Dott.Donnola (ANAAO): ASL Taranto come Amsterdam? le pazienti in vetrina

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Ambulanze in fila per “scaricare”

I numeri relativi ai contagi da Covid-19 sembrano evidenziare che ormai l’epidemia è fuori controllo e sono particolarmente preoccupanti sia i dati sui nuovi casi sia quelli relativi ai nuovi ricoveri nella provincia Jonica. I numeri mantengono un trend di crescita e preoccupano non solo perché il picco ancora non è stato raggiunto ma perché l’inverno con le sue temperature rigide e il picco influenzale non è ancora arrivato. Se i numeri continueranno a salire, in seguito anche a quella che sembra un’assenza assoluta di programmazione e una discutibile gestione delle strutture esistenti, diventa sempre più concreto il rischio di criticità insostenibile per tutta l’AL Taranto.

La situazione negli ospedali, per quanto possibile osservare in assenza di dati, che non vengono comunicati dalla Direzione Generale, e i Sindacati sempre più ignorati, è gravissima e assolutamente critica, con Pronto Soccorso e 118 ormai intasati. Moltissimi reparti in tutti gli ospedali della Provincia vedono il numero di dipendenti calare sempre più in seguito ai vari cluster ospedalieri che obbligano il personale in quarantena, in quella che sembra l’assoluta indifferenza della Direzione sia Generale che di Presidio. Con questo ritmo di contagi entro novembre potrebbero saturarsi le terapie intensive, mentre non vengono sciolti i dubbi sul reparto di rianimazione mini-covid e sull’eventuale trasferimento del Reparto di Ematologia ed Oncologia.

I tamponi non bastano. Il personale non viene controllato periodicamente, come chiesto dalle Organizzazioni Sindacali e consigliato dal Ministero della Salute, probabilmente per evitare d’individuare COVID positivi asintomatici, che dovrebbero essere messi in isolamento ma che, in questo modo, lavorano ma possono diffondere l’infezione. L’assistenza domiciliare è pressoché assente, con le unità di medici Usca per le cure a casa, già in numero inferiore a quelle previste per la provincia, che presentano problemi di organici, dovuti all’alto numero di dimissioni. Con il sistema di tracciamento ormai impossibile dato l’altissimo numero di contagi.

Rifiuti speciali ammassati nei corridoi
Marcatempo SS.Annunziata, quello a sx rotto da mesi

Mentre la pressione sugli ospedali rischia di diventare insostenibile, dal momento che è praticamente saltata la possibilità di contenimento dell’epidemia attraverso i servizi territoriali per mancata programmazione, l’Azienda non si adopera neanche in quei piccoli accorgimenti per evitare assembramenti. Come già segnalato, al “SS. Annunziata” c’è un solo marcatempo, perché l’altro è rotto e non viene sostituito oltre ad essere posizionato lontano dal primo, per decine di dipendenti che, specialmente in uscita, si accalcano aspettando di andare a casa. Ma non c’è solo il COVID. Nello stesso ospedale il rischio d’incidenti è altissimo in seguito alla presenza di spazi per contenitori di rifiuti speciali, aperti a tutti e poco capienti, con conseguente posizionamento, a tutte le ore, di tali contenitori sui pianerottoli. Accessibili a tutti. In questo contesto, dopo la trasformazione del PPI del “Moscati “ in COVID si assiste a scene da zona di guerra.

Le tende, passate da tre a cinque, posizionate nel parcheggio delle “Malattie Infettive”, tra le macchine in sosta, ospitano decine di pazienti che apprendiamo, e se fosse vero sarebbe gravissimo in quanto in violazione della legge, gestiti dal Servizio 118. Con una qualità dell’assistenza tutta da valutare nonché possibili rischi per pazienti e operatori. Ambulanze in fila per “scaricare” decine di pazienti con, sembra, la necessità di usare anche la camera dell’USCA per l’afflusso. Operatori che girano dappertutto o senza nessuna protezione o con le tute bianche anche in posti dove non andrebbero portate. E infine, quello che non avremmo mai voluto o pensato di vedere. I pazienti in vetrina. Sembra di essere nella vecchia Amsterdam anni ’70. Anche se i soggetti erano diversi.

Passando davanti ai locali dell’ex PPI, zona di transito abituale per molti utenti, che escono dall’ospedale e si dirigono al parcheggio, oltre che per il personale si vedono, attraverso le porte automatiche trasparenti, letti di degenza e (foto di copertina), questa mattina, una paziente con maschera all’ossigeno. Zona COVID con operatore in tuta bianca e paziente, o pazienti considerato che si vedono tre letti, esposti alla pubblica visione. È un esempio di quello che ci aspetta se non ci adeguiamo ai DPCM?

Oppure, molto probabilmente, un ennesima dimostrazione di quello detto fino ad ora. Non esistono linee guida, non ci sono protocolli e neanche buon senso. Una tenda o un foglio di carta non sarebbero stati sufficienti? Forse sarebbe il momento che la Direttrice Medica di Presidio e chi la rappresenta presso il Moscati, meglio se accompagnati da chi le linee guida dovrebbe scrivere e, soprattutto, farle rispettare, iniziassero a girare per i tre Presidi del P.O.C.

Cos’altro dovremo vedere prima della fine? Dobbiamo sempre aspettare l‘intervento dei NAS? Qui non ci sono spot modello “Mulino Bianco” da girare ma solo vergognarsi per aver mancato di rispetto all’ultima cosa di cui dispone un malato in quelle condizioni: la dignità. Le misure messe in campo sembrano essere confusionarie, a effetto temporaneo e non risolutive. Finché non si elaborerà un piano serio continueremo ad assistere imponenti a queste situazioni. La vera lotta contro il virus è una lotta non solo per salvare gli ammalati ma, soprattutto, contro chi lo trasmette. Rinnoviamo, pertanto l’invito al nuovo Assessore alla Sanità, dott. Lopalco, a venire a Taranto e a prendere le misure drastiche che sembrano ormai inevitabili.

Dott. Giancarlo Donnola
Consigliere Nazionale
Segretario Aziendale
Anaao-Assomed Taranto

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Redazione Oraquadra

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