Psicologia. La famiglia e l’ omosessualità

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Di questi giorni la notizia di una parrocchia di un paese della provincia jonica, che ha preso l’ iniziativa di organizzare una veglia di preghiera “a difesa della famiglia minacciata da varie insidie tra cui la legge sull’ omotransfobia”, destando lo sdegno del sindaco e della gran parte dei cittadini.

Proprio grazie a questi fatti realizziamo che di una legge così c’è assoluto bisogno. E che laddove in una comunità una parrocchia non agisce da collante, ma disgrega ha perso la sua fondamentale funzione di istituzione sociale per relegarsi da sola, implodendo, in una misera funzione religiosa/dottrinale destinata ad una minoranza di persone.

Si resta sbigottiti dal delirio persecutorio di cui qualcuno sembra soffrire in virtù della libertà altrui: come se dare qualcosa a te, in tal caso la libertà di espressione , la tutela dalla violenza, significasse privare me di qualcosa.

E’ sempre sorprendente osservare la necessità umana (che fortunatamente non ci accomuna tutti, ma che sicuramente è frequente) di identificare un nemico al quale si attribuiscono scenari terrifici e di dissoluzione- distruzione, a tutto danno del malcapitato che diviene oggetto di pregiudizio.

Insomma sono tante le considerazioni che “di pancia”, ma anche di “testa” si potrebbero fare….ma non voglio perdere tempo in questo… perché sono considerazioni che ognuno di noi può fare semplicemente fermandosi a riflettere.

Vorrei qui, da addetta ai lavori, elencare invece alcuni fattori che mi sembra utile evidenziare a beneficio della comunità tutta. Fattori che tutti dovremmo tener presente quando ci approcciamo all’ argomento dell’ omosessualità.

Intanto delle informazioni storiche e scientifiche:

Già dal 1974 l’omosessualità è stata cancellata dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) pubblicato dall’American Psychiatric Association cioè il manuale di riferimento dei professionisti della salute mentale di tutto il mondo, che fa sue le più recenti ricerche scientifiche in tema di psicopatologia. Dal 1974 si è progressivamente abbandonato il concetto di psicopatologia dell’ omosessualità salvo evidenziare il disagio derivante non dall’ essere omosessuali in sé, ma dal non accettare tale condizione (egodistonia). Questa evoluzione trova il compimento nel 1990 quando l’ OMS dichiara ufficialmente che: “ l’ omosessualità è una variante naturale del comportamento umano” e la depenna definitivamente dall’ elenco delle psicopatologie riconosciute dalla comunità scientifica internazionale.

Una decisione nata dopo anni di ricerche che dimostrarono che gli studi scientifici precedenti avevano importanti errori metodologici: l’ omosessualità non era la variabile che spiegava la patologia mentale del campione oggetto di studi (cioè anche campioni di eterosessuali potevano avere quei tratti patologici manifestati dal campione di omosessuali).

Nel 2018 anche la transessualità (cioè la discordanza tra l’ identità di genere e il sesso biologico) è stata rimossa dall’ OMS dalla lista delle patologie mentali

Oramai è cioè scientificamente riconosciuto che l’ omosessualità, il lesbismo e la transessualità sono varianti non patologiche del comportamento umano. Non rappresentano una deviazione patologica della sessualità.

Essendo possibili varianti del comportamento umano sono sempre esistite, e sono innumerevoli le prove storiche dell’ esistenza di queste varianti dalla notte dei tempi. Non c’è nulla di più “naturale” quindi dell’ omosessualità. Al pari dell’ eterosessualità.

Nei secoli c’è stata una progressiva presa di coscienza da parte della società e delle comunità omosessuali e una progressiva pretesa di riconoscimento, non per bisogno di esibizionismo, ma semplicemente per la “pretesa” del rispetto dei propri diritti umani.

Non diversamente da quanto avvenuto e avviene a tutt’ oggi da parte di “categorie” di persone oggetto di discriminazione sociale e/o di genere: le persone di colore, le donne , le minoranze etniche , e nei paesi dove vige la dittatura “semplicemente” da chi la pensa diversamente dal regime.

Compito dei contesti sociali evoluti come dovrebbero essere oggi le nostre comunità umane è l’ integrazione, l’ eliminazione della violenza, la capacità di stare insieme pur nella diversità, nel rispetto dei diritti di tutti e se necessario, anche attraverso la promulgazione di leggi dello stato.

Mi sembra utile inoltre fornire informazioni della pratica clinica.

Occorre sapere che quando si valutano le coppie che chiedono di adottare un bambino, o in tutte quelle situazioni in cui è necessario valutare una coppia genitoriale (ad es. al fine dell’ affido in caso di separazione, o in caso di maltrattamenti e abusi) ai fini dell’ idoneità vengono valutate le CAPACITA’ GENITORIALI . Le capacità genitoriali non corrispondono al sesso biologico. Non esiste una valutazione ad esempio del grado di femminilità o di mascolinità del “candidato genitore”.

Così come non viene valutato il livello di “maternità” o di “paternità” della coppia. Non esistono indici di questo tipo. Le capacità genitoriali sono dimensioni indipendenti dal sesso biologico o dall’ identità di genere della persona: capacità di prendersi cura dell’ altro, di riconoscerne i bisogni, di decentrarsi dal sé a vantaggio delle esigenze di un minore, di riconoscere i bisogni dell’ età del minore e di rispondervi adeguatamente, la capacità di protezione, la capacità di agire da mediatore per il figlio in situazioni sociali, sono alcune delle abilità di parenting.

Queste capacità non appartengono alla donna o all’ uomo, alla mamma o al papà, ma alla PERSONA.

L’ essere una coppia eterosessuale dunque non è a priori garanzia di buona genitorialità, specularmente l’ essere omosessuali non corrisponde ad una cattiva genitorialità.

Possiamo poi discutere circa il fatto che, parlando di evoluzione delle società, sicuramente la nostra non è ancora pronta ad accogliere l’ idea di un bambino che ad es. va a scuola accompagnato da due uomini o da due donne. Ma allora il limite è ancora il nostro (che non accettiamo l’ idea di famiglie “diverse”, ) non è di quella coppia di genitori.

Di un film di un po’ di anni fa (forse Robin Hood ) mi ricordo sempre il dialogo tra una bambina e un uomo di colore (che lei vedeva per la prima volta):

“Ti ha dipinto Dio?”

“Se mi ha fatto Dio? Certamente!”

“E Perché sei diverso?”

“Perché?…perché Dio ama varietà meravigliose.”

Dott.ssa Novella De Angelis
psicologa-psicoterapeuta
 

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