Melucci: «PD coraggioso, ora può cambiare l’acciaio italiano, Taranto non guarda indietro»

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Oggi è un giorno che ci rende molto fiduciosi sul futuro. La politica sta tornando a parlare il linguaggio delle persone e a darsi obiettivi coraggiosi, non necessariamente vantaggiosi  solo per il mercato o il pil. Sono orgoglioso del mio partito, del convinto sostegno di Nicola Zingaretti, oltre che grato della mediazione di quanti come Nicola Oddati, Chiara Braga e i colleghi della federazione provinciale si sono spesi per questo documento negli ultimi mesi.
È un partito che ha saputo guardare criticamente a certe scelte del passato e insieme a questo Governo sta avviando un vero percorso di trasformazione per Taranto e per lo stabilimento siderurgico. Io le ricordo bene le resistenze plateali alle tesi di Michele Emiliano, il cocciuto ostracismo degli enti locali, delle parti sociali e delle associazioni di cittadini. Siamo passati dai decreti salva Ilva ad enunciati come il primato indiscusso della vita, l’obiettivo della decarbonizzazione, la inderogabilità di un accordo di programma e il dovere per il Paese di saldare i suoi debiti con Taranto.
Su molti aspetti tecnologici, occupazionali, di dettaglio, occorrono ancora dei seri approfondimenti, magari proprio sul tavolo che noi invochiamo da tempo di un accordo di programma, appunto. Sulla valutazione del danno sanitario, e quindi dei livelli produttivi, sull’efficacia delle bonifiche, sull’utilizzo dei fondi europei per la transizione giusta ed il superamento dell’area a caldo ci sembra si possa negoziare davvero poco ormai.
Ma l’atteggiamento della politica nazionale e le scelte che il Governo – a partire dall’azione risoluta e non confinata solo alla questione siderurgica dei Ministri Roberto Gualtieri, Giuseppe Provenzano e Francesco Boccia – sta compiendo ci lasciano ben sperare.
Noi continuiamo a ritenere che, al termine del processo per il quale torniamo a chiedere che questa trasparenza e un vero coinvolgimento della comunità locale diventino la regola, Taranto possa ripartire solo con una Ilva più piccola, più moderna, più sicura, con nuove opportunità per il bacino dei lavoratori interessati.
Il progresso civile e questa nuova epoca votata all’ecosistema non sono un gioco a somma zero, aver compreso questo e averlo posto a fondamento del negoziato su Ilva è una novità affatto irrilevante.
Specie in un momento in cui qualcuno anacronisticamente, per qualche voto in più, propone un revival degli stabilimenti a carbone del peggior Novecento, noi eleggiamo oggi Taranto a capitale italiana del green new deal.
Rinaldo Melucci
Sindaco di Taranto

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