Simona Galeandro, mercoledì 5 agosto protagonista di “I love musical” «Emozione Whitney»

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«Con Graziano Galàtone ricanteremo i grandi temi musicali. Quando canto “I will always love you”, ricordo i miei otto anni e l’espressione dei miei genitori. Studio in Coservatorio a Milano, voglio crescere, migliorarmi. Scrivo una canzone per due ex dipendenti Ilva, e spero che Diodato ricordi una sua promessa…»

Simona Galeandro, tarantina, cantante, da anni residente a Milano per motivi di studio. È protagonista insieme con Graziano Galàtone di “I love musical”, uno dei progetti all’interno del Magna Grecia Festival, la rassegna a cura dell’ICO tarantina della quale è direttore artistico il maestro Piero Romano, e realizzata in collaborazione con il Comune di Taranto.

Mercoledì 5 agosto, Arena Peripato, ingresso 5euro.

Dunque, gli studi a Milano. Prima di entrare nel pieno dell’intervista, Simona, togliamoci subito “il dubbio”: cantante o interprete?

«Amo definirmi “interprete”. In questi ultimi anni di attività mi sto cimentando in brani scritti da me stessa e, di recente, in collaborazione con Nica Leo, un’autrice di Locorotondo, molto brava. La stessa orchestra penso mi abbia aiutato a fugare gli ultimi dubbi, così da farmi sentire interprete a tutto tondo, tanto che sono stata felice di partecipare al progetto “I love musical”».

Il debutto con l’orchestra non si scorda mai.

«La prima collaborazione con l’Orchestra della Magna Grecia risale a dieci anni fa, mi ritrovo con Graziano Galàtone, partner eccezionale, una forza della natura, il suo curriculum esagerato racconta un successo meritato».

Due Festival, fra gli altri, vinti a mani basse, Castrocaro e Vina del Mar, che poi è una sorta di Sanremo che si svolge in Cile (Tiziano Ferro fra gli ospiti). Cosa è successo dopo, tour e un ciclo di studi importante cui ti stai dedicando.

«Ho iniziato da piccola, ma quando mi confronto con colleghi del settore comprendo che devo portare a compimento un percorso di studi che mi dia gli strumenti per confrontarmi con gente che, a sua volta, ha compiuto un ciclo di studi; così anche io ho deciso di intraprendere un corso di laurea al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, indirizzo pop, tanto nuovo quanto rivoluzionario, appassionandomi contemporaneamente al mondo della musicoterapia».

Taranto, cosa ti lega e cosa ti allontana?

«Per fare quello che prima consideravo un hobby e, oggi, è una professione, devo confrontarmi con altri, guardare a nuovi orizzonti, aprire la mente, entrare in contatto con altre culture; dunque, è stata la fame di conoscere che mi ha condotto inevitabilmente a viaggiare. Cosa mi lega alla mia città: la famiglia, il mare, la voglia di difenderla a spada tratta, tanto che uno dei progetti su cui sto lavorando con Nica è la storia di due operai ex Ilva che hanno scelto di lasciare il siderurgico per aprire un’attività di ristorazione. Il loro mettersi in gioco provo a dirlo con parole loro…».

Le cose che fai e i progetti che più di altri ti affascinano.

«In questo momento mi affascina la realizzazione del mio primo album. Ho partecipato a numerose manifestazioni, vinto rassegne importanti, ma trovare la mia strada, comprendere cosa in realtà ho voglia di fare e come voglio dirle certe cose, è un altro discorso: è stato questo desiderio che mi ha quasi suggerito di attendere tempi più maturi, aspettare per comprendere chi fossi e con cosa potessi confrontarmi. Così sto lavorando al mio debutto: è il mio primo album il mio nuovo orizzonte».

Una canzone che più di altre avresti voluto cantare. E un autore contemporaneo che vorresti ti regalasse una canzone.

«Una canzone che canto a squarciagola è “Call my name” di Prince, nella versione di Morgan James; fra gli autori, adoro il nostro Diodato, felicissima della sua meritata vittoria a Sanremo: anni fa presi coraggio e gli chiesi una canzone per me, mi rispose “Perché no? Proviamo…”, così spero che un giorno o l’altro si ricordi e mi faccia questo regalo».

La canzone più impegnativa interpretata in questi anni?

«“I will always love you” di Whitney Houston, che eseguirò anche in versione orchestrale con l’ICO Magna Grecia. C’è una storia legata a questo titolo: i miei genitori hanno scoperto la mia vocazione canora mentre mi ascoltavano cantare questo brano, avevo appena otto anni. Cantarla con l’orchestra, il tappeto di violini poi, è motivo di grande emozione: quando la ricanto mi commuovo al punto tale da versare qualche lacrima, provo a trattenermi, ma ogni sera è un’impresa…».

Prossimo progetto?

«L’album e il mio impegno per Taranto, cui tengo tanto. Non vedo l’ora che esca questo mio primo lavoro, sarà l’occasione per accendere un riflettore su una città che ha voglia di riprendersi, riscattarsi».

 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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