Lo smantellamento della sanità pubblica nella provincia di Taranto

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Queste scene raffiguranti assembramenti di pazienti all’esterno dell’Ospedale di Martina Franca sono il frutto di un disegno politico nazionale volto a smantellare la sanità pubblica. Lo schema d’azione è lo stesso messo in atto in tutte le regioni: si parte dalla chiusura dei punti nascita, si chiudono ospedali con la scusa di concentrare i servizi sanitari in strutture di eccellenza che ancora non sono state costruite e si convertono le strutture sanitarie esistenti in contenitori vuoti dai nomi rassicuranti come “ Ospedale di comunità, Casa della salute, Presidio sanitario ecc ecc”, ma la verità è che non è stata prevista una medicina territoriale fatta di poliambulatori con accertamenti strumentali h 24.

Tutti questi servizi sono stati concentrati in strutture sanitarie private, nella provincia di Taranto ce ne sono ben 8, sprovviste di molti servizi essenziali che le rendono di fatto inidonee a sostituire le strutture sanitarie pubbliche, per non parlare dei maggiori costi che la medicina convenzionata comporta a carico del bilancio regionale.

Questo piano di smantellamento è stato attuato in Puglia con il piano di riordino ospedaliero del 2016 ( Giunta Emiliano) più volte bocciato in commissione sanità e portato lo stesso alla approvazione della giunta regionale, con allegato un documento del Ministero della Salute intitolato “Piano nazionale della cronicità.” dove fanno la loro comparsa per la prima volta le parole vuote che tanto piacciono al nostro Direttore Generale dell’ASL di Taranto Stefano Rossi, si legge infatti a pagina 14: “ C’é bisogno di nuove parole chiave capaci di indirizzare verso nuovi approcci e nuovi scenari: Salute possibile; malattia vissuta; analisi integrata dei bisogni globali del paziente; analisi delle risorse del contesto ambientale; mantenimento e co-esistenza; accompagnamento; risorse del paziente; empowerment; sviluppo della capacità di autogestione; approccio multidimensionale e di team; costruzione condivisa di percorsi integrati; presa in carico pro-attiva ed empatica; patto di cura.”

Cosa significano queste parole? Niente, se non quello che vedete in foto, nulla di nulla in termini di offerta per chi ha bisogno di ricorrere alla sanità pubblica, anzi Martina Franca deve ringraziare la propria rappresentanza in Regione se è riuscita a mantenere in vita il proprio ospedale, diversamente da quanto accaduto a Grottaglie dove gli stessi parametri indicati dal DM 70/2015 sono stati palesemente violati.

Della serie: la legge si rispetta fino a quando fa comodo a chi comanda.

Ma di quale legge stiamo parlando? Di quale Stato? Di quale Regione?

Purtroppo stiamo parlando della legge, dello Stato e della Regione che i cittadini pugliesi hanno voluto e votato.

Ripercorriamo un attimo le tappe dello scempio per non dimenticare.

Era il 29/12/2015 quando il Comitato in difesa dell’Ospedale San Marco di Grottaglie lanciava l’allarme con un proprio comunicato: “Qualche settimana fa uscivano giornali con il titolo: “Il San Marco non si chiuderà!” Il Presidente Emiliano rassicurava il Sindaco Alabrese e tutti gli altri Primi Cittadini del Distretto n° 6. Telenorba, ieri alle 7:00 del mattino annunciava che alcuni ospedali sarebbero stati chiusi ed altri, tra cui Grottaglie, sarebbero stati riconvertiti. Anche se il nuovo Consigliere Borracino e il già Assessore alla Sanità Pentassuglia difendevano il San Marco di Grottaglie, Emiliano dichiarava di restare fermo sulla propria decisione, cioè quella di spostare l’ostetricia di Grottaglie a Manduria. Ma il Presidente lo sa che Manduria non ha mai raggiunto più di 300 parti all’anno, mentre a Grottaglie se ne contano mediamente 600? Taranto è già al collasso, dove andranno a partorire le nostre future mamme?”

In data 23/3/2017 fu il Sindaco di Grottaglie Ciro D’Alò a prendere la parola per rassicurare i cittadini sul fatto che i reparti dell’Ospedale San Marco non sarebbero stati toccati per i successivi cinque anni, laddove invece era già scritto nero su bianco negli atti della Regione che sarebbe stato progressivamente ridotto il reparto di medicina, lasciando i posti di Lungodegenza, mentre la attività di Ortopedia sarebbe stata ridotta ad una fascia oraria h 12, così come Chirurgia.

