“Il cuore di Taranto” di Michele Pastore: la storia di Mar Piccolo da non dimenticare – 1

Condividi

TARANTO – Il 28 luglio è una data epocale per Taranto, i Tarantini ed il loro mare, perché l’istituzione del Parco Regionale del Mar Piccolo per mezzo del Disegno di legge n° 88  approvato dal Consiglio regionale illumina, e ce lo auguriamo vivamente, con una nuova luce la città e il suo futuro con tutte quelle attività produttive, turistiche, culturali, imprenditoriali ecc. che ne conseguiranno, se lo strumento legislativo sarà utilizzato per quello che fondamentalmente è: una enorme opportunità. È necessario ed onesto ricordare come la storia del Mar Piccolo sia sempre stata tormentata e contraddittoria, così come quella della sua città sin dalla sua fondazione per opera di genti spartane. Luogo di una bellezza davvero unica, ideale per un fortunato e duraturo insediamento data la sua posizione geografica, le caratteristiche geomorfologiche e climatiche, nel tempo Taranto e quindi il Mar Piccolo hanno visto trasformarsi la loro storia in un avvitato concatenamento di eventi complessi, contraddittori, penalizzanti, paralizzanti davvero di difficile risoluzione. Nell’attuale clima di rinascente euforia e di progetti ottimistici che promettono a Taranto e al suo territorio circostante lunga vita e prosperità – e che anche noi, in cuor nostro, le auguriamo sinceramente -, riteniamo un dovere ed una necessità verso noi stessi e verso chi ci crede con tanto impegno raccontare che la storia recente di Taranto è contraddistinta da momenti oscuri, bui, ambivalenti che certamente non le fanno giustizia, e che nessun cittadino nato e/o cresciuto a Taranto vorrebbe vedere ripetersi. Nel 1997 venne pubblicato per i tipi di Apulia, Martina Franca (Taranto), una importante monografia dal titolo essenziale: “Mar Piccolo”. La copertina, coloratissima, raffigurava il particolare di un’immagine frattale che nella sua grafica ricordava il profilo costiero del bacino in questione e della sua città. Simbolo e metafora chiarissima del contenuto di quel volume. L’autore era Michele Antonio Pastore (1941 – 2016) naturalista, biologo ed operatore dei beni culturali, salentino di origine ma tarantino di adozione. Vissuta la sua infanzia sull’Isola (a via Paisiello), e la sua adolescenza nel quartiere Italia – Montegranaro, è stato testimone oculare dei cambiamenti imponenti della Taranto dal dopoguerra agli anni Settanta. Come ricercatore del CNR – IAMC, cioè come biologo marino esperto in benthos, crostacei decapodi e pesci ossei, ha dedicato la sua intera vita allo studio del Mar Piccolo, della sua ecologia, del suo ecosistema, alternando la febbrile attività di ricerca a quella di direzione dell’Istituto Talassografico presso cui ha prestato servizio per 40 anni.  Rimane, quindi, anche se recentemente scomparso, la voce più autorevole in materia di “Mar Piccolo”.  È lui che è necessario ascoltare, cioè rileggere, se vogliamo tentare di conoscere più a fondo il cuore di Taranto, per comprenderlo quanto più consapevolmente possibile, per cominciare ad amarlo concretamente, per considerarlo un tesoro da proteggere e non una terra straniera da offendere, davanti alla quale fare spallucce ed esclamare: cè mә nә fùttә a mè.

Scrive Michele Pastore, nella Premessa dell’articolo pubblicato in Umanesimo della Pietra – Riflessioni, 2004 (pagg. 17-36), che ripropone l’analisi storica ed economica estratta dal volume “Mar Piccolo”: «L’estate del 1973 fu movimentata dal fantasma del colera per un caso d’infezione, dovuto a mitili importati dalla Tunisia. L’evento avrebbe richiesto la distruzione di quella partita di mitili ma dietro quel fantasma, vennero agitate intolleranze che portarono al decreto di sequestro e di abbattimento dei vivai in tutte le acque sospettate d’insalubrità e si giunse, addirittura al fermo d’ogni attività di pesca nei mari italiani.

Il decreto fu applicato alla lettera e sollecitamente nel mar Piccolo di Taranto per mano dei Carabinieri sommozzatori. Tale situazione confermava la condizione di degrado del bacino, del quale fino a quel momento non si era percepito o stato di sofferenza Produzioni e pescosità, ancora negli anni Sessanta, mascheravano, infatti, la realtà fatta di scarichi cloacali di una popolazione che dai 29.000 abitanti del 1862, ubicati totalmente nel centro storico, era passata ai 168.941 degli anni Cinquanta, per raggiungere i 232.334 degli anni Novanta; la stessa città era cresciuta, inoltre, intorno al Mar Piccolo. Escavazioni, tombamenti e discariche clandestine di rifiuti solidi urbani lungo le rive per la costruzione di darsene, di banchine e di moli, sia ufficiali sia abusivi, inoltre, hanno via via distrutto la maggior parte dei biotipi sopralitorali e mesolitorali, interrompendo lo scambio con gli ambienti sommersi e interferendo con i deboli flussi delle correnti.

