ANAAO-Assomed Taranto: la sanità tarantina è ormai al collasso

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La Direzione Strategica invece di riunirsi ed esaminare i problemi, ipotizzando possibili soluzioni, continua a fare proclami tentando di vendere per scelte strategiche le situazioni ormai ingestibili e continuando a rifiutare il confronto con quelle Organizzazioni Sindacali   che da mesi denunciano l’assenza di un piano strategico e il, sempre più veloce, deteriorasi dell’assistenza sanitaria nell’ASL Jonica. E’ di pochi giorni fa il proclama sul premio COVID ai sanitari. Senza menzionare il fatto che i soldi che arriveranno, quando e se arriveranno, non sono quelli millantati e che la maggior parte dei sanitari che hanno mantenuta attiva l’organizzazione dell’ASL non vedranno un euro o solo poche decine, modello elemosina. L’unica azione del Direttore Generale è stata quella di criticare i sindacati con i quali, se dobbiamo dar fede a quanto detto allo scrivente più volte, non si conclude mai niente.

Ritardate o omesse convocazioni? Verbali di riunioni in cui si proponevano metodi di assegnazione dei fondi mai arrivati? Assenza di dati numeri e somme certe? Di tutto questo il Direttore non ne parla. Non sono importanti. I problemi sono tanti? Basta non menzionarli e scompaiono da soli. Gli esempi sono tanti. L’ultimo è il comunicato stampa in risposta alla notizia data dall’ANAAO della chiusura dell’UTIN. Non si smentisce niente. Cosa difficile da farsi ma si tenta di far passare l’epilogo di una vicenda quasi triennale, con progressivo esodo di personale da questo reparto, per un’operazione di riorganizzazione in favore dell’utenza. Gravissima l’affermazione, che probabilmente corrisponde al vero, che Taranto è uno Spoke e Bari l’Hub. Cosa vuol dire per i non addetti ai lavori? Che a Bari si concentrano tutte le attività di cura e che Taranto serve solo a reclutare pazienti. Sarebbe questa la riorganizzazione?

I neonati a rischio trasferiti a Bari? Le mamme con gravidanze a rischio che andranno a partorire in altri ospedali? E le famiglie interessate come faranno a non sentirsi abbandonate? Con quali soldi, in una città che soffre i morsi sempre più feroci della crisi economica, i genitori o i parenti faranno avanti e indietro da ospedali che distano 100 km per assistere i propri cari? Castellaneta non ha insegnato niente. Un punto nascita e una pediatria tenuti in piedi con costi altissimi, uno dei quali è la chiusura dell’UTIN di Taranto e le difficoltà per gestire la pediatria del capoluogo Jonico, dove sembra che non possano essere garantite neanche le ferie obbligatorie per legge, per mancanza di pediatri. Ed è passato solo un anno dal tragico evento di Castellaneta. Fatalità o frutto di una catena di decisioni organizzative in quella che sembra una violazione delle disposizioni di legge? Siamo stanchi come Sindacato, come Medici e come pazienti di sentirci ripetere che gli ospedali non sono stati chiusi ma solo riconvertiti. Cosa vuol dire? Prendiamo per esempio quello di Grottaglie. Tanto caro a un politico jonico che non perde occasione per non parlarne. Sarebbe un ospedale di riabilitazione.

Barelle ammassate al SS. Annunziata

Peccato che dei venti posti letto previsti dal piano di riordino ne siano presenti solo nove. Con circa 43 addetti. Cosa da campionato dilettanti. E i fisiatri che si dimettono a ritmo accelerato. Cosa dire dell’attività? Vorremmo sapere, noi che siamo stati riabilitati in casa di cura, quali macchinari sono presenti in questo reparto. O si pratica solo ginnastica riabilitativa? E quanto rimborsa la Regione per ogni giorno di ricovero? Un punto nascita che aveva più parti di Castellaneta ma è stato chiuso per motivi di sicurezza. Ora si parla di Ginecologia attiva e di fiocchi rosa. Si dovrebbe parlare della buona volontà di due ginecologhe e d’isteroscopie. Un reparto di Chirurgia che passa da reparto a chirurgia ambulatoriale, un giorno da trasformare in riabilitazione cardiologica, non si sa con quale personale, e l’altro in ernia center.

Peccato che dei tre chirurghi supersistiti uno sia impegnato nel tentativo, apparentemente ostacolato in tutti modi possibili, di gestire l’Hub delle ulcere cutanee e gli altri due si debbano dividere tra sala operatoria, reparto e ambulatori. Minimo il contributo dato dall’urologo, dal chirurgo generale di Taranto e da quelli plastici. Non serve soltanto vedere il numero degli interventi eseguiti forse bisognerebbe esaminarne anche la tipologia. Senza sottovalutare il numero del personale sanitario impegnato. Una geriatria, reparto che come la medicina non potrebbe esistere in quello che non è un ospedale, retta solo dall’abnegazione di cinque medici di cui uno alle soglie della pensione. Una medicina e una lungodegenza, che sono ormai una cosa unica, gestite in maniera ammirevole grazie al lavoro e al sacrificio del personale che si divide tra ambulatorio della cronicità e reparto. Dove l’età media dei pazienti è over 80 con patologie gravi. Due cardiologi e un anestesista solo che danno il massimo in una situazione difficile.

Non parliamo della radiologia che sino a qualche mese fa, sempre grazie al sacrificio del personale, forniva un servizio non certamente minimo. Ora sembra sia ridotto a un radiologo solo. Senza nessuno, salvo smentita, che possa effettuare radiografie di pomeriggio o di notte, per non parlare dei festivi. E cosa dire delle mammografie? La Collega, insieme con il marito radiologo e sindacalista, ha preferito trasferirsi a Lecce. Qual è stato l’atteggiamento della Direzione? Disinformazione e diffamazione? Il servizio non chiude perché circa 17 radiologi si sono dimessi dall’inizio dell’anno, numero in evoluzione in assenza di conferma da parte dell’ASL, ma perché è meglio fare la telediagnosi da parte di due medici del Centro Donne. E poi il numero di mammografie era minimo quindi un servizio pericoloso perché la qualità è data dal numero. Il piccolo particolare è che la Collega non si occupava solo di mammografia ma, essendo solo in due, praticamente di tutto. E poi, è vero che ci sono radiologi del Centro Donne che hanno intenzione di dimettersi? Cosa faremo dopo, manderemo tutto all’HUB di Bari? Questo sarebbe il San Marco che non è chiuso? L’ombra dell’Ospedale che era? Egregio Direttore è ora di prendere atto della situazione, aprire un colloquio reale con i Sindacati, in rappresentanza dei lavoratori della Sanità, e chiarire alle forze politiche quali sono le reali esigenza di salute dell’intera provincia di Taranto e quello che possiamo fare con le forze attuali. Non scordiamoci che non è solo il personale del Comparto rappresentato dai Confederati a tenere aperti gli ospedali e a dover essere convocati dal Prefetto. Senza Dirigenti Sanitari gli ospedali non esistono. Non dimenticando che in assenza di concorsi e di certezza di crescita professionale personale non se ne trova. Cari Politici basta vendere sogni in cambio di voti. Non esiste il solo Comune ma un’intera comunità che chiede un’assistenza degna di questo nome e non favole su nuovi reparti che, lo sapete anche voi, non apriranno mai per mancanza di risorse.

Sulle risorse e sull’utilizzo dei soldi dei dipendenti dedicheremo un altro comunicato stampa perché sono troppi gli interrogativi e i punti oscuri.

 


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Redazione Oraquadra

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