Economia. L’Italia è ricca? di certo non è povera!

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Cercherò di essere sintetico e chiaro anche per quelli che, come me, capiscono poco o nulla di economia.

La famigerata agenzia S&P, mai tenera nei confronti dell’Italia, ha dovuto dire che in Italia il debito privato di famiglie e imprese è ai minimi nell’eurozona.

Abbiamo un grande problema chiamato debito pubblico ed è cosa nota.

Non tutti sanno che l’indebitamento complessivo del nostro paese, compreso quello dei privati, è pari a 5218 miliardi di dollari. Per un coefficiente del 256% del Pil nel 2019 contro il 222% nel 2018, e comunque ben inferiore alla media europea, pari al 266%.

Picchi si registrano in Francia dove l’indebitamento complessivo tocca il 371% del Pil.

Il perché di tale differenza lo si spiega dal fatto che il nostro paese ha sì un elevatissimo debito pubblico ma un debito privato contenuto. La stessa agenzia di rating ci dice che il debito privato italiano è rimasto contenuto negli ultimi 10 anni contribuendo a mantenere basso il dato complessivo.

Nei dettagli, il debito delle società non finanziarie italiane si è ridotto in rapporto al PIL dal 78% del 2008 al 71% di oggi contro il 90% della media dei paesi sviluppati.

A confronto il debito francese è al 143% del PIL e in crescita rispetto a dieci anni fa.

Uno dei punti di forza della economia italiana quindi è il basso debito di famiglie e imprese e l’elevata ricchezza privata.

Il debito pubblico, invece dieci anni fa stava al 102% del Pil oggi è al 132 % (Negli ultimi anni, da Monti in poi, nonostante i tagli, non sono riusciti a risparmiare.

Virtù privati e vizi pubblici!!!

Noi cittadini italiani siamo formiche e non cicale, al contrario di come all’estero ci dipingono.

Mi verrebbe da consigliare di nominare al ministero dell’economia la nota e mai sufficientemente casalinga di Voghera.

Non tutti sanno che il risparmio privato degli italiani è tra i più elevati al mondo. Da questo punto di vista siamo cittadini saggi e previdenti e non amiamo fare debiti. Le famiglie italiane sono state capaci di mettere da parte un patrimonio che fa invidia (e gola) a molti: anche al netto degli immobili, il risparmio privato supera i 4 mila miliardi di euro, due volte e mezzo il PIL italiano.

La non meritata cattiva fama degli italiani si scontra con le cifre provenienti dalla BCE che non sono certo confortanti per i professorini del Nord europa e dei loro complici locali. Nonostante il reddito medio dei Tedeschi risulti tra i più alti d’Europa, il patrimonio medio risulta decisamente modesto. Il patrimonio mediano tedesco, nazione in cui ci sono pochissimi ultraricchi – ossia che si situa in posizione esattamente intermedia tra una metà più ricca e un’altra più povera – consiste di 60.000 € di patrimonio netto (depositi, azioni, immobili, polizze assicurative ma anche auto e masserizie, al netto dei debiti) contro gli oltre 100.000 € di molti altri Paesi europei, tra cui Spagna e Italia dove è addirittura più del doppio e si infrange quando si scopre che sotto il profilo del debito aggregato, che alla quota pubblica somma anche i debiti dei privati, del sistema finanziario e delle imprese, l’Italia non se la passa neanche male.

Nella speciale classifica degli indebitati, spicca per negatività la Francia di Emmanuel Macron ( e prima di Sarkozy). Paese a cui ora la Commissione europea è pronta a concedere una deroga alle sue regole sul deficit, forse per il presunto conflitto di interessi del commissario Moscovici, forse in ossequio a quel “la Francia è la Francia” pronunciato non troppo tempo fa dal famigerato Jean-Claude Juncker, a testimoniare che oltre qualsiasi narrazione egualitaria in Europa sono e saranno sempre alcuni Stati a farla da padrona. Figli e figliastri. E guai a chi, come l’Italia, questo non l’ha mai capito.

Nessuno rinfaccia il debito aggregato fuori scala della Francia.

Confrontando le quattro principali economie dell’Eurozona, si nota che è la Francia a presentare il profilo debitorio aggregato più problematico. A un indebitamento pubblico pari al suo Pil (100%), la Francia aggiunge una preoccupante esposizione delle società (circa 160% del Pil), delle banche (90% ) e delle famiglie (60%), raggiungendo un totale aggregato superiore al 400% del Pil.

