Fase 2 e riapertura dei cantieri: intervento del Presidente Ance Taranto Paolo Campagna

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All’atto della stesura del Piano Marshall per l’edilizia proposto da ANCE ci eravamo già posti il problema della sicurezza e della tutela della salute ma avevamo chiesto, a fronte di una condizione straordinaria e incolpevole per tutti noi, di “chiarire che le conseguenze da contagio Covid-19, in quanto pandemia, non esplicano alcun effetto né responsabilità in capo al datore di lavoro”. Oggi, alla riapertura dei cantieri, ci troviamo a fare i conti con l’incertezza e con un clima di grave “punibilità” per l’impresa.

 

Così il presidente di ANCE Taranto, Paolo Campagna, che nei prossimi giorni si rivolgerà anche al Prefetto del capoluogo ionico per chiedere, nel quadro delle funzioni di coordinamento e pianificazione della vigilanza sull’attuazione dei protocolli anticontagio nei luoghi di lavoro allegati al DPCM 26 aprile, che tali attività possano svolgersi secondo approcci di costruttiva collaborazione e nel “prudente ed equilibrato apprezzamento” degli sforzi e delle difficoltà delle imprese chiamate a ripartire in una situazione di estrema difficoltà.

 

Lo abbiamo detto, come imprese dell’edilizia faremo la nostra parte disponendo tutti gli strumenti di sicurezza sempre imprescindibili in ogni cantiere e oggi resi ancora più stringenti al fine di contenere il contagio – dice Paolo Campagna – ma è bene ribadire che riorganizzare spazi, processi ed organizzazione di cantiere richiederà del tempo e comporterà dei costi. A livello nazionale stiamo intervenendo per richiedere quegli aggiustamenti necessari a riorganizzare, in quadro di certezza del diritto e di sostenibilità dei nuovi adempimenti, le nostre attività. Nulla sarà come prima, neanche i cantieri, e occorre comprendere che la ripartenza necessita, ribadiamo, della fattiva collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, committenze ed organismi di controllo compresi, oltre che della giusta flessibilità di progetti e contratti, da adeguare ai nuovi scenari produttivi.

 

Per questo non possiamo accettare che un eventuale contagio di un nostro lavoratore possa essere “trattato” come un qualsiasi infortunio con tutto ciò che ne deriva – prosegue il presidente di ANCE – in termini di responsabilità del datore di lavoro. Individuazione delle colpe. Processi a volte sommari e come spesso accade anche un bel processo ai danni dell’impresa, rea di aver fatto solo il proprio dovere applicando con diligenza le misure, le uniche esistenti, dei protocolli anticontagio sottoscritti dalle autorità.

 

La pandemia è una condizione generalizzata e il contagio potrebbe arrivare nelle nostre case, così come nei nostri cantieri da qualunque altro luogo o circostanza – termina Campagna –  e per ridurre il rischio di una ripresa del contagio ci deve essere senso civico, responsabilità e rigore da parte di tutti.

 

Puntare il dito sull’impresa, proprio oggi che tra mille difficoltà si vuole davvero ripartire, vuol dire ripartire con il piede sbagliato.


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Valentina D'Amuri

Laureata in Progettazione e Gestione Formativa nell'era digitale, consegue il Master di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale in concomitanza con il Corso Normale di Stato Maggiore della Marina Militare. Instructional Designer, collabora alla produzione di diversi progetti in ambito civile e militare. "Non chi comincia ma quel che persevera"

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