Le dichiarazioni del Sindaco D’Alò seguivano di un giorno quelle rilasciate dal Direttore Generale Stefano Rossi che in data 22/3/2017 così scriveva: “ Oggetto: Riorganizzazione delle attività presenti nel SO San Marco. Questa Direzione Generale, di concerto con Codesta A. C e con il Dipartimento di Promozione della salute, intende mettere in campo una serie di misure organizzative finalizzate ad offrire un maggior numero di servizi sanitari da allocare all’interno del San Marco. Questa Direzione è fortemente convinta che il cambiamento della cultura sanitaria passa attraverso il superamento di una idea ospedalocentrica, per approdare ad una politica della sanità incentrata sulla promozione della salute e sul diritto al benessere psicofisico. In quest’ottica si pongono il processo di rifunzionalizzazione e la sua innovativa offerta sanitaria.”

Ossia, traducendo in parole povere: Cercate di adottare stili di vita sani che prevengano il ricorso a cure ospedaliere, curate il benessere psicofisico e se siete in presenza di fonti inquinanti quali discariche, industrie metalmeccaniche, raffinerie petrolchimiche, cercate di respirare il meno possibile, perchè le nuove innovative offerte sanitarie non possono continuare ad essere incentrate sulle classiche terapie oncologiche o di medicina generale, serve benessere psicofisico per la sanità del domani, una sanità non incentrata sugli ospedali.

Questo idillico proponimento di intenti del Direttore Rossi, ben lontano da una vera e propria programmazione manageriale e più simile ad un manuale filosofico di medicina olistica di stampo orientale veniva prontamente sconfessato dal Comitato Ospedale San Marco con un nudo e crudo resoconto della realtà dei fatti, la realtà che i cittadini grottagliesi si trovavano e si trovano ad affrontare ogni volta che entrano in ospedale:

PRONTO SOCCORSO:

  • Mancanza di dispositivo per emogas ( con necessità di chiedere a medicina e dialisi lo sviluppo dell’esame, cosa non sempre possibile.);

  • Mancanza di farmaci anche salva vita ( per esempio Rytnorm);

  • mancanza di un ecografo necessario per diagnosi veloce di pnx, tamponamento cardiaco, versamento post trauma, rottura milza, urgenza queste che attualmente devono attendere l’esame radiografico;

  • assenza radiologo in ospedale nei festivi e la notte quindi sono costretti a mandare l’rx a Manduria per la refertazione ( anche esami radiologici urgenti come tac encefalo) con allungamento tempi di attesa;

  • turni dei medici senza avere i 4 giorni di riposo previsti dal contratto nazionale, medici sotto organico ( frutto del blocco del turn over) quindi insufficienti per coprire turni e reperibilità. Un medico ad orario ridotto di appena 4 ore ha sostituito un medico a turnazione piena ( sostituito dalla direzione medica).

DIABETOLOGIA:

  • Liste di attesa più lunghe di un anno;

  • Ambulatorio attivo solo due giorni a settimana ( negli altri ospedali è attivo tutti i giorni), nonostante a Grottaglie afferiscano pazienti dai paesi limitrofi.

CHIRURGIA:

  • Infermieri sotto organico ( solo 4 unità), quindi difficoltà con i turni;

  • solo interventi programmati e i medicinali arrivano contati o non tutti e per le urgenze non ci sono.

GINECOLOGIA:

  • Mancanza di personale infermieristico ed ausiliario, organico insufficiente per coprire i turni e le reperibilità;

  • Mancanza di un ecografo e il colposcopio è ormai obsoleto;

  • mancanza di farmaci e materiale d’uso comune;

  • personale maschile della ditta di pulizie che gira nel reparto anche durante le visite e il travaglio.

CARDIOLOGIA:

  • C’è un solo medico, si necessita potenziamento dell’organico.

Fino a quando tutto questo vi sembrerà normale, fino a quando vi sembrerà normale che la denuncia della realtà dei fatti sia affidata a comitati e cittadini che per loro diritto dovrebbero usufruire della sanità e non battersi per essa, fino a quando accetterete che politici di ogni ordine e grado a livello nazionale, regionale e locale continuino a prendervi in giro con messaggi rassicuranti completamente divergenti dalla realtà e continuerete ad eleggere ed acclamare questa gente, fino a quando tutto questo continuerà, questa nazione e questa città non saranno un posto normale.

Ma forse va bene così, andiamo in bicicletta, preserviamo il nostro benessere psicofisico e vedrete che non avremo bisogno di ospedali, anzi per dirla con le parole del nostro Sindaco: vedrete che “ Andrà tutto bene”.

 

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Ettore Mirelli

Avvocato, poeta e scrittore

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