APERTAMENTE. “Distanziamento sociale? No grazie!” di Cosimo Lombardi

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Brutta, antipatica espressione per indicare la necessità di un certo spazio, da persona a persona, per evitare che i miei “cioppini” involontariamente espulsi vadano ad inserirsi nelle altrui narici e viceversa.

Secondo me, ma sono pronto ad accogliere suggerimenti, andava bene distanziamento interpersonale.

Distanziamento sociale mi sa tanto di ignorante ed arrogante signorotto, grasso ed untuoso, che al sottoposto gli si rivolge con la volgare espressione “mantieni la distanza”.

La distanza tra persona a persona. Ugo Foscolo nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis : “Io non odio persona alcuna, ma vi son uomini ch’io ho bisogno di vedere soltanto da lontano”;  Confucio : “Il maestro disse: Per natura gli uomini sono vicini; l’educazione li allontana”.

Secondo il rapporto dell’Istat di qualche anno fa, non troppi, sono scomparse, come classi sociali  la borghesia e la classe operaia.

Nel medio Evo la società era composta da tre classi sociali

: clero, nobiltà, terzo stato (popolo). Ognuno nasceva e doveva restare nella sua  classe o ceto.

È passato.

A meno che, nella sfrenata e sciagurata corsa al mondialismo/globalismo  spinto non vogliamo tornare indietro e magari  importare usi e consuetudini indiane.  Il sistema delle caste in India è un meccanismo di gerarchie a livello di stratificazione sociale di carattere rigorosamente ereditario. Questo sistema millenario, nonostante sia stato ufficialmente abolito nel 1950, influenza in  gran parte ancora oggi la suddivisione dei lavori, gli equilibri di potere, il passaggio dei beni e si basa su fondamenti religiosi molto antichi e profondamente radicati.

Adesso è probabile che il mondo post pandemico disegnerà nuove fratture  economiche ma dobbiamo impedire che le fratture diventino sociali. Tutti insieme dobbiamo impegnarci perché ciò non avvenga.

Domani a recuperare più rapidamente degli altri le sue abitudini sarà chi può acquistare spazio. Il rischio è che la distanza interpersonale diventi un nuovo lusso, poiché,  infatti, non sarà gratis.

Alcune prime notizie circolate in queste ore sembrano disegnare proprio questa strada.

La prima: la Compagnia aerea a basso costo (sinora) americana Frontier consentirà a chi lo desidera, “per la propria pace mentale o solo per maggiore comodità” di acquistare un posto in aereo di fianco a una poltrona centrale vuota. L’opzione si chiama “More Room” e il costo annunciato  è di 39 dollari. La Iata, l’associazione che raccoglie le principali compagnie internazionali, ha invece già avvisato: se dovessimo volare con gli apparecchi meno carichi, lasciando per esempio il famigerato posto centrale vuoto, dovremo alzare i prezzi. Un aumento stimato in almeno il 54% del prezzo. Lo stesso discorso è facilmente applicabile a infiniti altri ambiti.

Bar e ristoranti dovranno ridurre i coperti, con probabili rincari dei menu; le palestre e i centri sportivi dovranno rimodulare l’afflusso, e gli abbonamenti rischiano di salire; la scuola d’inglese dove risparmiavi con le lezioni di gruppo dovrà tagliare i gruppi (e, sorpresa, alzare le tariffe); cinema e teatri dovranno distribuire le poltrone a scacchiera, garantendo quel metro, metro e mezzo di distanza fra uno spettatore e l’altro: possibile lasciare i prezzi di prima, quando già – penso al teatro – la sostenibilità economica era a rischio?

Il rischio è dunque che il distanziamento fisico non sia alla portata di tutti. Anzi, che diventi una sorta di nuovo lusso, una corsia preferenziale per chi vuole (e può) recuperare prima degli altri le abitudini di prima. Chi vorrà tornare a viaggiare, mangiare fuori, andarsene in palestra potrà probabilmente farlo, e a breve, sborsando di più.

Chi non può si arrangerà, scivolando ancora più indietro nella scala sociale faticosamente percorsa.

Ecco allora il distanziamento sociale che dobbiamo evitare.

L’educazione e la prudenza ci indurrà, ancora per qualche tempo a tenere una certa distanza tra persona e persona, senza alcuna anacronistica  distanza sociale.

Cominciando a non pronunciare più quella brutta locuzione.

Cosimo Lombardi

 

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