Presentato il memorandum di Confartigianato per le elezioni regionali 2020 in Puglia

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Abbiamo consegnato a tutti i candidati presidenti alla Regione Puglia un  documento di Confartigianato contenente un’approfondita analisi della situazione economica e sociale del territorio dal punto di vista delle micro, piccole e medie imprese e della visione di comunità che il mondo dell’artigianato da sempre esprime, con il suo radicamento nei territori. Tutti temi importanti e meritori della massima attenzione per tutti e cinque anni della legislatura regionale e non solo nei periodi di campagna elettorale. Fra i temi emersi anche la necessità di una più efficace lotta all’abusivismo, gli incentivi all’insediamento artigianale nei territori svantaggiati, la situazione di Taranto, la valorizzazione degli artigiani e delle piccole imprese e dei saperi artigiani.

Ogni iniziativa politica che abbia la pretesa di un impatto “reale” sul sistema economico e sociale della Puglia non può che prendere le mosse da una constatazione: il nostro tessuto produttivo è costituito, pressoché per la totalità, da micro e piccole imprese.

Nella nostra regione, le microimprese sotto i 10 dipendenti sono il 96,2% del totale delle imprese e danno lavoro al 59,7% degli addetti occupati in imprese private.

Se, oltre alle micro, consideriamo le piccole imprese fino a 50 addetti, queste percentuali crescono al 99,7% delle aziende, i cui addetti toccano l’80,3% di tutti gli occupati pugliesi in imprese private: dati in linea, se non più elevati, rispetto a quelli nazionali.

Impossibile, in questo quadro, non tenere conto dell’impatto economico dell’emergenza coronavirus.

Le previsioni della Svimez per il 2021 vedono un Mezzogiorno frenato da una ripresa “dimezzata”: +2,3% il Pil contro il 5,4% del Centro-Nord. L’Europa ha messo finalmente in campo una politica espansiva dopo molti anni di c.d. “austerity”. La grande disponibilità di risorse rende necessario l’allestimento di un piano di sviluppo serio, coerente, di immediata attuabilità, finalizzato a rimettere in piena corsa il Mezzogiorno una volta per tutte.

Tener conto di questi elementi di contesto è condizione fondamentale per tracciare una rotta che dia orizzonti di rinnovato slancio per i nostri territori.

 

POLITICA ECONOMICA, SVILUPPO NEL QUADRO DEL SUD, RISORSE COMUNITARIE  – Ormai da molto tempo l’intero Paese manca di un piano organico di politica economica. Alla fine dello scorso anno il Governo nazionale ha lanciato l’ennesimo piano per il Sud, questa volta con una dotazione di circa 100 mld di euro.

L’emergenza coronavirus e le decisioni assunte a livello europeo con l’adozione del Recovery Fund modificano probabilmente il contesto economico-finanziario in cui si fa fronte a questi impegni, ma non cambiano affatto obiettivi e priorità. Al contrario.

È evidente che, oltre ad assicurarsi che  quanto previsto dal Piano – sia a livello di risorse che di azioni – giunga ad effettiva realizzazione, il prossimo Governo regionale dovrà fare in modo di utilizzare i fondi comunitari a disposizione per la Puglia in coerenza con le azioni nazionali. 

L’imperativo è evitare che i ritardi e le inefficienze accumulate nella programmazione 2014-2020 possano ripercuotersi in maniera dannosa anche sulla prossima programmazione.

Fondamentale risulta una governance in grado di monitorare in itinere i risultati e rimodulare in corsa gli strumenti. Imprescindibile in questo la tutela e la valorizzazione ruolo Partenariato Economico e Sociale. 

Tempestività, semplicità d’uso ed efficienza sono le parole d’ordine.

 

INNOVAZIONE e INTERNAZIONALIZZAZIONE – Si può sopravvivere e crescere solo innovando il prodotto ed aprendosi ai mercati esteri: è questa la strategia vincente specie a fronte di una domanda interna ancora gracile.

L’emergenza coronavirus ha comportato una pesante battuta d’arresto sotto il profilo degli scambi, ma i canali relativi alle vendite internazionali hanno registrato sin dal mese di giugno scorso una forte capacità di reazione. I provvedimenti da adottare devono prestare maggiore attenzione alle esigenze delle PMI, da sempre portate a percorrere quotidianamente le vie della “soft innovation” più che della ricerca e sviluppo di stampo intra-aziendale o prettamente accademico.

