Emergenza sanitaria, Confcommercio Taranto: “Scegliamo la vita”

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Esprimere il proprio dissenso è legittimo, manifestare pubblicamente in modo civile è un diritto sancito dalla Costituzione. L’articolo 17 esplicita:  ‘I Cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e SENZA ARMI…’.

 

Le parole tuttavia – afferma il presidente provinciale di Confcommercio Taranto, Leonardo Giangrande- possono fare male più delle armi, e chi si assume la responsabilità di organizzare una manifestazione di  protesta ha l’obbligo di governare l’evento,  se è vero che l’obiettivo è quello di rendere pubblico il malessere di una comunità e di mandare messaggi  alla politica.

Nulla può giustificare il folle intervento alla manifestazione tarantina, di giovedì scorso,  del medico negazionista,  duramente condannato dall’Ordine provinciale  dei Medici. Parole come pietre, lanciate  su una folla arrabbiata, delusa,  ancora una volta costretta a scegliere tra due ‘opposti’: la salute  o il lavoro. Una folla confusa,  pronta a recepire come buone le parole di chi inneggia alla ribellione, una folla alla ricerca di un nemico a cui addebitare  il proprio malessere.

E’ una responsabilità enorme quella che si sono  assunti coloro che  hanno inteso adunare i cittadini in piazza, sapendo che nessuno in questo momento storico possiede la verità e che probabilmente potrebbe non rivelarsi sufficiente  chiudere alcune attività e ridurne l’orario. Il Covid avanza e  si teme l’aggravarsi dell’emergenza sanitaria.

Il sacrificio richiesto ai cittadini,  ai piccoli imprenditori è enorme, e nessun decreto ristoro potrà mai compensare la chiusura di alcune attività e la contrazione dell’orario di lavoro. Sappiamo bene che da questa maledetta esperienza, quando ne usciremo, saremo più poveri di prima e che pagheremo sulla nostra pelle (attraverso il debito pubblico) gli aiuti economici  che oggi ci vengono promessi. Non abbiamo però altra scelta, non possiamo ignorare l’SOS dei medici e del personale sanitario che vive  ogni giorno il dramma dell’aumento dei malati in terapia intensiva e dei posti letto che mancano. Quei medici che abbiamo amato, applaudito, elevato ad eroi e che ora –spinti dai nostri sacrosanti bisogni- vorremmo quasi dimenticare, perché ci richiamano al nostro dovere morale, perché ci dicono che la mascherina non basta e che dobbiamo restare di più a casa.

Non sono il Governo, la politica, le istituzioni a chiederci di fare la nostra parte, è il nostro dovere  di cittadine e di cittadini, è la nostra coscienza di madri e di padri.

Torneremo nelle piazze a rivendicare i nostri diritti, a far sentire la nostra voce, la nostra rabbia, ad indicare la strada, a chiedere che una comunità come Taranto non debba continuamente  dover scegliere tra i due  mali.

Oggi però scegliamo la vita.


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Valentina D'Amuri

Laureata in Progettazione e Gestione Formativa nell'era digitale, consegue il Master di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale in concomitanza con il Corso Normale di Stato Maggiore della Marina Militare. Instructional Designer, collabora alla produzione di diversi progetti in ambito civile e militare. "Non chi comincia ma quel che persevera"

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