ANAAO (Donnola): Caso UTIN, come al solito si indica la luna e mordono il dito ecco come stanno i fatti

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Molti non sanno cos’è una TIN, acronimo per Terapia Intensiva Neonatale, molti non ne hanno mai avuto bisogno, molti altri devono la vita dei loro bambini a questa struttura che accoglie neonati ad alta complessità assistenziale prematuri e non che necessitano di cure intensive altrimenti potrebbero non sopravvivere. Come dice il neonatologo e direttore responsabile dell’Utin di Lecce, dott. Giuseppe Presta, è un reparto dove “diamo la vita, curiamo non solo la patologia del bambino ma ci prendiamo cura anche della mamma, del papà e degli altri figli, perché la famiglia intera subisce un forte impatto dalla nascita di un bambino pretermine o con patologia. La buona medicina è fatta anche di piccole cose che, messe insieme, rendono il nostro reparto un po’ meno di terapia intensiva e più a misura di bambino e mamme”. Molti, compresi tanti colleghi non sanno cos’è un sindacato e quali siano i suoi compiti. Noi siamo quelli che tuteliamo i Colleghi, e quindi anche i pazienti, chiedendo il rispetto delle leggi. In primis quella sul riposo, per il cui rispetto l’ANAAO presentò un ricorso alla Corte Europea di Giustizia e che è legge dello Stato dal 2014.

In seguito all’ultimo comunicato stampa che evidenziava una delle tante criticità, certamente non la sola ma, forse, emotivamente, la più coinvolgente, vi è stata una reazione diffusa non solo alla classe medica, cosa per cui ringrazio i Colleghi stante le numerose attestazioni di sostegno, ma anche alla popolazione della provincia jonica che alle 8 di questa mattina, in circa 8 mila, aveva sottoscritto la petizione lanciata dall’Associazione Delfini e Neonati. Spontaneamente e sicuramente non dietro invito dell’Organizzazione Sindacale da me diretta. Comunque, in considerazione delle reazioni del Direttore Generale dell’ASL, dott. Stefano Rossi, affiancato dall’Assessore Regionale, Cosimo Borracino, oltre che di qualche Collega barese, alcune pubbliche altre private, che non hanno gradito quello che è il ruolo primario del Sindacato, ho deciso di scrivere ancora una volta. Il Sindacato è tenuto ad evidenziare le criticità e offrirsi di collaborare per risolverle. Questo quando l’aiuto offerto viene accettato e non è mai successo in questa ASL. La chiusura dell’UTIN non è stata “paventata” dall’ANAAO come sostengono sia il Direttore Generale che Cosimo Borracino. Il Sindacato non ha nessun interesse a fomentare paure e creare confusione o, come inviatomi privatamente, a “mestare nel torbido”. La situazione attuale è frutto della mancanza di scelte e di scelte che potrebbero essere considerate sbagliate, come quella di permettere a due neonatologi di lavorare a Bari da circa tre anni in una situazione di carenza di medici specialistici a Taranto, vedi la situazione di Castellaneta , che si protrae e viene denunciata da anni. La “paventata” chiusura non deriva da paure o invenzioni dell’ANAAO ma dal ricevimento, dopo la notizia di tre Colleghi in malattia e, ci tengo a precisare per smentire notizie infondate, vera e non estiva, di due comunicazioni ufficiali e di un comunicato stampa dell’ASL di cui riporto i dati salienti affinchè non ci siano più equivoci o interpretazioni fantasiose.

04.08.2020 Dopo riunione con il dott. Colacicco e la dottoressa Leone e previo accordo telefonico con il prof. Laforgia, che si fa carico attraverso lo STEN dell’allocazione dei 3 pazienti critici tutt’ora degenti nella nostra struttura, si comunica la temporanea chiusura della Terapia Intensiva Neonatale. Sarà conservata l’attività del punto nascita con eventuale attivazione dello STEN per le situazioni critiche e ci si farà carico dei neonati con età gestazionale superiore alla 34° settimana”.

“04.08.2020viste le criticità legate alla carenza di dirigenti medici neonatologi presso il POC, l’UTIN el SS. Annunziata potrà accogliere esclusivamente neonati di età gestazionale superiore alle 34 settimane; negli altri casi dovrà essere attivato elettivamente lo STEN del Policlinico di Bari”.

07.08.2020 Comunicato stampa dell’ASL. ….. nel nosocomio tarantino, che è anche punto nascita, la presenza di un pediatra deve essere garantita 24 ore su 24.
Proprio per questo, la Direzione Sanitaria della ASL Taranto, a fronte di una riduzione delle risorse mediche nella UOC Terapia Intensiva Neonatale UTIN, si è attivata individuando una serie di azioni al fine di garantire in ogni caso la cura e la sicurezza dei neonati.
Per prima cosa saranno individuati e modulati dei percorsi assistenziali e formativi adeguati ai setting assistenziali necessari: i medici dell’UTIN saranno supportati dalle Unità Operative di Ostetricia e Ginecologia e di Anestesia, al fine di garantire le migliori cure ai bambini e alle bambine appena nati. In seconda istanza, per i casi più complicati, sarà attivato lo STEN, il sistema di trasporto in emergenza del neonato, già attivo a livello regionale: grazie all’intervento di modernissime ambulanze, dotate di incubatrici di trasporto e di tutte le attrezzature necessarie, i neonati che necessitano di un livello di cura maggiore, saranno trasferiti in sicurezza e accompagnati da personale specializzato presso il Policlinico di Bari, dove potranno ricevere le cure degli specialisti più esperti sul campo.
Questa scelta, seppur legata alla indisponibilità di medici pediatri, si ascrive nella più ampia scelta di fornire ai pazienti, anche ai neonati, le migliori cure possibili, attraverso una relazione tra HUB (il centro ad altissima specializzazione, il Policlinico) e SPOKE (ospedali che, sempre in contatto con l’hub, possono dedicarsi ai casi più semplici)

Quindi la “paventata” chiusura dell’UTIN era già una realtà il giorno 4 quando, se non erro, sono stati trasferiti al Policlinico di Bari i tre piccoli pazienti presenti in UTIN. Con tutti i disagi per le loro famiglie facilmente intuibili. Una scelta di chiusura determinata da quella che sembra essere una assoluta mancanza di visione strategica e di programmazione di cui questo è solo un caso.

