Utin di Taranto chiuso: ecco la sanità della Regione Puglia

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La vicenda del reparto Utin di Taranto è una chiara rappresentazione di un modello, quello Pugliese, che in questi anni è stato incapace di pianificare e programmare un sistema sanitario efficiente. Al contrario, il Presidente della Regione Puglia, ad interim assessore alla sanità, ha continuato a programmare chiusure di reparti, strutture e/o presidi ospedalieri invece che renderli funzionali alle esigenze della cittadinanza che ancora ad oggi è costretta ad attendere liste di attesa interminabili. Basti pensare che per una mammografia, uno screening di prevenzione fondamentale per le donne, i tempi di attesa sono di oltre un anno.

La chiusura della terapia intensiva neonatale di Taranto procurerà grossi problemi per i neonati della provincia ionica che dovranno, insieme ai propri genitori, essere curati e assistiti presso altre strutture ospedaliere a distanza di almeno 100km. Una situazione paradossale in cui tutti si rimpallano le responsabilità con frasi del tipo “non ci sono specialisti” e che non può concludersi con la chiusura del reparto e i cittadini a pagarne le conseguenze.

È una vergogna e crediamo che la preoccupazione e il grido di allarme, riportati in una lettera da un’infermiera del reparto UTIN indirizzata al presidente della Regione Puglia, non debba cadere nel vuoto e insieme a tutta la cittadinanza bisogna impedire la chiusura del reparto Utin. Il coraggio mostrato dall’infermiera del reparto UTIN non può che essere raccolto dalla comunità ionica affinché si impedisca l’ennesimo scempio nei confronti dei tarantini.

L’emergenza sanitaria, acuitasi durante la pandemia, ha fatto emergere la fragilità del sistema sanitario pubblico e l’incapacità della politica di affrontare nel merito le esigenze e pianificare un modello sanitario capace di rispondere seriamente alle esigenze dei cittadini.

 

Nicola Cesaria

candidato alla Presidenza della Regione Puglia

Lavoro – Ambiente – Costituzione

 


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Redazione Oraquadra

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