Taranto: la Fiera del Mare 2020 e le sue tormentate radici del 1946

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Il poeta Giuseppe Ungaretti alla Fiera del Mare, nell’atto di gustare un’ostrica tarantina (originale di Ciro De Vincentis in concorso al Premio Taranto. Fotoriproduzione Michele Del Vecchio da “Maricoltura a Taranto: com’era e com’è”, cartella grafica ed. Punto Zero a cura di Vittorio Del Piano, 1974). In copertina: assessori e dipendenti comunali si portano verso il quadrante delle cozze posto nella Piscina della Villa Comunale, luogo d’allestimento della I Fiera del Mare, 1946 (fonte: idem)

 

Giovedì 3 settembre 2020, alle ore 10.15, sarà inaugurata al Molo Sant’Eligio Taranto, la Fiera del Mare 2020, aperta fino al 6 settembre (orari: mattina 10.00 – 14.00, pomeriggio 17.00 – 22.00). Organizzata dalla Regione Puglia e da Puglia Promozione, con il patrocinio della Provincia di Taranto e del Comune di Taranto, e in collaborazione con Inail Direzione Regionale Puglia, Protezione Civile Regione Puglia, Assonautica, Distretto Magna Grecia e Apulian Life Style.

 

TARANTO – La prima Fiera del Mare si tenne a Taranto dal 14 agosto al 14 settembre 1946, allestita in Villa Peripato, come le successive tre edizioni.  L’avvocato Giuseppe Acquaviva presidente della Giunta stessa, il dottor Nicola d’Ammacco presidente dell’Ascom, il dottor Nicola Resta presidente Assindustria, l’avvocato Leonardo Arnese e Giuseppe Giancane costituirono il nucleo fondatore del Comitato per la Fiera del Mare assieme a tre Enti locali, che la Camera di Commercio istituì nel mese di maggio del 1946. Si lavorò alacremente per tre mesi, coinvolgendo le migliori energie di Taranto che, evidentemente, dopo la Seconda Guerra, aveva voglia di rinascere e di lasciarsi alle spalle orrori e miserie, puntando sulla sua naturale vocazione: il mare.

Taranto, 25 agosto 1946 – Il presidente Enrico De Nicola visita e inaugura a Taranto la Fiera del Mare posta nella Villa Peripato, con quadranti di cozze ed ostriche poste nella Piscina della Villa Peripato stessa (fotoriproduzione Michele Del Vecchio da “Maricoltura a Taranto: com’era e com’è”, cartella grafica ed. Punto Zero a cura di Vittorio Del Piano, 1974)

In occasione della prima edizione, anche il biologo marino Attilio Cerruti preparò una sua memoria dal titolo “Trentadue anni di vita dell’Istituto Talassografico di Taranto”. La Fiera del Mare ebbe vita per quattro edizioni consecutive fino al 1949; Nicola d’Ammacco ne era l’anima, ma i problemi non tardarono ad arrivare. A causa di alcuni rovesci economici della sua famiglia (il nonno era famoso a Taranto per  i suoi “magazzini” in Via d’Aquino), d’Ammacco cominciò a farsi prendere dall’impegno di risollevare le finanze familiari investendo copiose energie personali, economiche e non. Nel mentre, l’ambizioso e costosissimo obiettivo di ottenere dal demanio militare il terreno (acquistandolo) destinato a zona fieristica antistante la  Torre D’Ayala Valva, nel quartiere Montegranaro prospicente l’odierna Viale Jonio, che negli anni diventerà Subfor e poi Cittadella delle Imprese, rallentava la macchina organizzativa fino a farla arenare nel vuoto.

 

Già nel 1948 Bari, nella sua Fiera del Levante, aveva lanciato la proposta di realizzare una propria “Mostra delle attività marinare” che scatenò legittime proteste e sonori malumori da parte degli imprenditori tarantini che si vedevano soffiare un’allettante occasione. Nicola d’Ammacco fece pubblicare sul Corriere del Giorno del 21 agosto 1948 un suo articolo intitolato “Bari e la Puglia”, in cui scrisse fra l’altro: «Qui non si intende dichiarare guerra a Bari e disconoscerne l’importanza e la funzione, quale massimo centro della vita e delle attività della regione: qui intendiamo solo prendere una volta per sempre posizione contro ben determinata mentalità di alcuni dirigenti baresi, i quali vogliono mortificare la vitalità e le iniziative delle altre province e asservirle agli interessi della loro città.» [per ulteriori approfondimenti vedi Nicola d’Ammacco ].

