APERTAMENTE. Piano di riordino ospedaliero: quando il covid diventa propaganda politica

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Capita anche questo quando il flagello del covid va a intersecare le elezioni regionali.

Da giorni assistiamo a titoli sensazionali come ” Rivoluzione copernicana nella sanità pugliese”, oppure, cosa ancora più grave, a comunicazioni istituzionali della Regione Puglia che raccolgono dichiarazioni di Emiliano, Lopalco e Montanaro, in uno stile narrativo tra il pugilistico e il miracolistico, con citazioni nazional-popolari al gioco del calcio ed alla differenza tra serie A e serie B.

Uno stile narrativo che supera i confini della fantascienza allorquando Emiliano dichiara che nella fornitura dei DPI la Puglia è stata di ausilio alle altre Regioni, oppure quando dichiara che siamo pronti a dare una mano alla Albania nel contrasto al covid.

Non per incedere nella polemica politica, ma per fare informazione di contrasto alla controinformazione istituzionale, sarà opportuno ricordare che i DPI giunti in Puglia erano li stessi che erano stati rifiutati dalla Regione Campania e dalla Regione Sicilia perché assolutamente non conformi alla direttive sanitarie in materia di contenimento della pandemia.

In parole povere, in materia di DPI, ci hanno rifilato lo scarto delle altre regioni e noi abbiamo anche ringraziato il Governo per il tramite del nostro glorioso, o per meglio dire vanaglorioso Presidente Emiliano.

Per non parlare delle forniture di DPI acquistate dalla Puglia in Cina, le quali indicavano nero su bianco sulla etichetta la loro inidoneità all’uso sanitario. In pratica erano le classiche tute di carta usate dai giardinieri per la tosatura dei prati.

La risposta ufficiale della Regione Puglia in quella occasione fu che tale indicazione sulla etichetta rappresentava uno stratagemma per evitare la confisca da parte della Protezione Civile, individuata dalla legge d’emergenza come organo deputato alla distribuzione dei DPI su tutto il territorio nazionale in base a criteri solidaristici d’urgenza. Lascio al lettore ogni valutazione.

Riguardo ai rapporti tra Puglia e Albania è il caso di ricordare che sono stati gli albanesi a correre in nostro soccorso inviando a Bari una equipe medica specializzata, non il contrario.

Detto questo veniamo al merito del tanto acclamato Piano di Riordino Ospedaliero, che altro non è se non una misura anti-covid varata con il finanziamento di circa 100 milioni di euro da parte del Governo centrale in vista della seconda ondata epidemiologica prevista per l’autunno.

Che tale piano sia idoneo a tutelare la salute dei pugliesi nella ipotesi di una seconda ondata epidemiologica, ovviamente ce lo auguriamo tutti, e magari come piano può essere anche apprezzabile, ma ciò che si contesta in questa sede e che appare abominevole a qualsiasi persona dotata di un minimo di onestà intellettuale, è che tale piano di riordino venga spacciato per una riforma strutturale della sanità pugliese ad opera e per merito del grande Emiliano.

Nello specifico, vengono date le cifre del potenziamento numerico dei posti letto in terapia intensiva e semi-intensiva, niente di più, senza peraltro l’indicazione della collocazione di tali posti letto.

Intervengono poi le dichiarazioni generiche del Dott Montanaro sul potenziamento della medicina di base e delle strutture territoriali, dichiarazioni infiorettate da una serie di parole inglesi atte ad impressionare il lettore medio e magari conformi ad una progettazione sanitaria d’avanguardia, ma che al di là delle dichiarazioni non vanno, se si tiene conto che la struttura della medicina di base è da tempo al collasso, con medici onerati di una pluralità di compiti burocratici che intasano il servizio e rendono impossibile la vita questi eroi in prima linea.

Parlate con un qualsiasi medico di famiglia che non sia tesserato con il Partito Democratico e vi confermerà che da tempo la Regione Puglia sta scaricando sulle loro spalle le inefficienze dei servizi sanitari superiori, individuandoli come struttura di screening per non intasare servizi sanitari ASL inesistenti e come struttura amministrativa di supporto ad enti estranei alla sanità come l’INPS nella istruttoria delle pratiche di invalidità civile, per non parlare di tutti gli oneri informatici relativi ai report da inviare alla ASL in merito alle condizioni di salute relative ad ogni singolo paziente visitato.

Fare riforme innovative, moderne ed intelligenti sulla carta è cosa molto bella, ma se poi quelle riforme devono essere applicate in totale carenza di organico e strutture di supporto, la conclusione naturale di tutta questa innovazione, non può che essere la paralisi del sistema sanitario di base.

Quindi cari lettori, non fatevi prendere in giro, l’attuale piano di riordino ospedaliero costituisce una misura di emergenza anti-covid, che a tutti gli effetti è un atto dovuto per scongiurare una possibile catastrofe, che in Puglia non si è verificata per pura fortuna e per puro caso.

Nello specifico dell’area jonica, lo scrivente invita cortesemente il Presidente Emiliano, il dott Montanaro e il prof Lopalco ad astenersi da ulteriori proclami miracolistici e modernistici fino a quando non sarà avviata ed ultimata la costruzione del tanto propagandato polo sanitario San Cataldo.

Fino a quel momento esisterà una unica verità di fatto che non potrà essere scalfita da alcuna dichiarazione o piano di riordino cartaceo o emergenziale: la provincia di Taranto è stata lasciata senza sanità.

Che a nessuno capiti la sventura di avere un infarto, un ictus o anche solo un tumore in questo territorio, perché, allo stato, il mantra di parole inglesi ripetute dai nostri amministratori nulla potrà fare per salvare vite umane.


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Ettore Mirelli

Ettore Mirelli

Avvocato, poeta e scrittore

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