
Sono questi gli interventi urgentissimi che vanno realizzati. Infatti, il credito d’imposta del 60% sull’entità del canone versato, non alleggerisce l’attuale insostenibile peso del pagamento del fitto in un momento in cui i ricavi dell’attività sono pari a zero, per cui si rende necessario intervenire nella immediatezza con un provvedimento economico che agisca su uno dei pesi maggiori per l’esercente, vale a dire il costo del fitto del locale. Queste misure non si devono applicare solo al periodo di chiusura, ma anche per un periodo successivo ben definito perché, come detto, le attività che riapriranno stenteranno ugualmente a incassare somme necessarie alla sopravvivenza dell’attività. Chiedo al presidente Emiliano un incontro in video conferenza sul tema, con il massimo spirito costruttivo per il bene della nostra comunità: è una situazione gravissima extra ordinaria e ci vogliono misure altrettanto straordinarie da attuarsi in tempi brevissimi.

*vicepresidente del Consiglio regionale, Giandiego Gatta

 

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Valentina D'Amuri

Laureata in Progettazione e Gestione Formativa nell'era digitale, consegue il Master di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale in concomitanza con il Corso Normale di Stato Maggiore della Marina Militare. Instructional Designer, collabora alla produzione di diversi progetti in ambito civile e militare. "Non chi comincia ma quel che persevera"

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