APERTAMENTE – Perché la mostra “permanente” di ceramica contemporanea di Grottaglie è chiusa?

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GROTTAGLIE (Ta) -Ma è mai possibile che il Museo della Ceramica contemporanea al vecchio Convento dei Cappuccini è chiuso? Ho chiamato il mio amico Pietro e mi ha detto che è stato aperto fino  al 30 agosto.

Quindi, chiusa la passerella del XXVII Concorso della Ceramica Contemporanea – MediTERRAneo, si chiude tutto. Ma che sistema è questo? Chiudere la mostra permanente della raccolta della Ceramica Contemporanea, una raccolta prestigiosissima di 27 anni di “primi premio”, è un danno al turismo e a tutti i cittadini desiderosi di godere di un bene di tutti perché, lo voglio ricordare a me stesso: la cultura è un bene universale. C’è anche una Carta internazionale che sancisce questo concetto.

Oltre alla mia amica Lallina che seppur grottagliese, non ha mai avuto occasione di visitare la Mostra,  mi hanno chiamato sei persone che volevano incontrarmi per visitare insieme il Museo. Volevo vivere e rivivere l’emozione di fare loro da Cicerone, e mostrare con un pizzico d’orgoglio anche i miei “primi premi”, le mie opere esposte affianco a quelle di tanti altri valentissimi artisti, che non smetto di  ammirare e di stimare.

L’impulso sarebbe quello di agitare le acque come facevo da giovane quando da operatore culturale con i miei colleghi artisti, scrittori, critici, filosofi, intellettuali facevamo “casino” per sensibilizzare l’opinione pubblica e creare movimento, opinione, cambiamento. Fare “casino” ora ai tempi nostri non serve a niente, vedi il caso del falso figlio di Salvador Dalì, che per quanto con Vittorio Del Piano ci demmo da fare poi finì quasi subito nel dimenticatoio. Ci sono stati casi più recenti, e mi ci metto in prima persona,  che hanno seguito tutti lo stesso destino, hanno avuto la stessa fine, persi nel dimenticatoio. Eppure in questi casi non si è utilizzata una produzione cartacea, i giornali degli anni ’80 sui quali noi scrivevamo  avevano una diffusione limitata per la loro stessa natura  di giornale cartaceo a distribuzione locale. Ora però con il web arriviamo ovunque,  con una produzione e divulgazione giornalistica di questo tipo basta taggare e la notizia fa il giro del globo in un clic.  Evidentemente, però, non è più un problema di diffusione della notizia, quanto di ricezione della stessa.

La gente non “vuole” leggere e capire quello che legge, non vuole problemi, vuole solo distrarsi e stordirsi sui  social, guardando le immagini e basta. Stiamo ritornando alla civiltà analfabetizzata, che comunica solo per “figure”. E magari le figure fossero “significanti”. Spesso le immagini non veicolano assolutamente niente, se non un egocentrismo e un istrionismo tanto vuoto quanto inutile. Selfie banali e scene scontate si susseguono sui social ad una velocità sorprendente, inquadrature discutibili e contenuti inesistenti a caccia di “like” si sovrappongono entrando in competizione tra loro. L’orror pleni di Gillo Dorfles è qui tra noi, ci siamo immersi, lo dico da docente di grafica, lo dico da tecnico ed esperto della materia.

Purtroppo, e ritorniamo al problema del Museo chiuso, “quelli della passerella” sanno bene che poi la gente dimentica gli episodi di una cattiva amministrazione che riguarda la cultura. Tanto quel famoso Ministro berlusconiano, famoso per la gran castroneria, si permise di dichiarare: «con la cultura non si mangia». Non sapeva di offendere tutti quelli che in cultura hanno investito, hanno lavorato, e ne hanno fatto la loro vita?

Intanto da ogni strada di accesso al centro urbano di Grottaglie si leggono i cartelloni stradali dove si comunica: GROTTAGLIE CITTÀ DELLA CERAMICA.

Il mio non è un lamento ma è la voglia ed il bisogno di fare qualcosa per  una forte ed incisiva azione risolutiva per poter vivere a pieno il bene comune. E non è certo il fare “casino” il modo giusto, non siamo negli anni ’60 o ’70. Ora, se ti comporti borderline ti guardano con sospetto e pensano: si quello è matto. Questa la fatalistica conclusione del mio scritto… Chi ha voglia di intraprendere una battaglia pacifica, basata sulla parola e sulla comunicazione educata civile ma ferma e decisa, per ribadire il lecito diritto alla fruizione di un bene comune di indubbio valore come la Mostra permanente della Ceramica contemporanea? Solo io?

Scusatemi cari lettori se ho scritto così di getto, ma  credo che sia più facile interpretare il mio stato d’animo e la mia rabbia nell’aver dovuto comunicare ai miei amici calabresi  che erano venuti a trovarmi, che il museo della Ceramica Contemporanea era chiuso (si sono fatti 200 chilometri e sono arrivati con due macchine, cazzo…).

Pino Lacava

Pino Lacava  – artista grafico e operatore culturale

 

 

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