Quanti pediatri dovrebbero lavorare in UTIN e in pediatria al “SS. Annunziata”?

Quanti sono andati via e perché?

Per quale motivo nessuno si è preoccupato. Caro Direttore e caro Assessore Borracino, già in passato abbiamo subito, come provincia ionica, discorsi sulla volontà di non chiudere, sul rilancio delle strutture sul potenziamento del personale e dell’offerta. Cosa abbiamo visto?

Massafra, Grottaglie e Mottola. Il primo settembre dovrebbe andare via un’altra Collega dall’UTIN e un altro in pensione ad Ottobre.

È vero? E cosa farete? Il solito discorso sul Sindacato che allarma o che non chiudete ma trasformate? In cosa?

Giancarlo Donnola Medico e dirigente ANAAO – Assomed

Nessuno lo ha ancora capito. Comunicare che l’UTIN non chiude ma che i neonati prematuri o con problemi di salute devono essere trasferiti a Bari così come le mamme con possibili gravidanze a rischio per il nascituro, cosa vuol dire?

Scordavo. Lo fate per il bene dei pazienti. Depotenziare Taranto, costringere i parenti a lunghi viaggi è un benefit non una sconfitta di un sistema sanitario. L’unica cosa chiara è che Lecce ha il suo UTIN, Taranto lo ha chiuso, temporaneamente, per mancanza di personale. L’HUB, ovvero il centro principale, per la chirurgia toracica è Bari, ma la maggiore incidenza di tumori è a Taranto. Moltissimi radiologi stanno scappando via e i servizi diminuiscono. Il CUP telefonico funziona benissimo ma moltissimi, e non sono iscritti al sindacato, lamentano grosse difficoltà e potremmo continuare per ore. La realtà è sotto gli occhi di tutti: un depotenziamento progressivo dell’offerta sanitaria ionica con la prospettiva, questa sì paventata, di essere assorbiti da un’altra ASL come già successo in altre regioni.

Quanto mancherà dall’annuncio che Taranto viene inglobata dall’ASL di Brindisi? Ma solo per il bene dei cittadini. Per ultimo, ma non meno importante, vorrei rispondere al dottor Alessandro Grassi che mi ha accusato di diffondere notizie “allusive, strumentali e del tutto errate”

Caro Collega ti rendi conto di quello che affermi? Dici che le tue prestazioni fuori ASL vengono svolte “non in ferie e fuori dall’orario di servizio; cioè io lavoro molte più ore nel corso del mese, senza interferire con il mio orario di servizio garantito dalla UO di appartenenza”.

Primo, io non ho mai messo in dubbio la regolarità delle prestazioni dell’UTIN del Policlinico ma, ragionevolmente, ho affermato che se riuscite a garantire prestazioni extra siete in numero più che abbondante e che non avete bisogno delle due unità “concesse” da Taranto, che non riesce a mantenere aperto il servizio. Nel rispetto della legge per ogni turno notturno il medico manca dal servizio per due giorni e deve esserci qualcun altro per garantire le prestazioni.

Secondo, hai mai sentito parlare della legge 161 del 2014 sui riposi e delle norme contrattuali sul numero di ore “straordinarie”, a qualsiasi titolo, che puoi effettuare, dato che sembri conoscere bene, ma non è vero, quelle sui pagamenti? Non è di mia competenza verificare o questionare sulla vostra attività extra né sono mai entrato nel merito, ma non permetto a nessuno di darmi del falso. Ricordati solo una cosa, in caso di problemi e di violazione delle norme contrattuali e legali sugli orari di lavoro, l’assicurazione non rimborsa. Comunque ricorda che “excusatio non petitaaccusatio manifesta”.

Per finire quattro domande al Direttore Generale, avv. Stefano Rossi, e all’Assessore Cosimo Borracino:

  • È giunta l’ora di sedersi a un tavolo e affrontare con le parti sociali i problemi veri della sanità ionica senza schierarsi dietro proclami e smentire, poi, anche i propri comunicati stampa?
  • Quanti medici dovrebbero esserci presso l’UTIN per permetterne il funzionamento? E quanti sono?
  • Cosa vuol dire l’UTIN non chiude? Che non saranno più necessari i trasferimenti dei neonati prematuri o con patologie a Bari?
  • Dopo l’esperienza di Massafra e Grottaglie, il COVID, l’esodo dei medici, l’anarchia imperante che si riflette nell’adozione di vestiario multi variopinto da parte del personale di quasi ogni reparto, quella che sembra un’assenza di progettazione per il futuro, il San Cataldo che aprirà in data sempre più incerta, lo stato di agitazione delle Organizzazioni Sindacali e tante altre criticità: come vedete il futuro?

e una ai politici ionici di tutti gli schieramenti, considerato che l’ANAAO non ha riferimenti politici:

Volete rendervi conto che la salute dei cittadini trascende dal momento elettorale e dallo schieramento politico e che la sanità ionica va tutelata come fanno i vostri colleghi di altre città?

Ricordate solo che la qualità percepita deve sposarsi con quella reale e al centro di tutto ciò sono le persone.


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Redazione Oraquadra

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