Archeologia subacquea al MArTA domani su Facebook

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Al MArTA la presentazione dello studio sui relitti di San Pietro in Bevagna, La Madonnina, Torre Chianca e Porto Cesareo

TARANTO – Torna domani 28 ottobre a partire dalle ore 18.00 l’appuntamento con i “Mercoledì del MArTA”, gli incontri con studiosi ed esperti, voluti dalla direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto Eva Degl’Innocenti per creare sempre maggiori connessioni tra il mondo dei reperti e quello della storia dei popoli che attraversarono il territorio jonico.

Domani 28 ottobre l’evento che vedrà relazionare il prof. Giacomo Disantarosa, docente di Archeologia subacquea e ricercatore del Dipartimento di Studi Umanisti dell’Università di Bari, nonché Responsabile del Laboratorio di Archeologia subacquea presso la sede di Taranto, si svolgerà in modalità unicamente on line direttamente sull’account Facebook del Museo MArTA.

“È un’opera di divulgazione – spiega Eva Degl’Innocenti – che vede il presente ed il futuro del territorio fortemente legati alle rotte del passato”. E la direttrice Degl’Innocenti parla di “rotte” a giusta ragione, perché nel convegno di domani il prof. Disantarosa esplorerà soprattutto quelle di un pioniere dell’archeologia subacquea l’americano Peter Throckmorton che tra il ‘64 e il ‘65 condusse ricerche lungo il litorale jonico-salentino.

“Parliamo di Archeologia subacquea – dice ancora la direttrice del MArTA – ma parliamo anche di traffici e circolazione di uomini, culture e merci mentre viene progettato il rilancio dello scalo portuale tarantino”.

Nell’incontro di domani grande risalto sarà dato alla migliore comprensione interpretativa dei relitti di San Pietro in Bevagna, de La Madonnina, di Torre Chianca e di Porto Cesareo. Un lavoro reso possibile dalla collaborazione tra il Laboratorio di Archeologia Subacquea di Taranto, la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Bari e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle province di Lecce, Taranto e Brindisi.

Il gruppo dei reperti documentati da Throckmorton, circa cinquant’anni fa – dice il prof. Disantarosa – erano parzialmente editi. Schedati sinteticamente, in alcuni casi pubblicati attraverso poche notizie preliminari e spesso privi di documentazione grafica e fotografica, erano un potenziale utile per riscrivere percorsi di approfondimento che consentissero una nuova interpretazione degli aspetti legati alla frequentazione delle coste, alla circolazione delle merci, all’attestazione di particolari rotte e alla presenza di aree portuali e approdi minori di questo comprensorio regionale. La prima tappa ad essere completata, nell’ambito di questo progetto di ricerca svolto in ambito universitario, è stata quella sui reperti recuperati dai contesti indagati tra il 1964 e il 1965 (relitti di San Pietro in Bevagna, de La Madonnina A e B, di Torre Chianca a Porto Cesareo) facendo “riemergere” nuove ipotesi di interpretazione anche grazie alle attività di verifica sul campo, alle analisi archeometriche e allo studio di documenti di archivio.


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Redazione Oraquadra

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