Luglio 2020 – Ex Ilva nel vortice dell’indifferenza

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Gli eventi atmosferici di qualche giorno fa hanno purtroppo riportato alla mente l’uragano del novembre 2012 che portò morte, distruzione e disperse nell’ambiente notevoli quantità di amianto.

Questa volta il forte vento ha causato un impressionante innalzamento di polveri e scorie minerali stoccate all’interno di alcuni parchi della fabbrica, disperdendoli per tutto il territorio alla velocità di 76 km/h.

Che sia uragano o altro fenomeno atmosferico, come i tristemente noti Wind days, le vittime di questi eventi naturali sono sempre Taranto e i tarantini.

Sarebbe però quantomeno incauto incolpare gli eventi atmosferici, in quanto fenomeni naturali, per quest‘infausto destino, sottovalutando la vera causa che li trasforma in tragedie ambientali.

Avere ancora in attività l’area a caldo dell’ex Ilva è clamorosamente sbagliato.

Per non parlare poi della fantomatica copertura dei parchi minerali che avrebbe dovuto risolvere lo scempio delle polveri di minerale che invadono il quartiere Tamburi ad ogni minima folata di vento!

Il Meet Up Amici di Beppe Grillo Taranto si è già espresso ufficialmente, riguardo la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento, con un documento politico presentato a tutti gli enti istituzionali il 4 Gennaio 2020 (come già tra l’altro proposto nel programma M5S Taranto delle amministrative 2017).

Le richieste presentate nel documento politico sono le seguenti:

–        superamento della gestione privata del sito industriale ex-Ilva, per evitare che possano essere tutelati unicamente i profitti a fronte della salute;

–        sottoscrizione di un Accordo di Programma per lo spegnimento progressivo delle fonti inquinanti, ed in questo caso intendiamo la dismissione degli impianti dell’area a caldo dell’ex-Ilva (così come è avvenuto nel 1998 a Genova-Cornigliano e come sta avvenendo in questi mesi a Trieste, con la chiusura dell’area a caldo della Ferriera del rione Servola);

–        definizione di un cronoprogramma dello spegnimento degli impianti (da circoscrivere in un periodo massimo di 12 mesi);

–        reimpiego degli operai nelle opere di bonifica del sito dismesso, previo corso di formazione;

–        gestione statale che preveda un’Associazione Temporanea di Imprese (ATI o Joint Venture tra Società) con fornitori di semilavorati siderurgici;

–        formulazione di un programma di riconversione socio economico (Cantiere Taranto).

Oggi, come se ce ne fosse ancora bisogno, si può anche palesemente confutare l’affermazione del 18 Giugno dell’AD Morselli, che definiva lo stabilimento di Taranto “il più bello d’Europa, il più moderno, il più potente”.

L’acciaieria ex Ilva non è niente di tutto questo.

Cosa altro deve accadere perché finalmente ci si renda conto di cosa subisce questa città e il territorio ad essa circostante?

La pandemia causata dal Covid 19 ha fatto comprendere in modo tangibile come la salute non sia barattabile con esigenze produttive e di profitto a livello nazionale, ma questo deve valere anche per Taranto e i tarantini.

E la chiusura dell’area a caldo è l’unica possibilità per dimostrarlo!

 

 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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