Storie. Fiamma Morini: la bellezza di un semplicità perduta di Ettore Mirelli

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Fiamma Morini era una donna piccola di statura ma grande nell’anima, con un corpo esile ma forte, il suo temperamento era semplice ma nobile, Fiamma Morini era il tripudio degli ossimori, la sintesi di ogni contraddizione che solo nel miracolo della vera donna si riconduce ad unità, nel miracolo lieve e sottile, semplice e bello, sommesso e potente che è l’anima di una donna, con la sua sensibilità e la sua fermezza.
Fiamma era una ausiliaria della X Mas, una delle tante ausiliare delle forze armate italiane nel ventennio fascista, divenuta simbolo di tutte le donne della sua epoca e poi simbolo di una epoca intera, grazie alla sua fibra inossidabile che l’ha condotta in piena lucidità alla veneranda età di 94 anni, ma soprattutto grazie al rigore umano del suo modo di stare al mondo.
Fiamma non ha mai fatto battaglie culturali o politiche per tentare di restaurare il passato, si è sempre limitata ad essere testimone di un tempo che fu e che nei marasmi della storia si è voluto cancellare a tutti i costi, chiamando errore anche ciò che di bello e nobile, lineare e pulito c’era nella cultura di una intera generazione di italiani.
Lo scontro tra i due mondi fu palese nella puntata della trasmissione “Dritto e rovescio” in cui prese la parola dalla gradinata del pubblico, troppo schiva per salire sul palco, ma troppo onesta per rimanere zitta.
In quella occasione la prevaricazione verbale e ideologica dei moderni “moderati” rappresentati da Alba Parietti apparve in tutto il suo bieco dispotismo, allorquando la Parietti negò il diritto di parola alla piccola Fiamma, in spregio di ogni rispetto per il contraddittorio e di ogni rispetto per la veneranda età della signora Morini, che in tutte le civiltà degne di questo nome avrebbe pur dovuto significare qualcosa: il rispetto per gli anziani, il rispetto per chi ha vissuto più di noi ed ha maturato una esperienza di vita superiore alla nostra.
Ma Fiamma non si è nascosta nei panni della vittima, nè si è nascosta nei panni del sesso debole, come pure fanno oggi molte donne in politica, strumentalizzando la differenza di genere, Fiamma è andata avanti con semplicità verso la narrazione dei valori che la famiglia le trasmise e che nella Patria fascista trovarono la naturale espressione: ordine, legalità, amore per la Patria, rispetto per i genitori, rispetto per la natura, ( ricordò la tradizione di piantare alberi il 21 aprile, giorno del Natale di Roma).
In quella occasione, il semplice rigore morale delle parole di Fiamma decretarono agli occhi di tutti il suo trionfo dialettico, al punto che fu necessario togliere il microfono alla Parietti per ristabilire un minimo di ordine nello studio televisivo.
Quella trasmissione divenne il simbolo di un dialogo impossibile, di valori semplici e veri, radicati nelle profondità ancestrali della nostra natura, che oggi il segno dei tempi ripudia in luogo di una società a misura di individuo carnale, volontariamente prostrata e prostituita sul binomio: desideri e bisogni.
Ma Fiamma, con la sua parabola esistenziale immensa ci ricorda che nella vita esiste molto di più che la semplice soddisfazione dei bisogni e dei desideri egoistici dell’individuo.
La sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana ne è un esempio, allorquando spiegò di aver aderito perché vide l’Italia in mano alla straniero ridotta ai minimi termini della sua storia millenaria.
Di chi sia la colpa per quella devastazione che colpì l’Italia oggi è impossibile dirlo, non perché la storiografia non possa farlo, ma perché ancora oggi in Italia, a distanza di 75 anni dalla fine di quel periodo è ancora impossibile affrontare il discorso senza essere tacciati con l’ignominiosa definizione di fascista.
E quindi è inutile parlarne, nè lo si vuole fare in questa sede. A noi basta ricordare la bellezza interiore di una donna, che nella sua semplicità mostrò al mondo intero dei nostri contemporanei che forse, qualcosa di bello nacque in quel ventennio tanto denigrato.
Che la terra ti sia lieve Fiamma! Ci ritroveremo nella terra dei Giusti da cui la storia ci allontanò. Riposa in pace sorella mia, madre e vestale di un popolo sconfitto che quello straniero chiamò fratello.

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