Occorre pertanto dotarsi di strumenti in grado di accompagnare le piccole imprese nell’integrazione di elementi ad elevata innovazione e nelle attività di smart improvement del personale dipendente: strumenti in grado di assicurare ricadute diffuse rispetto alle tecnologie abilitanti. 

Sotto il profilo dell’internazionalizzazione, la Puglia finalmente gode di un’immagine attrattiva ma lo sfruttamento di questo appeal da parte delle imprese locali ha troppo spesso un carattere episodico, e le iniziative di internazionalizzazione finiscono con il privilegiare imprese di grande caratura, che hanno già al proprio interno risorse più che sufficienti per sviluppare internamente tale funzione.

Imprescindibili risultano essere, nella predisposizione degli strumenti, l’ascolto ed il coinvolgimento effettivo delle Associazioni di categoria: le uniche in grado di catalizzare i bisogni espressi dal corpus pulviscolare delle aziende pugliesi.

CREDITO – L’emergenza coronavirus ha sferrato un colpo durissimo ad un sistema già estremamente fragile. La risposta allestita a livello regionale per garantire la liquidità alle piccole e medie imprese (microprestito, titolo II liquidità), unita agli strumenti nazionali, ha consentito, sebbene con ritardi, di mantenere un assetto di puro “galleggiamento”.

È fondamentale non solo mantenere gli strumenti agevolativi nella quota più elevata possibile, ma mettere a patrimonio i passi in avanti fatti in termini di fruibilità, rapidità di intervento e accessibilità.

Si auspica l’ulteriore conferma degli strumenti agevolativi già attivi (in particolare TITOLO II CAPO 3 e CAPO 6), con l’introduzione di nuove soluzioni tecnico organizzative idonee a ridurre i tempi di erogazione.

FORMAZIONE ED ISTRUZIONE – Quello della formazione professionale è uno snodo fondamentale tanto sul fronte dell’occupazione quanto su quello della competitività delle imprese.

Ancora oggi, è troppa la distanza tra la formazione erogata dalle scuole e le necessità espresse dalle imprese del nostro territorio. Per consentire di recuperare nel minor tempo possibile il sicuro impatto occupazionale connesso alla crisi del coronavirus, agire sull’istruzione appare assolutamente imprescindibile. I tempi sono maturi per effettuare un massiccio salto tecnologico all’interno del sistema formativo italiano e pugliese.

Dall’apprendistato fino ai dottorati in azienda, è necessario supportare ed incoraggiare tutte quelle forme di alternanza scuola-lavoro e studio-lavoro che consentono alle aziende di innovare e riqualificarsi attraverso l’assunzione in percorsi misti di giovani, ricercatori e di figure in grado di essere fautori di trasferimento tecnologico.

Di assoluta urgenza è ormai divenuto il completamento operativo del sistema di certificazione delle competenze. 

Per ciò che concerne l’artigianato, occorre completare nei tempi più brevi il sistema delle botteghe-scuola prevedendo altresì adeguati finanziamenti. Quest’ultimo deve diventare il sistema d’elezione per il trasferimento di conoscenze d’eccellenza ed il riposizionamento competitivo dell’intero comparto manifatturiero. 

LAVORO – Negli ultimi anni abbiamo senza dubbio assistito ad un miglioramento sul fronte quantitativo, specie nell’ultimo biennio. 

Eppure non si può essere soddisfatti: i numeri della disoccupazione sono ancora troppo elevati e gli effetti sul lavoro che deriveranno dalla crisi economica conseguente all’emergenza sanitaria del coronavirus saranno probabilmente la prima vera grande sfida che il nuovo governo regionale si troverà ad affrontare.

La chiave di volta sta in un forte supporto integrato alla qualificazione dei processi e dei prodotti aziendali ed in una capacità del sistema regionale di qualificare i lavoratori: aziende all’avanguardia creano posti di lavoro di qualità.

Un’attenzione a parte merita, poi, la questione del lavoro femminile.

Sebbene l’occupazione femminile risulti essere ai vertici in Italia (50,2% a luglio 2019 secondo dati ISTATI), la Puglia si arresta al 32,8%, con l’artigianato di servizio che si conferma trend-setter nella scelta delle donne. Mancano adeguati servizi di supporto nei confronti di artigiane e lavoratrici autonome. Ci si augura che le azioni in corso di avvio a livello regionale in questi mesi con riferimento alla conciliazione vita-lavoro, possano contare su risorse ampie e strutturali e sulla più ampia diffusione, anche con riguardo all’obiettivo della copertura delle esigenze legate alla non-autosufficienza dei familiari.

