APERTAMENTE di Francesco Russo. La rivolta di Napoli

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Chi l’ha bollata così sono stati sicuramente i media, nella certezza che la pletora di quelli incollati alla TV, che del Covid ne hanno fatto companatico e che si nutrono di notizie e di immagini truci, avrebbe approvato lo stigma apposto all’evento, da chi è pagato per criminalizzare ogni dissenso democratico ad un Regime che si evidenzia sempre di più come tale.
Ieri sera in piazza a Napoli c’era il Popolo, quel Popolo da tempo dimenticato e reietto, da una Borghesia che da decenni preferisce dirigere la Plebe, piuttosto che dare esempio al Popolo.
Il segno che ha dato il Popolo, ieri sera, è quello di un resuscitato spirito critico che è emerso dal bisogno.
Fino a quando il bisogno o i bisogni non si erano manifestati, quel Popolo dovendo lavorare e produrre per vivere, aveva lavorato e vissuto senza occuparsi di politica, se non tangenzialmente, e per mancanza di tempo, senza cibarsi di TV, come invece hanno fatto coloro che per effetto dello smart working, hanno ricevuto, senza muoversi da casa, lo stipendio a fine mese.
Non parlo, naturalmente degli insegnanti i quali sono stati sottoposti ad un lavoro ancora più snervante dovendo insegnare attraverso un computer.
Parlo invece, di quella persone egoiste e superficiali che hanno tirato un respiro di sollievo, quando lo smart working ha evitato, nel loro lavoro, il contatto con il pubblico, che era rappresentato in gran parte proprio da quel popolo di lavoratori che se la mattina non alzava le saracinesche e se non apriva gli studi professionali non avrebbe potuto lavorare.
La manifestazione quindi aveva una connotazione popolare e non plebea ed a tal proposito è necessario evidenziare il nobilissimo comportamento delle Forze dell’Ordine che hanno saputo, nella loro azione, distinguere il grano dal loglio.
Che la delinquenza abbia approfittato della manifestazione, nessuno può negarlo e chi ha agito, con stile militare, negli attacchi alle Forze dell’Ordine nessuno potrà negare che si sia trattato di plebe adusa a fare questo; la plebe ha un proprio comportamento che dovrebbe essere codificato, per distinguerlo dal comportamento del Popolo, in specie quello napoletano, che dovrebbe essere altrettanto codificato, cosicché sarebbe molto più semplice separare il grano dal loglio in ogni occasione, anche per non dar voce ai media gestiti dal Potere.
Sia ben chiaro, però, che il comportamento della Plebe è sorretto da anni di immunità e impunità di questa, perché protetta e gestita da una Borghesia, come ho detto sopra, qualificata come tale, ma incapace di comportarsi come tale.
Ieri sera in Piazza c’era chi non riesce più a mettere il piatto in tavola, chi ha tasse da pagare, chi ha dipendenti che non vuole licenziare – il popolo napoletano è generoso e non egoista – insomma ieri sera in Piazza c’era il Popolo, quel Popolo che ha aperto gli occhi ed ha compreso che le sceneggiate di De Luca, sono circenses senza pane e quando il Popolo è affamato le esibizioni non saziano, occorre pane, pane, pane e quando De Luca si accorgerà che, senza che la gente lavori, egli stesso non potrà permettersi di ordinare fritture di pesce da distribuire a chi deve andare a votare, sarà la fine, anche per quella plebe che ieri sera, un po’ perché è nel suo stile, un po’ perché forse avverte nell’aria l’odore del cambiamento, ha cercato di accreditarsi agli occhi di quel Popolo che sta per riprendere in mano il proprio destino.
Dobbiamo dire grazie alle Forze dell’Ordine che hanno saputo distinguere il grano dal loglio, il Popolo dalla Plebe, perché alla fine anche le Forze dell’Ordine sono Popolo.


Francesco Russo Avvocato di Napoli

 


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