Giù le mani dal primitivo!   Conviene a tutti, anche ai siciliani

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Lettera aperta al Presidente della Regione Siciliana, Onorevole Nello Musumeci.

Signor Presidente,

non è necessario a nessuno presentare il Primitivo, sua maestà il primitivo (di Manduria o di Gioia del Colle), DOC dal 1975, quel vino che nel mondo ormai è sinonimo di vino rosso (per gli altri, noi uomini della campagna jonica diciamo nero, giacchè il suo colore è talmente intenso da avvicinarsi al nero).

Ogni vino ha la sua storia e all’assioma non sfugge il Primitivo.

Allignato in Puglia in tempi remoti, dagli Illiri dicono alcuni, da Falanto e dunque da Sparta sostengono altre cronache che intendono porre la primogenitura nelle Terre Tarantine piuttosto che alle pendici della Murgia barese.
La questione continuerà perenne.

Alcune fonti storiche assegnano la primogenitura ed il nome a don Fancesco Filippo Indelicati, primicerio della chiesa di Gioia del Colle. Semplicemente perché il vitigno maturava in anticipo. «Primativus», dunque.

È certo, perché provato, che il patrizio manduriano don Tommaso Schiavoni-Tafuri, sposando la contessina Sabini di Altamura, intuì le potenzialità di quel vitigno che portò a Manduria, insieme alla sposa, quasi si trattasse di ulteriore parte del patrimonio dotale. Quel vitigno si sentì (o tornò) a casa nella parte orientale della provincia Jonica, allora parte della provincia di Terra d’Otranto.

Ed è proprio a Manduria che quel vino, affrancatosi dalla triste e lunga sventura di essere “vino da taglio” per note etichette a nord del Rubicone e d’Oltralpe, grazie alla caparbietà di agricoltori manduriani, tra i quali, in primo piano Fulvio Filo Schiavoni, che ne fu il primo presidente, è nato il  Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria, il 16 febbraio 1998, battezzato da poche aziende tra cooperative e private e ha ottenuto il riconoscimento legislativo nel 2002.

Sono oltre 3.000 gli ettari di vigneti che costituiscono la denominazione del Primitivo di Manduria e 18 i comuni tra Taranto e Brindisi che producono Primitivo di Manduria, che ora si vede violentato.

Donde la levata di scudi.

La decisione della Giunta Regionale della Regione Sicilia (DGG 1733 del 09/08/2019) con la quale si autorizza la coltivazione della varietà Primitivo sull’intero territorio regionale crea un pericoloso precedente amministrativo.   Per noi questo provvedimento è inammissibile. Tale decisione offende la nostra storia. Il primitivo è un vitigno pugliese, espressione coerente del nostro territorio e delle nostre tradizioni vitivinicole. Inoltre, la sua affermazione commerciale che lo pone come prodotto traino dell’economia vinicola, agroalimentare e enoturistica regionale, è il risultato di decenni di sforzi e investimenti, sacrifici dei viticultori.
E non possiamo tollerare che tale patrimonio sia sottratto
.”     Questa è la posizione congiunta  di tutti gli agricoltori, contadini e vinificatori di Puglia, riuniti nel   Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria doc e docg, nel Consorzio del Salice Salentino doc, nel Consorzio del Primitivo di Gioia del Colle doc, nel Consorzio di Brindisi e Squinzano doc, nel Consorzio dei vini doc e docg Castel del Monte, l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino delegazione Puglia, nel Consorzio Movimento Turismo del Vino Puglia, Assoenologi Puglia Basilicata e Calabria, Cia –  Agricoltori Italiani Puglia  e in  Confagricoltura Puglia.

Un messaggio forte e comune giunge dal mondo rurale pugliese : l’autorizzazione all’impianto e alla produzione di primitivo in Sicilia è da considerarsi un abuso.

E’ una posizione comprensibile visto che il nome del vitigno “Primitivo” è sempre stato tradizionalmente associato a famose denominazioni pugliesi, in particolare Manduria e Gioia del Colle, oltre che ad altre DOP e IGP.

Conosciamo, caro signor Presidente della Regione Siciliana, le regole del WTO, ma noi, Presidente, la nostra parte politica, nel corso di un convegno organizzato da Adolfo Urso, abbiamo sostenuto una rivoluzione delle regole: la riforma del WTO che renda davvero equo e non solo libero il commercio.

