Dopo ben sei anni dal sequestro della discarica Vergine non c’è ancora una svolta positiva per la Comunità lizzanese

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DISCARICA VERGINE ( lettera aperta )

Ricordiamo quante preoccupazioni l’impianto ha dato a Lizzano e alle altre comunità limitrofe e quanto impegno  profuso  per contrastare i danni deleteri sui cittadini e sul territorio.

 L’associazione AttivaLizzano , dal 2010, si è fatta portavoce del disagio cittadino usando strategie diverse:  assemblee pubbliche,manifestazioni, ricerca di dialogo con gli amministratori locali, provinciali, regionali e presentazione di esposti alla magistratura. Proprio grazie a quest’ultimi la magistratura ha sequestrato l’impianto di smaltimento avendo trovato irregolarità nella gestione dei rifiuti; ad oggi sono in corso due processi a carico dei gestori  per i reati di molestia olfattiva, traffico illecito di rifiuti e  disastro ambientale.

 Proprio su questo ultimo aspetto intendiamo soffermarci per ricordare come si è giunti a quest’ultimo reato.

 Nel 2017 furono effettuati dei prelievi nei pozzi spia della discarica e in alcuni di essi si riscontrò la presenza di ferro, PCB, diossine, idrocarburi e cadmio tali da far superare le CSC ( coefficiente soglia di contaminazione ).

 A seguito di ciò l’Associazione AttivaLizzano ha inoltrato  alla Magistratura tarantina un ulteriore esposto dove si evidenziava preoccupazione per le acque di falda utilizzate per le attività agricole e pastorali e per i pozzi artesiani utilizzati dai tanti  cittadini lizzanesi che al momento non usufruiscono della rete idrica dell’acquedotto pugliese.

Questa situazione non sappiamo da quanto tempo si protrae non essendoci uno storico di riferimento e a tutt’oggi ci risulta che non siano stati svolti altri prelievi con successive analisi nei pozzi incriminati e neppure nel comune di Lizzano, nonostante i tanti solleciti alle istituzioni interessate alla salute umana. 

 Nel 2018 il terreno sul quale insiste la discarica è stato acquistato da un  soggetto privato : la LUTUM. La suddetta società, a seguito dell’acquisto, si è proposta  di mettere in sicurezza l’impianto; in tal modo la Regione Puglia e il Comune di Taranto hanno demandato ad un privato impegni e responsabilità da loro precedentemente assunti, pur consapevoli che ciò avrebbe facilitato eventuali richieste di riattivazione della discarica da parte dell’azienda LUTUM.

 Si è a conoscenza che da alcune settimane sono iniziate le operazioni di messa in sicurezza della discarica; la vigilanza di tali lavori è stata affidata all’ARPA Puglia.

Sono stati esclusi dal controllo dei lavori  il Comune di Lizzano e l’associazione AttivaLizzano nonostante le richieste avanzate di poter prenderne parte  con i propri professionisti.

 Molte le domande che i cittadini lizzanesi si pongono in questi giorni: E’ possibile che, dopo la messa in sicurezza, venga richiesta l’autorizzazione a continuare l’attività di smaltimento rifiuti?

 Se la risposta fosse sì ,ci chiediamo come sia possibile concedere ulteriori autorizzazioni in un territorio esausto in fatto di discariche, se si considera che per quasi mezzo secolo i rifiuti sono serviti per colmare le tante cave di tufo; rifiuti che, quando non vigeva alcuna normativa in fatto di smaltimento ,  venivano smaltiti sulla nuda terra, senza alcuna protezione e , con la tipologia del terreno – calcarenite, altamente permeabile, con possibili cavità nel sottosuolo,  i loro veleni avranno certamente raggiunto i punti nevralgici del sottosuolo in modo tale da compromettere la salute delle popolazioni vicine;

 Lizzano, infatti, pur non avendo alcuna industria, lamenta un’alta percentuale di malformazioni infantili e patologie tumorali e per alcune di esse, superiori a quelle di Taranto, secondo il registro tumori di Taranto del dicembre 2017;come si  possono concedere autorizzazioni alla ripresa delle attività della discarica essendo la popolazione di Lizzano costantemente invasa da acido solfidrico, anche a discarica ferma?

 Ricordiamo che, anche se a basse concentrazioni e ad esposizioni costanti, a lungo andare, l’acido sofidrico  provoca nelle popolazioni esposte gravi danni alla salute, spesso irreversibili, come la letteratura scientifica internazionale  ha indicato ( danni alla salute umana causati dall’idrogeno solforato – Maria Rita D’Orsogna, and Thomas Chou – January 14, 2010 ), anche se siamo consapevoli che la valutazione e l’effettivo  rischio di queste sostanze in una popolazione piccola come la nostra  non è possibile determinarla con sufficiente certezza scientifica.Si evidenzia il fatto che, nell’ultimo anno, anche con discarica inattiva, come certificato dall’ARPA, sono stati molti i periodi in cui vi sono stati sforamenti di H2S; 

 Come si possono concedere autorizzazioni in una zona, quella della discarica,  a vocazione agricola e pastorale con un alto indice di fattore di pressione, riferito ai metri cubi dei rifiuti sull’unità di superficie;

 Come si possono concedere ulteriori autorizzazioni alla discarica Palombara pur essendoci ad una distanza di 500 mt. da essa un’altra grande discarica: la MENNOLE; quest’ultima in post-produzione e in totale stato di abbandono, dove nessuna delle istituzioni ha notizie sul suo stato dell’arte,  la dislocazione dei suoi  pozzi spia è sconosciuta agli organi di controllo e le torce di captazione del biogas non funzionano o sono inesistenti.

 Con queste premesse possiamo affermare di trovarci di fronte ad  una bomba ecologica .

 Non può la politica scaricare sulle popolazioni la sua inefficienza e trovarsi  sempre in una situazione emergenziale, come lo è in questo periodo particolare. Difatti, quasi tutte le discariche in Puglia sono chiuse o sotto sequestro e, non si è ancora definitivamente predisposto il piano generale dei rifiuti, tanto decantato dall’attuale amministrazione regionale e dal commissario AGER Dott. Grandaliano.

 Tale situazione di emergenza potrà indurre ad autorizzare qualsivoglia richiesta, aggravata anche dal fatto che ,in questo periodo di Coronavirus, sarà la nostra comunità a dover sperimentare lo snellimento della burocrazia per autorizzare le attività industriali (e quindi anche le discariche) al loro esercizio.

 Per tutti questi motivi, l’Associazione AttivaLizzano invoca il principio di precauzione e soprattutto di prevenzione ( tanto invocato dalla Commissione Ambiente e dalla Commissione Europea).                                   

La popolazione di Lizzano e l’Associazione AttivaLizzano  chiedono alle Istituzioni deputate al rilascio di eventuali autorizzazioni alla ripresa dell’attività della discarica “ Palombara”, di tenere in seria considerazione le criticità che certamente scaturirebbero a causa delle concrete problematiche che il sito offre e soprattutto chiede che si anteponga a qualsiasi altro interesse, il diritto alla salute pubblica e alla tutela dell’ambiente. 

 Presidente Pro Tempore

 Angelo DEL VECCHIO

lettera aperta impaginata

 

 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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