ANAAO AssoMed: Carenza di Radiologi e medici in fuga dall’ASL Ta

Condividi

Medici in fuga dal servizio pubblico. Dopo la drammatica vicenda UTIN, caratterizzata dalla chiusura di un importantissimo reparto per carenza di medici in seguito a quella che sembra una mancanza cronica di programmazione, solo negli ultimi mesi dagli ospedali tarantini hanno dato le dimissioni una quindicina di radiologi, già difficili da trovare e di cui c’è carenza ormai cronica. Quindi non è solo il Punto nascita dell’ospedale che si trova in difficoltà, ma complessivamente tutta la struttura sanitaria. Se ne vanno perché non ce la fanno più . Sono stremati da carichi di lavoro esagerati, da continue rinunce a riposi e ferie, dal definanziamento del Servizio sanitario nazionale, dal blocco del turnover e da un’organizzazione inadeguata. Gli orari massacranti, la carenza di fondi per mettere in sicurezza le strutture e turni sempre più serrati rendono gli ospedali meno affidabili per chi ci lavora, ma anche per i pazienti. Insomma aumenta il rischio clinico (gli errori in corsia) e viene compromessa la correttezza delle cure. Inascoltati appelli, incontri con la Direzione, richieste di concorsi, i dottori passano ai fatti. E sbattono la porta in faccia al servizio pubblico, che già indebolito da una situazione di sottorganico conclamata, ora rischia il collasso.

Sembra che entro fine anno saranno andati via tutti i radiologi di Manduria, compreso chi riveste attualmente il ruolo di Primario, con conseguente impossibilità di garantire i servizi degli altri reparti come Pronto Soccorso, Chirurgia e Ortopedia in primis.

A Grottaglie, al momento, lavora un medico solo e alcuni esami, come le TAC con mezzo di contrasto, non possono essere eseguite quando manca l’unico anestesista in servizio. Sembra che almeno tre radiologi di Castellaneta, quindi il 30% dell’organico, abbia dato le dimissioni, così come l’ennesimo da Taranto e a Martina Franca alcuni esami non possono essere eseguiti il pomeriggio. Ignota, in quanto per l’ASL va tutto sempre bene, l’eventuale calo di mammografie a Mottola e Massafra. In forse il Centro Donne del “SS. Annunziata” se le voci della partenza del responsabile della prevenzione mammografica dovesse veramente andare via.

Una volta il posto in ospedale era la sicurezza, la meta da raggiungere, oggi invece la sanità pubblica si regge sulla buona volontà della bassa manovalanza, di poche persone che, ancora innamorate del loro lavoro, tirano il carro nonostante la fatica, l’insufficienza di posti letto, la mancanza di farmaci e presidi, la rabbia degli utenti.

Reazioni scatenate da prestazioni negate, che il paziente pretende ma che per mancanza di risorse non possono essere erogate. In passato si faceva la guerra per andare in pensione a 70 anni, ora chi può sceglie il prepensionamento a 58, eccetto chi sembra faccia finta di gestire il servizio pubblico dal chiuso del proprio ufficio. I medici che invece non vogliono appendere al chiodo lo stetoscopio passano al convenzionato, al privato puro oppure si aprono un ambulatorio. Stiamo assistendo a un fenomeno nuovo, mai visto. Le attuali condizioni di lavoro stanno spingendo sempre più colleghi bravi e specializzati ad andarsene. Hanno esaurito la gioia di vivere per un mestiere entusiasmante ma usurante, che si sceglie per passione non per soldi, visto che non ci sono sabati, nè domeniche, nè festivi. Bisogna lavorare a Natale, a Ferragosto, a Pasqua, alzarsi di notte, quindi si devono avere grandi motivazioni, è una vita che deve piacere. Una volta si diceva che la chirurgia, il mio campo, era un’amante gelosa che non tollerava distrazioni. Se si continua così gli ospedali pubblici serviranno solo a garantire l’urgenza-emergenza e per le cure specialistiche ci si dovrà rivolgere al privato. E sarà la fine della sanità universalistica, alla portata di tutti. Forse il vero obiettivo, insieme all’asservimento all’Università come valvola di sfogo di carriere e ambizioni che lì non trovano più spazio.

Noi come Sindacato abbiamo  più volte rappresentato le problematiche,  ma non siamo stati ascoltati. Mentre i Colleghi, hanno spesso fatto i salti mortali, con probabili violazioni di legge, per coprire i turni negli ospedali. Sindacati ignorati e tacciati di diffondere il panico o fake news, sino a quando la situazione non precipita. Quello che abbiamo notato è il rifiuto di discutere del problema e di cercare soluzioni in comune accordo. Il voler negare anche l’evidenza pensando che i problemi si risolvano da soli. Sentimento diffuso. Con impennate d’orgoglio personale per la “scarsa considerazione di chi si fa un c…. così” della responsabile dell’Ufficio Concorsi che, invece di confrontarsi presentando dati che, purtroppo, non conosce e deve andare a cercare, si alza e se ne va lasciando attoniti il Direttore Sanitario e il Segretario dell’Anaao. Mentre aspettiamo smentite e filmati da “Mulino Bianco”, ancora una volta, chiediamoci: la Conferenza  dei Sindaci a cosa è  servita?  Solo a rappresentare e gestire esigenze politiche? Ne abbiamo un ottimo esempio in provincia. La situazione è drammatica e dopo Massafra e Grottaglie rischiamo di assistere alla chiusura dell’Ospedale di Manduria per…. mancanza di radiologi. Tutto a Francavilla? Fa tutto parte di un disegno o è quella che potrebbe sembrare pura e semplice disorganizzazione? Aspettiamo le testimonianze degli utenti, commoventi come le frasi attribuite a quattro, degli oltre 10, bambini trasferiti a Bari perché l’UTIN di Taranto, solo per i vertici ASL e Regionali, è aperta, che dicano che l’ANAAO racconta solo la drammatica verità. Il Sindacato che non gira mai le spalle a nessuno.

 

Condividi

Redazione Oraquadra

La redazione.

Lascia un commento