APERTAMENTE. “Educarsi all’Arte è difficile ma non impossibile!” di Antonio Caramia

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Ci sono cose che vanno dette:

Per mia natura ho rispetto delle istituzioni e delle persone che le rappresentano e comunque della gente in generale; sono abituato a guardare il mondo tenendo conto dei punti di vista degli altri, oltre che del mio ovviamente. In questa situazione (riportata nell’articolo di Oraquadra) vedo ancora calpestate le voci di chi lavora nel campo dell’arte da anni e che ha esperienza da vendere… Oggi purtroppo, ancora una volta, devo riconoscere che a giudicare opere con potenziale artistico c’è gente che (da quel che sembra) ha poca competenza a riguardo. Un mondo alla rovescia insomma! (La copertina da  “La commedia delle immagini” Maurizio Cattelan)
Si tratta di un mondo dell’arte ormai misero, senza una passione vera, un settore culturale dove la forma diventa più importante della sostanza e dove la persona diventa più importante dell’opera che produce o giudica. Un’abitudine che ormai dilaga da anni e non solo a Grottaglie. Espressioni come “tanto è un vaso”, “sono quattro colori”, “è solo un pannello” si intrecciano ormai nella maggior parte delle competizioni artistiche. Non a caso Checco Zalone, in un suo famoso film, tratta un’opera d’arte come fosse una stampa litografica di basso costo e così la coratina “Estasi di Santa Teresa” perde tutto il suo valore religioso e sacrale per diventare ironicamente la drogata di turno.

Ancora una volta, nel caso specifico, noto una superficialità inconsapevole che purtroppo produce situazioni squallide e malumori nei partecipanti, proprio come questa nell’articolo sotto.
Agli artisti però rimprovero il fatto che quando si partecipa ad un evento ci si deve informare su chi fa parte della giuria, delle modalità di valutazione ecc… alla fine si può anche decidere di non partecipare.

Nel frattempo, che si prenda coscienza che l’arte è ultimo baluardo della libertà di espressione e per questo le coscienze sociale e collettiva dovrebbero tutelarla.
Ricordo alcune distrazioni delle amministrazioni comunali locali; dall’amministrazione Bagnardi sto aspettando ancora il verbale dei vincitori di GAL Colline Joniche che all’epoca premiò un logo che non ha nulla a che vedere con le colline joniche.

Dall’amministrazione attuale, invece, aspetto ancora che il pannello nella sala comunale consiliare abbia giustizia e sia esposto come di dovere, perché? Se di norma un vaso non si colloca capovolto, anche un pannello realizzato per essere inserito orizzontalmente in un soffitto meriterebbe giusta collocazione.

A capirlo però…

Antonio Caramia
docente di storia delle arti visive

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Redazione Oraquadra

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