Cominciamo a farlo noi, diamo l’esempio e in attesa di nuove norme, adottiamo comportamenti coerenti con il nostro essere e con la nostra storia.

Il globalismo selvaggio, filosoficamente non ci appartiene e la politica, la nostra politica, è innanzi tutto coerenza e solidarietà.

Questo è il messaggio che il mondo rurale pugliese intende mandare al mondo rurale siciliano.

* * * * *

 

 

Conclusa la prima parte, quella istituzionale, ci rivolgiamo al caro  Nello Musumeci.

 

Caro Nello, 

mi consentirai il tono colloquiale perché ci siamo conosciuti alcuni anni fa in un torrido primo pomeriggio d’estate, in Grottaglie – campagna elettorale comunale – e venisti a dare una mano alla nostra lista, qualche giorno prima di Francesco Storace, quando eravamo un partitino da 3 virgola qualcosa.

Nonostante l’ora infelice, il caldo e la necessaria consuetudine alla siesta, il salone era pieno non per merito nostro ma per la tua fama.

Tutti sapevano chi era Nello Musumeci, tutti sapevano che Francesco Storace aveva detto “Se c’è un dispetto che si possa fare ad un uomo politico è quello di farlo parlare dopo Nello Musumeci”, il pensiero di Marcello Veneziani “…finalmente un galantuomo che non prende il pizzo, perché ce l’ha già sotto il mento…” , ma ancor di più quello che pensava il prefetto Franco Gabrielli, non ancora capo della Polizia, “Conosciamo quindi la preparazione del politico, la prudenza dell’uomo e la lungimiranza dell’ uomo delle istituzioni”.

Ecco perché quel salone era pieno.

Caro Nello, 

sappiamo quanto tu ami la Sicilia ed i siciliani, quanto tu, sodale di Borsellino nel Fuan, voglia farla diventare bellissima, più di quanto già non lo sia, ma, da Uomo delle Istituzioni e da Italiano certamente non lo vuoi fare in danno di altri italiani.

Guarda, in Puglia ed in particolar modo nel Salento ci siamo fatti un mazzo così per far affermare nel mondo il nome del Primitivo, così come voi siciliani avete fatto per il Nero d’Avola, per il Marsala, per il pistacchio di Bronte, solo per citare solo qualcuna delle vostre eccellenze.

A voi non serve il Primitivo di Sicilia. Peraltro, per quanto ci siamo sforzati, nella nobile terra di Trinacria non abbiamo trovato alcun congiunto né affetto stabile ( per dirla con il presidente Conte) del nostro primitivo. Abbiamo trovato in California lo Zinfandel, in Croazia il Plavac Mali, cugino del californiano, ma in Sicilia proprio no. Niente, nente.

Ma, guarda, nemmeno a voi conviene che si operi una frattura tra un qualsiasi vitigno, un vino, stavolta il primitivo e dopo chissà, ed il suo territorio d’elezione ( terroir come dicono i francesi).

Guarda, caro Nello, conosco bene – perché ne faccio parte – gli agricoltori ed i contadini della, per dirla con Orazio, siticulosa Apulia, sitibonda Puglia.

E’ gente che non si cura di svegliare il gallo, anzi gli piace, è gente che non sente la fatica, una fetta di pane e pomodoro, se c’è una fetta di capocollo di Martina Franca, un bicchiere di Primitivo e passa; ma è gente tignosetta, nel senso che è testarda, non ama la mosca sotto al naso.

Non vorrei che, aperta la porta alla transumanza di cultivar e di denominazioni, ci venga in mente di impiantare in riva all’alto Jonio qualche tomolo di Nero d’Avola e poi da tomolo si aggiunge tomolo… o qualche mio compaesano di San Marzano di San Giuseppe, paese già noto nel mondo per il suo elisir “San Marzano Borsci”, si mette a piantare qualche tomolo di Grillo (nulla a che fare con quello lì) o di Inzolia o di Pignatello e poi magari si mette a produrre Marsala, per finire che mi trovo in qualche Villaggio turistico di San Vito Lo Capo a bere un bicchierino di Marsala di San Marzano.

Quindi, caro Nello ad ognuno il suo.

Ti aspettiamo, quando vorrai ritornare, e sarai ancora e sempre graditissimo ospite.

Ti garantiamo pasti frugali ma gustosi ed un buon bicchiere di Primitivo di Manduria.

Con affetto,
Cosimo Lombardi
Fratelli d’Italia Grottaglie

 

 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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