Un forte impatto ambientale sul bacino è stato determinato dalle attività cantieristiche navali e, ancora, dalla conduzione degli impianti di allevamento dei molluschi, a causa dell’abbandono in acqua delle mondature, che hanno determinato processi putrefattivi dei sottostanti fondali. Tutte queste cause concorrenti hanno determinato crisi e parossismi oggi evidenti.» (Umanesimo della Pietra – Riflessioni, 2004, pag. 17). È chiaro che l’oggi a cui si riferisce Pastore è l’odierno di 23 anni fa, eppure quanto suona attuale l’eco delle parole di Pastore.

Introducendo le vicende storiche del bacino, Michele Pastore illustra come «il Mar Piccolo di Taranto, sito marino costiero ben protetto e assai produttivo, è stato luogo d’insediamenti umani già in Età Neolitica e in tempi protostorici, come attesta la distrutta area archeologica di Scoglio del Tonno nei pressi dell’attuale Ponte di Pietra. Nei secoli successivi gli insediamenti della polis magnogreca e della cittadella difensiva trovarono luogo nell’istmo naturale (…). In seguito alla distruzione per mano dei saraceni dell’urbs romana (…), la città medioevale venne ricostruita negli stessi luoghi, mentre lungo la costa settentrionale e quella orientale erano sorti altri presidi, quali Le Case, San Pietro di Mutata, I Battentieri, Diulo e così via, tanto che mi sembrò logico definire in un precedente lavoro il Mar Piccolo come il Cuore di Taranto». Il precedente lavoro a cui fa riferimento esplicito Pastore è, appunto, la monografia “Mar Piccolo”, come chiarito più sopra.

Sponde del Secondo seno di Mar Piccolo (foto L.V.)

«Uno stretto legame è sempre esistito tra Taranto e il suo bacino, esaltato negli scritti di autori classici, patrii e stranieri, nei quali s’incontrano frequenti riferimenti alla dovizia dei suoi prodotti, alla pesca, alle attività produttive e di trasformazione, all’etnos-Taranto che si sviluppò, si evolse e, oserei dire, si esaurì per e con il Mar Piccolo. L’importanza e il valore del Mar Piccolo sul piano storico sono legati, d’altro canto, al fatto che il corpus delle leggi nazionali sulla pesca esordiva basandosi su strumenti giuridici già disegnati nelle antiche consuetudini e nei regolamenti per le attività estrattive e per la tutela del bacino: Libro Rosso dei principi di Taranto, vigente già dal XVI secolo, Regolamento de’ Cordonchi del XVIII secolo, Prammatica del 1784 e Reali Rescritti del 1825 e del 1834.» (Idem, pag. 18).

Si rimane quasi increduli nel constatare come le attività ittiche che si svolgevano nel bacino del Mar Piccolo, già regolamentate da precisi strumenti giuridici testimoniati a partire dal XVI secolo, potessero essere addirittura prese a modello e citate nel corpus legislativo nazionale. Constatare ciò corrobora l’idea che il Mar Piccolo costituisse davvero un’entità geografica, antropologica, economica e umana di valore enorme, eppure questa è solo una delle tante sfaccettature di ciò che da oggi, sancito dalla legge, è divenuto il Parco regionale di Mar Piccolo. La lettura ragionata del prezioso saggio storico-economico-politico di Michele Pastore è come una passeggiata lungo la Circummarpiccolo (Strada Provinciale n. 78) tanto cara ai Tarantini: chi lo vorrà potrà seguirci e accompagnarci in questo viaggio alla scoperta critica del “cuore d Taranto”, entrando in contatto con la sua memoria per scoprire e riscoprire le radici del suo e del proprio passato, con il chiaro obiettivo di scrivere insieme un futuro finalmente diverso.

(1. continua)

 


Dal 2011 oraquadra, propone un’informazione onesta, corretta, puntuale e gratuita.

Sostenete ORAQUADRA e la libertà di informazione


 

Condividi
Sabrina Del Piano

Sabrina Del Piano

Archeologa preistorica, geomorfologa, esperta in analisi dei paesaggi. Operatore culturale, ideatrice di eventi artistici Expert in prehistoric archaeology, geomorphology and landscapes analysis. Cultural operator and art events organizer

Lascia un commento