La mitilicoltura, il Mar Piccolo e il Comune di Taranto – uno scritto inedito del dr. Michele Pastore

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Mar Piccolo di Taranto, I Seno, versante orientale (foto S. Del Piano)

TARANTO – Il 9 luglio 2013 Michele Pastore (1941 – 2016), già Primo Ricercatore  all’Istituto Talassografico, IAMC-CNR via Roma 3 – Taranto, specialista in crostacei decapodi, pesci ossei e benthos, massimo studioso e conoscitore dell’ecologia del Mar Piccolo nel Mediterraneo, preoccupato per le sorti di questo delicato bacino, inviava le sue riflessioni ad alcune testate giornalistiche locali e nazionali, con la speranza che di Mar Piccolo si parlasse. Da quanto ci risulta il testo non fu mai pubblicato; lo facciamo noi oggi, in sua memoria, dando spazio ad una voce autorevole ed esperta, con la viva intenzione e speranza che le sue domande ancora aperte siano un novello stimolo per quanti continuano ad occupasi di Mar Piccolo, per quanti continuano ad amministrarlo, a passeggiarci, a pescarci, ad ammirarne il tramonto e l’alba dalle sue sponde, per quanti continuano ad amarlo e ne desiderino sinceramente la sua tutela, la sua rinascita. Perché Taranto fu fondata sulle rive del Mar Piccolo, e il Mar Piccolo è il cuore di Taranto.

Mar Piccolo di Taranto, I Seno, versante orientale, sullo sfondo Quartiere Paolo VI (foto S. Del Piano)

La mitilicoltura, il Mar Piccolo e il Comune di Taranto, Michele A. Pastore, 9 luglio 2013

«Benché lo scrivente non abbia ormai più, come si suol dire, voce in capitolo, tuttavia le vicissitudini che ancora oggi coinvolgono il settore produttivo ittico di Taranto in generale, e dei mitilicoltori in  particolare, oltre ad un certo amor patrio, mi inducono ad assumere una qualche posizione.

Ho seguito finora le cronache con qualche rammarico, notando come nell’odierna vicenda che riguarda i mitilicoltori e lo stesso Mar Piccolo, certamente di natura socio-economica ed igienico-sanitaria ma per certi versi anche politica, si sia finora dibattuto di tutto e del contrario di tutto, assumendo talora decisioni di dubbia razionalità, che rasentano una sorta di pressappochismo o peggio di un atteggiamento pilatesco, teso a scaricare sui soliti “poveri cristi” responsabilità e inadempienze.

Ho letto di sequestro delle produzioni inquinate, di ipotesi di bonifica dei fondali del I Seno di Mar Piccolo con la ricopertura di uno strato d’argilla garganica… di spostamento a Mar Grande dei prodotti inquinati, di mancata assegnazione di aree in Mar Grande per lo spostamento dei prodotti… di riunioni a Bari, di riunioni a Taranto, di decisioni draconiane di distruzione dei prodotti e via dicendo… il tutto sullo sfondo di uno scenario in cui, dietro le quinte, ci sarebbero le previste sostanziose risorse finanziarie promesse dallo Stato per il “disinquinamento di Mar Piccolo” e, come si sa: piatto ricco mi ci ficco!

Non nascondo che la questione m’ha riportato in mente la manzoniana questione delle bravate per quel matrimonio che non s’aveva da fare, e la faccenda dei vasi di coccio tra i vasi di ferro….

Intendo dire che mi pare, nella fattispecie, come i vasi di coccio siano probabilmente i mitilicoltori e lo stesso Mar Piccolo.

S’è detto che le cozze allevate nel I Seno di Mar Piccolo sono inquinate da diossine e PCB, che gli stessi inquinanti si trovano nei fondali del I Seno… e però non ho letto finora quale indagine sia stata promossa per scoprire gli inquinatori ed assoggettarli ai rigori della legge per provocato disastro ambientale, attentato alla salute pubblica, danni economici al settore produttivo, lesione d’immagine di una Città condannata ancora una volta all’emarginazione.

