Oltre la “Movida” c’è di più

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GROTTAGLIE – Sfiorite le polemiche sui tanto chiacchierati orari di chiusura degli esercizi di somministrazione bevande e alimenti, opportunamente ritoccati rispetto alle precedenti O.C. nn. 71, 81 e 82/2020 per venire incontro alle esigenze sia dei fruitori che degli esercenti che stanno lentamente e faticosamente uscendo da un periodo di grave difficoltà a causa delle restrizioni dovute al Covid-19, nuove gemme di riflessione spuntano inevitabilmente in seguito a un’attenta lettura dell’ordinanza sindacale del 03/07/2020. Una non trascurabile parte di questa, infatti, è dedicata ai divieti di alcuni comportamenti durante le ore notturne nel centro urbano e in particolar modo nel centro storico.  Leggendo attentamente, non si può fare a meno di riflettere su quanto ci sia ancora da imparare sul convivere civile e sullo spazio comune, se davvero c’è bisogno di un’ordinanza che vieti una serie di azioni che né in privato né in pubblico ci si aspetterebbe da cittadini scolarizzati, emancipati e inseriti nel tessuto sociale di un Paese occidentale nel 2020.

A pagina 3 della già citata ordinanza del 03/07/2020 si legge che ai titolari degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande che operano nel perimetro del centro abitato, spetta vigilare affinché sia garantitala cessazione della diffusione di musica e canti, ove autorizzati, a qualsiasi titolo esercitati nel locale e/o nelle sue pertinenze (…) e che la diffusione sonora in nessuno caso dovrà arrecare disturbo al riposo delle persone”.

Inoltre i titolari devono garantire “sia all’interno del proprio locale che nel perimetro esterno dell’area autorizzata, di pertinenza del proprio locale – anche avvalendosi di addetti autorizzati al controllo – (…) che gli avventori tengano comportamenti che non disturbino, mediante urla, schiamazzi o rumori, la quiete pubblica e il riposo delle persone”.

Ancora, ai punti 3 e 4 si apprende che sempre ad essi spettino i compiti “di vigilare ed evitare, adottando opportune cautele, che durante le attività di chiusura e pulizia notturna gli avventori permangano nelle aree di pertinenza e che gli avventori non tengano comportamenti che contrastino con le norme igieniche e di tutela dell’ambiente del decoro urbano e del vivere civile, in conseguenza alla fruizione del locale e di porre in essere delle soluzioni idonee per agevolare il rispetto delle norme”.

La lettura di questi articoli già genera lecite perplessità sul comportamento degli avventori. Come mai c’è bisogno di un intervento esterno che imponga dei limiti al frastuono sonoro, agli schiamazzi e alla pulizia delle pertinenze dei locali frequentati? Possibile che non si possegga l’elementare e basico concetto che l’ormai detto comune traduce in “la mia libertà finisce dove comincia la tua”? È davvero così potente l’effetto che i cocktail consumati producono sui freni inibitori di certi individui, tanto da indurli a non rendersi più conto di cosa sia opportuno o sconveniente fare per divertirsi?

Proseguiamo. A pagina 4 si legge:

“In particolare è vietato:

  1. gettare o abbandonare per terra carte e qualsiasi tipo di rifiuti solidi e liquidi, lattine, bottiglie ed altri oggetti che costituiscono pericolo per l’incolumità pubblica e pregiudizio per il decoro della città;
  2. imbrattare con disegni, scritte e simili i muri e gli edifici sia pubblici che privati, nonché qualsiasi atto o comportamento che possa deturpare o limitare la fruibilità collettiva del bene, come ad esempio atti vandalici in danno di aree verdi, panchine, segnaletica, veicoli, impianti sportivi, prospetti di edifici privati ecc.,
  3. imbrattare, con disegni, scritte e simili i muri degli edifici di culto e i monumenti storico-artistici, nonché qualsiasi atto o comportamento che possa deturpare o insudiciare, anche mediante abbandono di rifiuti solidi e liquidi, o limitare la fruibilità collettiva del bene medesimo;
  4. tutti gli atti e i comportamenti, anche dovuti all’uso dell’alcol, come alterchi, schiamazzi, molestia che impediscano il diritto di serena convivenza civile”.

Fin qui facciamo difficoltà ad immaginare come, nel privato della propria abitazione, ci possano essere individui che si comportano in questo modo deturpando, per esempio, i propri oggetti, i muri e le facciate delle proprie abitazioni, le panchine ed il verde nelle proprie villette, danneggiando i propri autoveicoli ecc.– ma si sa, è pensiero comune che a casa propria si fa quel che si vuole, e quindi non possiamo escludere che se ciò viene perpetrato in luogo pubblico forse lo si fa perché si è abituati a farlo nel privato. Continuando a leggere l’ordinanza, però, si resta sempre più perplessi:

“e. bivaccare o usare i luoghi e gli spazi pubblici e privati come siti di deiezione;

  1. stazionare dinanzi alle residenze private e/o delle locande ostacolando chi vi abita o dimora limitando l’ingresso in piena sicurezza;
  2. sostare per consumare bevande o cibo, banchettando e abbandonando ogni minimo rifiuto per le strade oltre le aree appositamente autorizzate di pertinenza dei locali pubblici;
  3. emettere suoni disturbanti, grida, urli, uso di strumenti e/o apparecchiature, segnalazioni acustiche di auto o oltre i limiti della normale tollerabilità, in ragione anche del rispetto della pubblica e del riposo delle persone”.

Resta difficile accettare che tutti questi comportamenti antisociali possano derivare esclusivamente dall’uso dell’alcool fino a tarda notte, e che qualche drink consumato una mezz’ora dopo la mezzanotte scateni forze oscure e distruttrici tali da permettere la perdita di ogni più minimo freno inibitorio fino a trattare la propria città (e chi la abita) come una discarica, una latrina e un luogo senza alcun valore da sfregiare in ogni modo. Perché lo spazio pubblico continua ad essere abusato, e non percepito e trattato come l’estensione dello spazio privato? Il manifestarsi di tale radicata mancanza di senso civico, della più triviale ignoranza, il trionfo di arroganza ed egocentrica strafottenza è certamente un problema sociale a cui va posto rimedio.  La cultura e la mentalità vanno modificate; sarebbe certamente più utile promuovere campagne di sensibilizzazione per questi comportamenti, piuttosto che legiferare su consensi e divieti.

Intanto, ci auguriamo che codesta ordinanza possa far riflettere tali signori e li inviti, se proprio non possono farne a meno, a manifestare la loro incontinente esuberanza all’interno del perimetro delle proprie mura domestiche, pur nel rispetto dei regolamenti condominiali e delle norme di buon vicinato, permettendo che le viuzze del centro storico, le piazzette e le ‘nchiosce possano essere fruite anche da chi è dotato di buona educazione, di autocontrollo e di consapevolezza civica, e prova disagio davanti a scempi del genere. Per comportarcicivilmente abbiamo davvero bisogno di un’ordinanza tragicamente grottesca suo malgrado, per far sì che ci sia un rispetto della sfera pubblica? Nel corso degli ultimi decenni c’è stato un innegabile degrado nella sfera pubblica che ha portato alla luce una diminuzione del senso di collettività. Nel privato  osserviamo degli atteggiamenti, nella sfera pubblica invece tendiamo a comportarci diversamente (cioè peggio). Questo ha portato a vedere nette differenze tra “fuori” e “dentro”. Perché il “fuori” è percepito come un luogo di disinibizione? Grottaglie non è terra di nessuno, ma territorio di ogni consapevole cittadino.

Elli Corizzi


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