Critica letteraria. “Le ragazze stanno bene” di Simeone letto con la mente di Ettore Mirelli

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“Le ragazze stanno bene” è un titolo decisamente migliore dell’hashtag #andràtuttobene, con cui in modo preconfezionato si è voluto imballare l’opinione pubblica verso un approccio fideistico nei confronti dell’avvenire, ed allora se ripartenza deve esserci, tanto vale ripartire dalla letteratura e dall’approfondimento delle dinamiche interiori che silenziosamente soprassiedono ai nostri comportamenti quotidiani, senza che neanche ce ne rendiamo conto, o meglio, senza che nessuno di noi abbia il coraggio o la voglia di rendersene conto.
In questa opera Davide Simeone ci conduce per mano nello squallore emotivo della contemporaneità, nello iato tra dimensione ansiogena privata e perfezione patinata della iconografia pubblica di noi, sul grande palcoscenico della rete.
Potremmo definire questo romanzo la storia di amori al tempo dei social network, ma non renderemmo giustizia alla precisione chirurgica con cui Simeone vivisezione e descrive la vasta gamma delle sfumature e degli impulsi che ci rendono attori inconsapevoli e testimoni sfuggenti delle nostre stesse vite e dell’assetto relazionale che intessiamo con il mondo esterno e le persone che lo popolano.
Il primo impulso è quello di fuggire da una narrazione fin troppo fedele alla realtà di rovine in cui viviamo: volti intercambiabili, uso del prossimo come fosse merce di consumo, comunicazione intima collassata nella voragine tra pubblico e privato.
Fuggire, questo è l’impulso, ma fuggire dove? Di certo chiuderci in una condanna moralista della realtà sarebbe scorretto e parziale e non terrebbe conto del fatto che la postmodernità ci ha contagiato fin nelle ossa, anima compresa.
Un secolo fa Erst Junger predicava il passaggio al bosco, il grande rifiuto della cultura sociale dominante, ma questo grande rifiuto è divenuto impossibile nell’epoca della perenne connettività, della coincidenza tra essere ed apparire.
Ogni assetto ontologico, ogni sovrastruttura morale, ogni istituzione religiosa, risultano oggi inadeguate e parziali rispetto al grande fine ultimo che l’uomo sente latente in sè: la ricerca della Verità.
E quindi non c’è scampo, non si può fuggire da nessuna parte, se non all’interno di noi stessi nella ricerca di una risposta possibile, che forse oggi la letteratura, quando è letteratura di qualità, può fornirci come e meglio della religione, in una sorta di preghiera laica dell’essere.
Il consiglio che verrebbe da dare è di trovare la persona giusta e di spegnere il cellulare quando si sta insieme, ma intimamente sappiamo che non è possibile, perché ogni immagine, reale o virtuale che sia, è ormai intrisa del nostro smisurato ego sessuale.
Abbiamo aperto le gabbie del possibile e siamo rimasti prigionieri al loro esterno.
Certo possiamo negare, fingere, occultare, ma fino a che punto?
La verità è che l’umanità nel suo insieme è una grande orchestra sinfonica in cui la storia e gli eventi dettano il tempo, la partitura e l’armonia.
Oggi siamo nell’epoca del caos, degli impulsi e del frastuono. Ogni visione lineare degli eventi ci è preclusa ed allora non possiamo fare altro che ripartire da noi, da quel magma di impulsi di base ed emozioni che caoticamente ci si agitano dentro e che dobbiamo imparare ad usare come risorsa, come base di riflessione, come combustibile, vento nelle vele per condurci alla comprensione di noi stessi ed al rispetto verso il prossimo.
Tutti abbiamo ragione a modo nostro e, nel gioco di specchi in cui agiamo è necessario ricomporre l’unità della immagine per creare una visione meno parziale della precedente, senza nessuna stampella consuetudinaria, senza altro fondamento se non la sincerità emotiva.
Simeone descrive questo gran “casino” e lo descrive con maestria e precisione, dando al lettore la prospettiva di una via di fuga dal pantano della postmodernità mediatica tramite il ritorno alla emozione vera epurata da ogni moralismo e riesumata dal marasma della confusione emotiva.
Giustizia e Verità nel tempo dei social network, da cui forse, in modo parziale, confuso e progressivo, potrà nascere una base di comprensione per la riscoperta di noi e dell’altro, in un orizzonte di consapevolezza ed onestà.
Il ’68 con la sua rivoluzione libertaria ha abbattuto tutte le istituzioni del passato, poi per cinquanta anni la generazione dei nostri genitori ha collezionato errori in buona fede, lasciandoci infine in eredità un mondo collassato su se stesso.
Oggi noi dobbiamo ripartire creando una nuova visione del futuro ancorata a quei piccoli frammenti di verità emotiva che ci portiamo dentro. Un pò poco per ripartire, di sicuro un patrimonio da solo insufficiente per ricostruire una civiltà, degna delle grandi civiltà del passato, ma la storia segna il ritmo degli eventi e nell’epoca dell’individualismo, io penso che proprio dall’individuo possa essere rimesso in rete un nuovo umanesimo, il germe di una grandezza che supera le contraddizioni del passato, che supera il test di consapevolezza del presente, e dalla semplicità di un abbraccio sincero crei le premesse per un futuro degno del nostro lato migliore e degno di essere vissuto da veri esseri umani.
Le porte scorrevoli della vita si aprono e si chiudono. Ci si incontra e ci si perde, ma in quel cellulare che suona, in quel sorriso che ci nasce sincero sulle labbra, in quel brivido di gioia per l’esserci ritrovati, al di là di tutto e di tutti, c’è un piccolo miracolo che va protetto e preservato.
Oggi, tu che mi stai di fronte sei tutto il mio mondo e potrai continuare ad esserlo anche domani se impareremo ad intessere una comunicazione profonda che superi le lusinghe della quantità, della intercambiabilità degli esseri umani e, della grande illusione delle possibilità infine, che altro non è se non assenza di vere possibilità.
Solo così, malgrado tutto, potremo ottenere il perdono per i nostri errori, solo così potremo fare pace con il mondo, i suoi abitanti e le persone che hanno sfiorato la nostra vita anche solo per un istante volendoci bene.
Solo così potremo essere sicuri di aver fatto comunque la nostra parte, portando rispetto alle persone ed usando le cose, come dice Simeone, in un mondo in pace che riparta da noi, con la consapevolezza amorevole che le ragazze che abbiamo incontrato ed amato, stanno comunque bene ed andrà tutto bene veramente.
Firmato : Ettore Mirelli, classe 1979, vive a Grottaglie.

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