APERTAMENTE. La fuga dall’assurda comunicazione social odierna di Matteo Spigolon

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Ho letto di recente un post di Selvaggia Lucarelli.

Me lo sono trovato davanti perché un paio di amici l’avevano condiviso su Facebook.

Non la seguo, non è la persona più simpatica del mondo, ma penso che ogni persona possa fornire, talvolta, degli spunti utili su cui riflettere.

E questo era uno di quei casi.

Nel suo post, Selvaggia parlava della cosiddetta ‘Bestiolina’, ovvero quel tipo di marketing emozionale che giovani esponenti della nuova sinistra hanno contrapposto alla ‘Bestia’ salviniana.

La definizione di ‘Bestiolina’, seconda la giornalista, è la seguente:

“Quella macchina che controlla i trend del giorno, le notizie più utili alla propaganda di sinistra, uniforma la comunicazione sui social, con il fine ultimo di provocare l’indignazione buona, di chi dedica un pensiero all’Aquarius, al sindaco razzista, a Salvini che suona citofoni, al post sessista, al giorno della memoria, al murales per la pace, alle meringhe e al profumo di lavanda nei cassetti della nonna.”

La Lucarelli definisce stucchevole questo tipo di comunicazione.

Perché?

Perché i vari soggetti che la praticano scrivono post praticamente identici: stessi incipit, stesse parole, stessa punteggiatura.

Sembrano delle fotocopie.

I novelli adepti di Alexandria Ocasio-Cortez, pur di sostenere la propria narrazione, sono arrivati a inventare la storia di un ragazzo nero fermato brutalmente dalla polizia perché non usava la mascherina, solo che poi la verità è venuta fuori: era il nero che stava molestando dei passeggeri.

Criticano Salvini, ma fanno le stesse identiche cose, solo che per lo schieramento opposto.

Hanno capito che le regole del gioco sono queste e se volevano competere non potevano ignorarle.

Ma siamo davvero senza alternative a questo dualismo?

Non parlo da un punto di vista elettorale e di idee, ma di come porle comunicativamente parlando.

Tra i social maniaci di destra con buongiornissimi, caffè e gattini, e quelli di sinistra con le storie da “C’è posta per te”, non saprei a chi dare il premio di ridicolaggine.

Personalmente, non mi sono rassegnato e sono convinto esista una terza via.

Una terza via che non faccia sembrare ridicoli e, alla lunga, stancanti.

Perché è questo quello che succederà: le persone si stancheranno prima ancora che i loro (ex) idoli siano passati all’incasso con i risultati elettorali.

La mia non è una speranza, non ho niente contro di loro, ma una previsione che mi sento di fare.

Like, commenti e condivisioni, sono vanity metrics spesso fine a se stesse.

Oggi trovare un’alternativa non è un capriccio, ma una necessità.

Rendersi il più indipendenti possibili dai media di terze parti, e quindi da piattaforme che ti costringono a ricorrere a certi metodi per emergere, è diventato di vitale importanza.

Con la costruzione della mia arca, ho pensato a tutte quelle persone lungimiranti che vogliono salvarsi dal diluvio universale che sta arrivando e che in pochi vedono all’orizzonte.

 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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