Le riflessioni di un buontempone: zes, sviluppo economico e sanità nell’area jonica

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Per mia natura cerco di farmi i fatti miei e di non incorrere in dinamiche di tifoseria politica, tratto solo temi di politica locale ed evito di mettere becco in ambiti in cui non posso intervenire, però quando mi capita di stare dietro una telecamera durante l’inaugurazione dell’ennesimo comitato elettorale e di ascoltare per mezz’ora parlare di zona economica speciale e delle mirabolanti iniziative prese dalla Regione Puglia in questi anni per favorire lo sviluppo economico dell’area jonica, sento la necessità di scrivere, non fosse altro che per ricomporre il divario tra realtà sensibile percepita con i sensi e compresa con la ragione, rispetto all’universo immaginifico che ci viene proposto dal candidato di turno.

Quello che è stato fatto per l’area jonica è sotto gli occhi di tutti. La politica si valuta con il metro della effettività, ossia se qualcosa si vede e produce effetti positivi si valuta positivamente, se non si vede sono solo chiacchiere, e si valuta con il criterio cronologico, se la ristrutturazioni di una importate opera pubblica, tipo l’aeroporto di Grottaglie, tanto per fare un esempio a caso, viene effettuata un mese prima delle elezioni, ossia nell’ultimo dei sessanta mesi di cui è composto un mandato legislativo, beh quella è una iniziativa politica che va valutata negativamente come mera propaganda.

Ora però tralasciando la piccola fila di questuanti piccoli imprenditori locali in cerca di favori in fila vicino il potente di turno fuori dall’ennesimo comitato elettorale, cerchiamo di capire che cosa la Regione Puglia non ha fatto e avrebbe dovuto fare in questi cinque anni appena trascorsi.

In primo luogo, si segnala la grande occasione mancata di rendere la Puglia la principale piattaforma commerciale d’Europa. Pochi si sono infatti accorti che in brevissimo tempo è stato raddoppiato il canale di Suez, che in termini geografici è praticamente puntato contro la Puglia, e da cui passa la maggior parte del carico merci da e per l’Oriente, ossia quella quantità infinita di merce proveniente dalla Cina e diretta in Europa, nonchè la grande quantità di beni, soprattutto beni di lusso, che dalla Italia e l’Europa è diretta verso lo sterminato mercato Russo Asiatico.

A fini logistici, l’Oriente aveva bisogno di uno scalo commerciale nel mediterraneo per trasferire su gomma o su binario il carico delle navi mercantili da distribuire sul territorio comunitario. Questa incredibile possibilità economica è stata colta dalla Grecia, e nello specifico dal porto del Piero, che è cresciuto a dismisura per adempiere a queste funzioni, per la verità, non tanto per la lungimiranza della Grecia, quanto per la lungimiranza dell’azionariato tedesco che durante la crisi greca ha monopolizzato con condotte predatorie il sistema dei porti e degli aeroporti greci.

La cosa che rileva in questa sede è però che il porto di Taranto è rimasto fuori dai giochi perchè la Regione Puglia non ha svolto il proprio ruolo di rappresentanza del territorio nelle sedi di contrattazione nazionale e comunitaria per la promozione delle opere strategiche a livello economico.

Per la verità siamo stati in grado di far fuggire anche gli operatori internazionali come l’Evergreen, perchè al di là delle promesse, non abbiamo mai provveduto all’ammodernamento dei macchinari di scarico e al dragaggio dei fondali del porto, rendendo di fatto impossibile l’attracco delle navi di maggiore tonnellaggio.

Alcuni imprenditori locali si sono adoperati per pianificare accordi con la Cina in merito agli interventi da operare sul porto di Taranto, ma in assenza di una rappresentanza di livello regionale, sono stati costretti a relazionare da soli con il governo nazionale che non ha mai voluto partecipare agli investimenti e, con una politica populista che si è opposta all’intervento estero nel porto di Taranto, salvo poi cercare di correre ai ripari stipulando accordi poco convenienti con la Turchia, che non hanno portato alcun beneficio operativo al nostro porto.

In secondo luogo si registra la assoluta mancanza di iniziative volte ad operare sui circuiti turistici internazionali per rendere il porto di Taranto sede del traffico crocieristico. Immaginate i benefici economici che l’intera area jonico avrebbe ricavato da un flusso costante di centinaia di turisti al giorno da condurre alla scoperta delle varie tipicità del nostro territorio, ma anche qui niente.

Sì, è vero, sulla carta è stata prevista la zona economica speciale in cui ricade anche il Comune di Grottaglie, ma se poi non si provvede a creare un collegamento autostradale tra il casello di Massafra, il porto di Taranto e l’aeroporto cargo di Grottaglie, allora, di grazia, dobbiamo concludere che la zes è solo una illusione ottica potenziale di natura documentale e basta.

Vogliamo parlare poi della mancanza di finanziamenti diretti e di programmazione per la spesa dei fondi comunitari nei settori agricolo e industriale? Non credo sia necessario, perchè il ruolo di fanalino di coda della Puglia in questo ambito è sotto gli occhi di tutti.

Però mi si dice che nei mesi scorsi Grottaglie è stata inserita nei Distretti Urbani del Commercio per la valorizzazione delle attività commerciali locali. Cosa bellissima sulla carta, ma in termini concreti, che vantaggi ha comportato questa definizione per il mio salumiere sotto casa o per il negozio di abbigliamento dietro l’angolo?

Fermo restando che anche queste iniziative ricadono nel periodo cronologico precedente le elezioni, si rinvia ai criteri di valutazione di cui sopra.

Infine, come ciliegina sulla torta, che non può mai mancare in un discorso elettorale, si è parlato di sanità e dell’Ospedale di Grottaglie quale polo di eccellenza nella riabilitazione.

Anche in questo caso, rilevo che si tratta di una definizione bellissima che avrebbe senso in presenza di una struttura ospedaliera preposta alla cura dei pazienti, perchè in assenza di tali strutture, il paziente rischia di morire prima di arrivare alla fase di riabilitazione.

Riguardo alla ristrutturazione appaltata di recente per l’importo di 8,5 milioni di euro, sempre in periodo pre-elettorale, non è vano ricordare che trattasi di una somma già prevista nell’originario piano di riordino ospedaliero di Emiliano, ma nella pratica mai stanziata. Solo dopo la denuncia della Consigliera Regionale Francesca Franzoso, tale somma è stata stanziata e si è proceduto alle procedure d’appalto dei lavori.

Della serie: ci danno le briciole solo quando lottiamo per averle.

In termini numerici poi la sanità è tutto un disastro, da tutti i punti di vista, strutturale, gestionale e di servizi resi alla utenza, con una spesa sanitaria che viene dirottata in favore delle ben otto cliniche private presenti nella nostra provincia, con consequenziale aumento dei costi a carico del servizio sanitario, perchè ovviamente i privati non sono Madre Teresa di Calcutta e se operano nel settore sanitario, lo fanno per produrre un profitto.

Quindi, caro potente di turno, sappi che la mia satira, non è l’atto allegro di un buontempone che ha voglia di divertirsi e svagarsi, ma l’atto disperato di un uomo che fino al prossimo 21 settembre non può fare altro che ridere per non piangere.

Detto questo, Le porgo i nostri migliori saluti dalla provincia di Taranto, troverà le nostre cartoline nelle urne elettorali il 21 e 22 settembre.

Buon viaggio sulla via di casa.


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Ettore Mirelli

Ettore Mirelli

Avvocato, poeta e scrittore

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