E allora credo che vada fatta un poco di chiarezza sulla scorta degli ultimi passaggi storici che riguardano la Mitilicoltura tarantina in generale ed il Mar Piccolo in particolare.

Mar Piccolo di Taranto, II Seno, versante orientale, sullo sfondo Palude La Vela (foto S. Del Piano)

 

 

Si deve sapere che l’ultimo storico concessionario per la gestione delle aree di Mar Piccolo e dei laghi costieri campani Miseno e Fusaro, riservate alla molluschicoltura, è stato il Centro Ittico Tarantino-Campano, una S.p.A. a partecipazione statale.

Alla lunga la gestione del Centro Ittico Tarantino-Campano  s’era dimostrata fallimentare e infarcita da una nutrita litigiosità giudiziaria tant’è che, almeno per Taranto, fu deciso il fermo di attività di produzione nel 1970.

Dopo circa 30 anni, posto in liquidazione il Centro ittico Tarantino-Campano per decreto del Ministro del Tesoro, il 3 agosto 1998 i beni patrimoniali della società partecipata vennero incamerati dallo Stato e messi a disposizione di Enti Pubblici che ne volessero fare richiesta. Nominato amministratore della società in liquidazione l’on. Giuseppe Scotto di Luzio sono state scisse, nel giro di due anni, le competenze amministrative della S.p.A. in liquidazione ed affidate agli Enti territoriali che ne avevano fatto richiesta: vale a dire il Comune di Taranto per la gestione del Mar Piccolo, ed il Comune di Bacoli per la gestione di Miseno e Fusaro, con la conseguente creazione di due nuovi soggetti gestori: il Centro Ittico Campano ed il Centro Ittico Tarantino. Per quest’ultimo e per quel che ci riguarda più da vicino, il Comune di Taranto è diventato socio di maggioranza della nuova azienda locale.

Orbene: se è vero, com’è vero, che il Comune di Taranto è socio di maggioranza del nuovo Centro Ittico Tarantino, non ha forse il dovere di tutelare gli interessi cittadini e dei produttori del settore?

E se il Centro Ittico Tarantino e con esso lo stesso Comune non vogliono gestire in proprio la concessione delle aree demaniali di Mar Piccolo deputate alle attività produttive, non devono forse, come parte in causa, provvedere innanzi tutto a stabilire un rapporto con altri utenti del bacino di Mar Piccolo, regolamentato da reciproci obblighi di tutela e salvaguardia e quindi poi garantire con appositi contratti di sub-appalto verso le cooperative di lavoro, la produttività delle zone avute in concessione?

E lo stesso novello Centro ittico ed il suo socio di maggioranza non hanno anche l’obbligo di sentire, per altro verso, prima di assumere una qualunque decisione di possibile bonifica, i suggerimenti di veri ecologi (biologi marini e geologi) accreditati per consimili attività svolte?

E poi c’è ancora da chiedere:  quale piano è stato elaborato a cui si vorrà dare attuazione per dare vita ad un reale rilancio produttivo del settore, ricordando che dal dì della costituzione del nuovo Centro Ittico di Taranto  ad oggi sono passati ben 12 anni? Per ritrovarci, ancora una volta con le tensioni sociali che hanno occupato le cronache degli ultimi mesi?

E in definitiva la stessa Città vuole, sì o no, darsi una caratura all’insegna di una possibile rinascita socio-economica ed imprenditoriale del settore e rinnovarsi in quel primato che la resero famosa e l’accreditarono  in Italia e all’Estero, ai primi del secolo passato?»

Mar Piccolo di Taranto, I Seno, versante meridionale, Quartiere Borgo e Canale Navigabile (foto S. Del Piano)

 

 

 

 

 

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Sabrina Del Piano

Archeologa preistorica, dottore di ricerca in geomorfologia e dinamica ambientale, esperta in analisi dei paesaggi. Operatore culturale, ideatrice di eventi culturali, editoriali ed artistici. Expert in prehistoric archaeology, geomorphology and landscapes analysis. Cultural operator and art events organizer

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