APERTAMENTE di Valentina D’Amuri: “La vita tragicomica di una mamma ai tempi del Covid”

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Che tutto non sarebbe più stato lo stesso lo avevamo ormai capito, ma quello che vive una mamma in questo periodo può essere paragonato solo ad una di quelle novelle umoristiche in cui il lato tragico della vita è indissolubilmente legato a quello comico nel beffardo destino che si diverte a fare il gioco delle probabilità più assurde le quali, inevitabilmente, capiteranno!
Racconto da mamma giovane, racconto da rappresentante di classe e racconto da Instructional Designer, per intenderci una che per studio e per mestiere pratica la didattica a distanza già da 10 anni, quando ancora il mondo non sapeva cosa fosse. Poi un giorno, arriva un virus ed ecco che tutti diventano pratici di DAD. Ascolti mille opinioni in merito e tu, che con una simulazione e strumenti di comunicazione sincrona e asincrona hai messo in comunicazione tre navi, pensi che per i bambini sarà davvero un modo divertente e innovativo di apprendere . Per i bambini, certo. Ma nello stesso momento in cui sei grata di questa nuova opportunità e di questo passo in avanti che la scuola si appresta a fare, ti dimentichi di essere la rappresentante di classe, ignorando beatamente quello che da lì a pochi secondi potrebbe accadere sul famigerato e tanto temuto gruppo whatsapp delle mamme!
Beep, messaggio 1: “Mamme scusate, ma come faccio a scaricare Met? Io non la trovo!” – Si chiama Meet, chi cerca bene, trova.
Beep, messaggio 2: “Mamme scusate, ma a me la password non funziona, come devo fare?” – Scrivi nome tuo + nome di tuo figlio, l’anno di nascita, clicca invio e vedrai che funziona! Non ti dirà l’affinità zodiacale ma entrerai nel magico mondo delle videolezioni.
Beep, messaggio 3: “Mamme potete dire alla maestra che oggi la connessione non va e non riusciamo ad entrare?” – Nessuno risponde, i bambini sono già in posizione e nella casa deve esserci un silenzio tombale. Peggio ancora per quei genitori che non possono neanche camminare liberi per la cucina e scroccare una merendina, una di quelle che vietano allo stesso figlio perché fanno male, e sono costretti ad una mattinata di disidratazione perché il bambino ha deciso così: in cucina si studia meglio che in camera. E a proposito di quel silenzio tombale, neanche lui se la passa così tanto bene! Mettete un bambino che dimentica un microfono acceso, mettete una mamma che ha un modo di colloquiare ben colorito e il termine tombale non può far altro che descrivere bene le imprecazioni che provengono da quelle mura domestiche.
Beep, messaggio 4, ore 12:30 a lezione conclusa: “Mamme scusate, a che ora inizia la lezione?” E tu, povera rappresentante di classe eletta a martire dal resto delle mamme, ripeti per la milionesima volta che le lezioni iniziano ogni giorno alla stessa ora e che è veramente difficile sbagliarsi, cominciando a credere che qualcuno si stia divertendo a testare la forza delle tue coronarie.
Quando poi se un ID (n.d.r: Instructional Designer) e tutti lo sanno, ti scambiano per un tecnico ingegnere dottore mago informatico laureato all’università di Harvard, perché è un mestiere così talmente sconosciuto che è più semplice pensare che tu sia un tuttofare in ogni campo. E qui inizia la vera tragedia, perché diventi il custode di migliaia di password di account di bambini, di mamme, di router wi-fi (meglio conosciuto nella classe di mio figlio come “UEFFAI”). Diventi l’attacca connessione (“Oggi la rete non va!”) , diventi l’aggiusta PC-tablet-smartphone (“Mi si è spento tutto!”) , diventi il tecnico dell’audio (Mi sentite? Io non vi sento! Accendete il microfono!), diventi il tecnico video (Mi vedete? Io non vi vedo! Non spegnete la telecamera!) . Diventi tutto tranne quello che sei. In tutto questo, le mamme ti ringraziano ma capisci subito che è così perché quest’anno non hai ancora chiesto loro un centesimo per le spese scolastiche, visto che solitamente sei peggio degli strozzini siciliani e tutti hanno paura di incontrarti: la prima cosa che i poveri papà fanno appena ti vedono è aprire il portafogli e dare 5 euro in anticipo per sicurezza. Loro, poverini, sono estranei al gruppo delle mamme e consegnano sempre soldi per non rischiare di sbagliare. Solo Dio sa cosa potrebbe accadere se così non fosse!
Ma alla fine di tutta questa bella storia, ti ritrovi a vivere la medesima situazione da mamma. Pensi che tuo figlio sia stato veramente tanto bravo ad adattarsi alla mascherina, a sopportarti ogni mattina col termometro per misurare la temperatura la quale a 37.1 ti crea un dilemma esistenziale che neanche Amleto, ad accettare la didattica a distanza che adesso tanto apprezza, a continuare a studiare ogni giorno nonostante questo modo altalenante di andare a scuola scandito da ordinanze e DPCM. E, nel bel mezzo di questi bei pensieri, ecco che arriva l’ultima ordinanza che lascia la palla in mano ai genitori e… Beep 1, beep 2, beep 3… Beep 45… Beep 263…Beep 1575…


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Valentina D'Amuri

Laureata in Progettazione e Gestione Formativa nell'era digitale, consegue il Master di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale in concomitanza con il Corso Normale di Stato Maggiore della Marina Militare. Instructional Designer, collabora alla produzione di diversi progetti in ambito civile e militare. "Non chi comincia ma quel che persevera"

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