Si ricordi che  solo attraverso un sostegno organico allo sviluppo imprenditoriale ed al miglioramento delle condizioni di fisco, credito, giustizia civile e burocrazia si può assicurare una stabile ripresa dell’occupazione e finanche maggiore equità sociale.

SUPPORTO ALLE IMPRESE E CENTRI ASSISTENZA TECNICA PER L’ARTIGIANATO – Sono passati ormai sette anni dall’approvazione della Legge regionale n. 24 del 5 agosto 2013 – “Norme per lo sviluppo, la promozione e la tutela dell’artigianato pugliese.

L’assetto normativo predisposto mirava, stante l’eliminazione delle commissioni provinciali per l’artigianato, a creare un ecosistema più efficiente nel supporto alle imprese artigiane, attraverso la costituzione di un albo regionale, di una commissione regionale e di appositi centri di assistenza tecnica per l’artigianato individuati quali organismi indipendenti sebbene promossi dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentativi del settore. 

Sebbene ad oggi l’unico CATA correttamente costituito e attivo sia quello di Confartigianato Puglia (DGR 1194/2017) e nonostante proprio il CATA Confartigianato Puglia abbia fornito, per ammissione stessa della Regione, un supporto fondamentale nella diffusione e nella preparazione delle domande per l’Avviso “Maestro Artigiano”, al momento mancano i sostegni economici regionali più volte assicurati per consentire al sistema di poter realmente adempiere al suo compito.

Occorre provvedere subito in tal senso, sbloccando le somme (esigue in verità) già stanziate nel bilancio autonomo della regione e provvedendo a strutturare interventi stabili.

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI – Molti passi in avanti sono stati fatti dal punto di vista dell’adeguamento delle reti di trasporto pubblico locale, non altrettanti in tema di infrastrutture strategiche di supporto ai traffici commerciali ed ai siti produttivi. Mancano del tutto, ad esempio, sperimentazioni e misure a supporto dell’autotrasporto: un settore a forte presenza artigiana che viene ingiustamente accusato di essere il principale fautore dell’inquinamento atmosferico (v. sotto, paragrafo “ambiente”).

Le aree interne soffrono ancora oggi un sostanziale scollegamento con le zone costiere e ciò è un elemento di valutazione importante per comprendere il crescente grado di desertificazione industriale dei comuni più interni. La carenza di arterie di collegamento con i principali hub internazionali ha giocato un ruolo fondamentale nella progressiva erosione dei distretti produttivi del manifatturiero pugliese.

L’attuazione dei programmi in tema di infrastrutture e intermodalità e la valorizzazione delle strutture portuali devono rappresentare  una priorità nell’azione del prossimo governo regionale.  

AREA IONICA e ZES – Nell’area ionica risiedono straordinarie opportunità per l’intera Regione. Purtroppo è appena il caso di notare quanto la questione Arcelor-Mittal continui ad influenzare la capacità dell’intero territorio di rilanciarsi con una sorta di new-deal che ne valorizzi il posizionamento strategico all’interno del Mediterraneo, le eccezionali e scarsamente conosciute possibilità dal punto di vista dell’attrazione turistica e le produzioni locali di elevata qualità.

Il recupero della vocazione mediterranea di Taranto e dell’intera area ionica rappresenti una concreta e percorribile alternativa rispetto alle enormi problematiche poste dall’industria pesante. Le Zone Economiche Speciali, in particolare, e lo sviluppo delle portualità (con le relative “retroportualità”) rappresentano un’occasione imperdibile per una riconversione economica dell’intera area e di tutto l’indotto: dalla logistica ai servizi alle produzioni.

BUROCRAZIA e P.A. – L’ipertrofia burocratica è una delle principali cause dell’incapacità di crescere del Paese. L’emergenza coronavirus è stata la cartina al tornasole di questa situazione ed ha consentito di capire con precisione ove si annidano le numerose problematicità ma anche le eccellenze nella Pubblica Amministrazione. 

Non può tacersi il sottodimensionamento degli uffici regionali, in particolare per quanto riguarda gli assessorati di riferimento del mondo produttivo: Sviluppo Economico (servizio Artigianato in primis) e Istruzione e formazione professionale. Ciò danneggia pesantemente imprese e cittadini.