In alto: Le mogli dei rappresentati della Comios Taranto, organo di rappresentanza dei mitilicultori, si adoperano su un natante all’assaggio dei mitili. In basso: il poeta Giuseppe Ungaretti assaggia dal presidente della Comios, Bruno Pignatelli, un boccale di vino (fotoriproduzione Michele Del Vecchio da “Maricoltura a Taranto: com’era e com’è”, cartella grafica ed. Punto Zero a cura di Vittorio Del Piano, 1974)

Infatti, dopo tre anni di inattività forzata a causa della mancanza dei fondi necessari per realizzare la Fiera e darle degno spazio a Montegranaro poiché la Villa Peripato si era rivelata inadeguata, le imprese locali scalpitavano per far ripartire la Fiera vedendo in essa una chiara occasione di sviluppo economico non solo locale ma mediterraneo. Nel 1956 Nicola d’Ammacco,  diventato nel frattempo Presidente dell’Ente autonomo Fiera Internazionale del Mare, ricevuta la notizia che il terreno di Montegranaro era stato reso indisponibile perché destinato all’Amministrazione Difesa, nonostante i fondi finalmente trovati dai tre Enti fondatori quali Provincia, Comune e Camera di Commercio di Taranto, e nonostante l’istituzione dei cantieri scuola con l’impiego di 600 operai per oltre un anno e l’istituzione di corsi di primo addestramento per operai disoccupati finanziati dal Ministero del Lavoro (con l’impiego di 2.166 lavoratori per un totale di 229.600 giornate lavorative), si dimetteva dalla carica e abbandonava per sempre il sogno della Fiera del Mare.

Questo il triste e amaro epilogo di una delle tante storie tarantine fatte di forza, entusiasmo, buona volontà e capacità che si scontrano con meccanismi gommosi, opachi e farraginosi che, ahimè, hanno dato come risultato nel tempo il mortificante rallentamento dell’economia jonica e lo spegnimento di quei potenziali umani che avrebbero portato Taranto a diventare città competitiva nel Mediterraneo.

Domani si inaugura una nuova edizione della Fiera Del Mare. Ci auguriamo che lo spirito di quell’originario Comitato sia ancora vivo e presente in chi si sta facendo novello portavoce e paladino di una delle mancate eccellenze tarantine, e che il XXI secolo offra serie e solide opportunità rispetto a quelle che sono sfuggite così penosamente nel XX.  Auguriamo durevole e felice vita ad un evento di portata internazionale che non sia solo uno dei tanti fiori all’occhiello sfioriti di cui i tarantini non vogliono più sentire il profumo un po’ rancido, ma che sia la solida espressione di una concreta ripartenza per il legittimo riconoscimento ed il morale risarcimento ad una città capitale mediterranea dall’innegabile vocazione marinara plurimillenaria la cui storia è scritta chiaramente, la cui dignità è ancora in parte da ricostruire, la cui bellezza è ancora da difendere.

Si ringrazia Michele Del Vecchio per la gentile messa a disposizione e la fotoriproduzione digitale di tutte le immagini nel presente articolo (elaborazione grafica S. Del Piano)

a sinistra: Ostricultore – lastra fotografica originale di Attilio Cerruti. Fotoriproduzione di Michele Del Vecchio da “Maricoltura a Taranto: com’era e com’è”, cartella grafica ed. Punto Zero a cura di Vittorio Del Piano, 1974. A destra: particolare di copertina della cartella grafica da cui tutte le immagini del presente articolo sono tratte, per gentile riproduzione di Michele Del Vecchio

 

 

 

 


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Sabrina Del Piano

Sabrina Del Piano

Archeologa preistorica, geomorfologa, esperta in analisi dei paesaggi. Operatore culturale, ideatrice di eventi artistici Expert in prehistoric archaeology, geomorphology and landscapes analysis. Cultural operator and art events organizer

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