Ci rinfacciano il debito pubblico, ma non ricordano mai la nostra ricchezza privata, per poter giustificare l’austerità stessa come rimedio al vizio capitale delle cicale italiane, alle nostre “colpe” per utilizzare la celebre corrispondenza terminologica tra l’espressione tedesca che significa “colpa” (schlud) e quella che significa “debiti” (schluden)?

Donde quindi proviene la nostra debole posizione a Bruxelles ?

Dalla incapacità dei nostri governanti eurosuccubi e dallo scarso spirito nazionale dei nostri rappresentanti dalle parti di Bruxelles.

Nessuno rinfaccia il debito aggregato fuori scala della Francia.

Le recenti osservazioni dell’European Systemic Risk Board, l’agenzia dell’Unione europea che misura il rischio “macro” alla tenuta dell’economia europea, la situazione degli Stati nei confronti del contesto europeo e la prevenzione sistemica dei rischi dell’Eurozona, sembrano andare in direzione opposta e a noi favorevole.

L’Italia e il suo debito pubblico non figurano nell’allerta lanciata dall’ultimo rapporto dell’Esrb, i cui giudizi hanno, forse con colpevole ritardo, interiorizzato un’idea oramai nota all’analisi economica e al mondo informativo: le grandi crisi del nuovo millennio sono state prima di tutto crisi di debito privato traslate al settore pubblico per le risposte insufficienti, e dunque è sul debito dei privati e delle imprese che la vigilanza deve essere più stringente.

E l’Esrb ha mandato raccomandazioni a undici Paesi, tra cui due non membri dell’Ue ma del suo circuito di vigilanza presieduto, per statuto da Mario Draghi, facendo riferimento “all’indebitamento delle famiglie, elevato o in aumento, alla capacità delle famiglie di rimborsare il loro debito ipotecario, alla crescita del credito ipotecario e all’allentamento dei criteri con cui i prestiti sono concessi, nonché alla valutazione o all’andamento dei prezzi degli immobili residenziali”. E tra questi undici Paesi non c’è l’Italia, forte di una credibilità nei campi presi in esame unica in Europa. Un “warning”, un avvertimento formale che certifica i timori Esrb, è stato inviato a Germania, Francia, Repubblica Ceca, Islanda e Norvegia. In particolare non stupisce l’inclusione di Parigi, i cui livello di debito/Pil includendo il settore privato sono i più alti d’Europa. Nei tedeschi, invece, desta in parte attenzione il mercato immobiliare: la Germania ha il più basso tasso di cittadini proprietari di casa d’Europa (50%), ma un livello di titolari di mutuo (25%) pari a quello italiano, laddove noi italiani all’80% siamo proprietari della casa dove abitiamo. Ma è nel campo dei Paesi già avvertiti in precedenza su questi rischi di instabilità e ora colpiti da una “raccomandazione” per una maggiore vigilanza nel settore dei debiti e dei crediti e nel mercato immobiliare che il fronte dell’austerità esce con le ossa rotte: a essere colpite sono in questo caso Belgio, Danimarca, Lussemburgo, Olanda, Finlandia e Svezia, sei Paesi in larga misura storicamente favorevoli a tagli di bilancio, strettezze fiscali e mancanza di solidarietà inter-europea. Due dei quali (Lussemburgo e Paesi Bassi) falchi del rigore dall’alto della loro posizione comoda di paradisi fiscali occulti nell’Ue. In questi Paesi l’Esrb giudica “ad alto rischio” la situazione debitoria delle famiglie. Confermando una volta di più la fallacia del famoso mantra secondo cui lo Stato non è una famiglia, molto spesso le condizioni dei conti pubblici non rendono l’idea complessiva dell’indebitamento dell’economia nazionale nel suo complesso.

E per l’Italia e l’Europa ciò è più vero che mai.

Ecco perché l’Italia ha bisogno di governanti non eurosuccubi ma euroconsapevoli che, attraverso il consenso popolare di cui sembra godano, ma che si deve consacrare attraverso il rito delle libere elezioni, sappiano riconquistare la fiducia di tutti gli italiani rispetto alla forza economica di cui godiamo e sappiano ricollocare l’Italia al posto che le compete nel consesso europeo, tra i Paesi traino dell’europa e con trainati.

Cosimo Lombardi
Fratelli d’Italia

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Redazione Oraquadra

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