APERTAMENTE. “L’Italia s’è desta” di Ettore Mireli

Condividi

Io me ne sto bello tranquillo nello stretto recinto di casa mia, della mia città, della mia comunità perché  la politica è cosa sporca non degna di me, me ne sto qui perché rispondo solo di quello su cui posso operare, rispondo solo delle mie azioni e rifiuto ogni etichetta, ogni discorso teorico, ogni scontro di tifoseria politica in cui a vincere sono sempre i terzi non partecipanti, i capitalisti silenziosi che ci sottraggono il futuro con il grimaldello della sinistra europeista.
La politica è cosa sporca e così non me ne interesso, ma poi dopo mesi di restrizioni giuridicamente discutibili capita di ritrovarsi in piazza, con i cuori uniti nel battito sincronizzato dell’Inno Nazionale e capisci che non puoi voltarti dall’altra parte, che non puoi fare a meno di sentirti italiano, non puoi fare a meno di prendere posizione su posizioni spesso impossibili che il buonsenso suggerirebbe come le uniche possibili.
Noi oggi siamo qui in piazza per protestare contro una Italia ridotta alla immobilità, dove si naviga a vista perché  così hanno deciso a Bruxelles su mandato di Berlino e di Parigi. Noi siamo qui oggi perché siamo stanchi di finanziare una Europa che ci restituisce briciole e ci delocalizza le imprese, ci toglie il lavoro, trasferisce le sedi legali delle nostre industrie nei paradisi fiscali dell’Olanda. Noi siamo qui per dire che i soldi ricevuti dalla Russia in Titoli di Stato non dovevano essere spesi per il reddito di cittadinanza, ma per finanziare una politica più indipendente ed autorevole nei confronti della Unione Europea.
Siamo qui per dire che tutelare l’agricoltura italiana non significa regolarizzare mezzo milione di immigrati clandestini, ma significa vietare l’ingresso in Italia di prodotti extracomunitari prodotti senza tutela del lavoro e senza tutela di qualità.
Siamo qui per dire che serve intervenire sul libero mercato per imporre prezzi minimi dei prodotti ortofrutticoli che compensino gli agricoltori per gli immensi sforzi della produzione.
Siamo qui per dire che siamo stufi dei contratti a termine, senza tutele solo perché l’Italia deve essere competitiva con Paesi come la Romania o gli altri Paesi dell’est Europa dove le tutele previdenziali dei lavoratori non sono neanche prese in considerazione.
Siamo qui per dire che la ripartenza della Italia non può essere affidata a mutui bancari erogati da banche che procedono con colpevole ritardo perché non hanno nulla da guadagnare nel concedere quei mutui garantiti dallo Stato.
Siamo qui per dire che ci siamo stufati delle continue offese alla nostra cultura nazionale da parte della esterofilia e del filoislamismo imperante in questa insulsa sinistra al Governo.
Siamo qui per dire che il nostro futuro non può essere affidato a mezze calzette di politici come Zingaretti e Gigino Di Maio.
Siamo qui per dire che meritiamo di più e questo di più ce lo prenderemo con la forza della nostra passione politica, con un Presidente del Consiglio che sarà eletto dal popolo e non dagli inciuci dei partiti di maggioranza relativa, uniti al solo fine di governarci a piacere loro.
Noi siamo cuori ardenti nella notte della contemporaneità e la nostra battaglia è etica prima ancora che politica, contro la mera sopravvivenza alla giornata ed il sacrosanto diritto di poter programmare la propria vita in modo conforme alla nostra dignità di essere evoluti che trascendono l’animalità della immanenza.
Contro tutto questo si scaglia la nostra opera e la mia camicia nera che non ha nulla a che fare con il fascismo, morto e sepolto da tempo, ma è una divisa antiborghese contro la meschinità del compromesso, dell’accontentamento del “perché  così è”.
Noi non crediamo nello stato di fatto, crediamo nella grandezza del futuro in diretto collegamento con il nostro passato.
Crediamo in un territorio ancorato alle proprie tradizioni, che non vende souvenier ma vende la propria visione del mondo a chi viene a visitarci.
Pellegrinaggi delle antiche via Appia e Francigena, in luogo di feste estemporanee all’insegna dello stordimento alcolico.
Noi crediamo in un turismo di qualità alla ricerca della differenziazione culturale, del piccolo e bello contrapposto al grande e massificato.
Noi crediamo nella bellezza del nostro mare e nella nobiltà della nostra natura sorniona e placida di origine mediterranea.
In tutto questo noi crediamo e non accetteremo compromessi per riprenderci il futuro che ci hanno tolto.
L’Italia s’è desta, per necessità e per passione, ora sta a noi fare i primi passi per tornare alla nostra origine più pura, fratelli di chi sa guardare oltre, nemici di chi si lamenta di un presente opprimente, senza fare nulla per trascenderlo.

Dal 2011 oraquadra, propone un’informazione onesta, corretta, puntuale e gratuita.

Sostenete ORAQUADRA e la libertà di informazione


 

Condividi

Lascia un commento