Occorre riequilibrare le strutture regionali potenziando quelle che gestiscono numerose misure a favore del mondo produttivo, del lavoro e della formazione professionale. 

TASSAZIONE LOCALE – Di importanza vitale è la materia fiscale, rispetto a cui cittadini ed imprese sono fortemente sensibili. Al netto delle competenze nazionali, la pressione fiscale in Puglia risulta ancora elevata. Nel 2018, ultimo dato disponibile, i cittadini pugliesi hanno versato quasi dieci miliardi complessivamente per Irpef, Iva, Irap e Ires. In questo contesto il peso delle addizionali e delle altre imposte regionali, specie quelle legate allo smaltimento dei rifiuti, è tutt’altro che irrilevante.

Com’è ovvio, la crisi economica scaturita dall’emergenza sanitaria ha esacerbato la percezione di una tassazione elevata ma ha, altresì, reso evidenti le storture e le problematiche connesse all’evasione. E se la tassazione corrisponde di norma all’erogazione di servizi di importanza capitale (v. proprio il servizio sanitario), non v’è dubbio che i servizi resi a fronte dei trasferimenti effettuati scontano un gap estremamente rilevante (es. rifiuti per attività produttive).

AMBIENTE –  Fondamentale, anche dal punto di vista delle imprese, è affrontare con maggiore decisione i temi legati allo smaltimento dei rifiuti, anche per l’impatto economico che tali questioni hanno sui bilanci di imprese e cittadini. Le politiche degli ultimi anni hanno contribuito a costruire una maggiore consapevolezza, ma l’aggravio dei costi per la gestione dei servizi non ha avuto ricadute apprezzabili in termini di efficienza. 

Bisogna intervenire per segnare un cambio di passo in discontinuità col passato anche guardando alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie tanto in fase di lavorazione quanto in fase di chiusura del ciclo dei rifiuti (es. impiantistica avanzata con separazione alla raccolta solo di frazione umida/frazione secca e selezione a valle). 

Discorso a parte merita la materia dell’impatto ambientale delle attività produttive, rispetto a cui la grande industria ha sempre goduto di provvedimenti derogatori: provvedimenti mai concessi alle imprese artigiane forse perché la piccola impresa e l’artigianato rappresentano di per sé un modo sostenibile di fare attività economica.

Incredibile, infine, che nonostante una normativa di assoluta avanguardia in materia (L.R. n. 36/2016), ancora oggi la Regione Puglia non abbia concretamente applicato i principali dettami del DPR 74/2013, come più volte denunciato dalla Federazione Impianti di Confartigianato.

Lo dice la scienza1: non sono i mezzi di trasporto su gomma i principali responsabili della presenza di Pm10 nell’aria delle città italiane. Sono gli impianti di riscaldamento: caldaie, stufe e caminetti, in Puglia sono la seconda fonte da inquinamento PM10 con una quota superiore a quella del trasporto su strada. Eppure per tenere sotto controllo le emissioni degli impianti di riscaldamento nulla si fa: neanche dare attuazione ad una legge regionale approvata da quattro anni in applicazione di una norma nazionale emanata da sette anni!

Ci attendiamo che tale situazione venga finalmente ricondotta a correttezza entro la fine dell’anno.

AGENDA DIGITALE – I temi dell’agenda digitale sono trasversali rispetto a tutta una serie di obiettivi dell’azione di governo e per questo in grado di generare un effetto moltiplicatore in molti ambiti sensibili. 

Il divario digitale in Puglia è ancora molto ampio, e le ricadute di questo ritardo riguardano tanto i cittadini quanto le imprese.

L’utilizzo di internet e della banda larga, soprattutto nelle micro e piccole imprese si attesta su livelli eccessivamente bassi. Sono moltissime le aree artigianali e produttive non coperte neanche dai servizi di rete tradizionali. Tutto ciò è intollerabile, per il danno cagionato alla competitività del Sistema Puglia.

È necessario intervenire non soltanto sulle infrastrutture, ma soprattutto sull’accessibilità delle reti, assicurandosi che le grandi aziende che gestiscono gli appalti della telecomunicazioni finalizzino i propri servizi.


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Valentina D'Amuri

Laureata in Progettazione e Gestione Formativa nell'era digitale, consegue il Master di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale in concomitanza con il Corso Normale di Stato Maggiore della Marina Militare. Instructional Designer, collabora alla produzione di diversi progetti in ambito civile e militare. "Non chi comincia ma quel che persevera"

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