Commissione sanità, Marmo*: “Covid-19 ha rivelato insufficienza della medicina territoriale pugliese”

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Oggi in Commissione Sanità, riunita in video conferenza, ho sottoposto alcune osservazioni sugli assegni di cura e sui Presidi Territoriali di Assistenza. Sugli assegni di cura, l’assessore Ruggieri ha affermato di avere a disposizione 600 euro/mese ad avente diritto, insufficienti a soddisfare il reale bisogno. Su questo punto, in particolare, ritengo che non sia giusto assegnare la stessa somma a tutti e che la cifra vada differenziata in base alla gravità e alla situazione complessiva del paziente, in modo che risponda maggiormente al principio di equità. Troppe persone, in questo periodo di emergenza, hanno perso l’assistenza domiciliare minima. Per farlo, c’è bisogno di un censimento di tutti gli aventi diritto e delle loro condizioni per valutare interventi personalizzati. Non solo, ci possono essere dei cittadini che anziché ricevere l’assegno, preferirebbero avere l’equivalente in servizi determinati. Fare un censimento delle necessità dei pazienti e delle loro condizioni significherebbe riuscire ad avere un quadro del grado di assistenza da offrire a ciascuno, divenendo quindi più efficienti nell’erogarla.
Poi, abbiamo affrontato il nodo dei Pta (Presidi Territoriali di Assistenza): è innegabile che l’emergenza Covid-19 abbia aperto il sipario sulle profonde difficoltà in cui versano la sanità del territorio e questi centri non solo in Puglia, ma in tutto il Paese. Eppure, dovrebbero essere il fulcro della medicina territoriale per intercettare tutta la sanità non ospedaliera (anche il Coronavirus) e intervenire prima dell’aggravarsi delle condizioni del paziente. Abbiamo anche capito l’importanza di ragionare ‘oltre i Lea’, che sono i livelli minimi di assistenza e, come è ormai chiaro a tutti, non sono sufficienti a garantire una rete sanitaria in grado di affrontare anche un’emergenza pandemica. La scelta, su base epidemiologica e finanziaria, di realizzare un Pta non può essere demandata a ogni singola Asl, ma deve competere alla Regione al pari dell’atto di organizzazione della rete ospedaliera. Va rivista tutta la logica di organizzazione della Sanità territoriale prevedendo per ogni distretto socio-sanitario un proprio Pta distinto e separato dall’ospedale per acuti. Quest’ultimo aspetto si è rivelato imprescindibile con l’emergenza Covid: molti cittadini non dovevano arrivare proprio in ospedale per la diagnosi -tranne che in quelli dedicati al virus- perché su tutto il territorio doveva insistere una rete di Pta e di medicina territoriale in grado di fare da ‘filtro’ e di intercettare il contagio. In tal modo, oggi gli ospedali non sarebbero stati i primi focolai e molti pazienti, probabilmente, sarebbero stati assistiti prima del peggioramento del loro quadro clinico.

* presidente del Gruppo consiliare di Forza Italia, Nino Marmo


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Valentina D'Amuri

Laureata in Progettazione e Gestione Formativa nell'era digitale, consegue il Master di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale in concomitanza con il Corso Normale di Stato Maggiore della Marina Militare. Instructional Designer, collabora alla produzione di diversi progetti in ambito civile e militare. "Non chi comincia ma quel che persevera"

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